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Gaetano Pesce: il design è femmina

di di Olivia Rabbi
25 Novembre 2010

L'autorevole designer che vive a New York ci spiega la sua idea di futuro: progettare “al femminile” e saper realizzare pezzi unici, con un lavoro d'équipe che esalti la creatività di ciascuno. E poi gioia, freschezza e allegria, perché la nuova funzione dell’oggetto in tempo di crisi è sollevare il morale. A chi lo usa

Gaetano Pesce, designerGaetano Pesce ha l’aria pacata, forse un po’ burbera. Mentre parla del suo lavoro però lo sguardo si accende e sprizza energia. Come quando dice che il futuro è donna e la capacità di progettare “al femminile” è il nuovo traguardo da raggiungere, lui che ha spezzato l’egemonia della macchina sull’uomo e rivendicato la creatività dell’operaio contro la standardizzazione. Architetto e designer, Pesce nasce a La Spezia nel 1939, affonda le proprie radici nel design radicale degli anni Sessanta e Settanta e dal 1980 vive a New York. Il design oggi per lui deve essere fresco, portatore di allegria, fantasia e colore, ovvero deve saper ispirare feeling positivi in un momento difficile per tutti. Ma soprattutto il suo design è fatto di pezzi unici e irripetibili, come dimostrano anche le sue ultime collezioni di lampade e oggetti in resina poliuretanica firmati per Meritalia.

 

Architetto, lei è sempre stato profetico: la serie diversificata prima e il design malfatto poi, sono stati negli ultimi anni una rivendicazione della creatività nei confronti della massificazione e della globalizzazione. Adesso il futuro come lo vede?

 

Ghost lampAnni fa dicevo che lo standard è finito, è passato. E oggi lo ripeto. Non parliamo di serie limitata ma di un pezzo diverso dall’altro, così come lo è ogni individuo. Il futuro è questo: la non standardizzazione sta cominciando ora e non si esaurirà prima di trenta, quaranta, cinquant’anni. Ci sarà chi continuerà dopo di me. Entrare nell’epoca del pezzo unico segna l’ingresso della creatività nella produzione industriale, capace di creare quel tocco che dà originalità. E’ l’artigianato del futuro. Gli strappi nei blue jeans della moda contemporanea sono un simbolo di questa ricerca di unicità, e il futuro sarà fatto di originali e non di copie.

 

E in Italia cosa sta succedendo?

 

Il nostro resta di gran lunga il Paese del design: non mi vengano a raccontare che siamo in crisi; per il mio mestiere giro spesso il mondo e vedo che quanto si produce di nuovo in altri Paesi qui è già stato fatto. Abbiamo un alto livello di qualità: dovuto al fatto che possiamo contare su grandi industriali creatori che altrove non ci sono. I designer stranieri, giovani e non solo, vengono in Italia per esprimersi, trovare qualcuno che editi i loro progetti. Qui esiste una qualità che è della nostra gente, del nostro Paese, e gli industriali possiedono la curiosità verso il nuovo, l’innovazione, i nuovi materiali. Una bella garanzia. Con l’azienda lombarda Meritalia collaboro da molti anni: ora ho voluto allargarmi al settore delle lampade e degli accessori. Posso dire che  insieme abbiamo svolto un ottimo lavoro, utilizzando tecniche che prima non avevo mai sperimentato e che ho potuto mettere a punto con soddisfazione proprio con i loro collaboratori.

 

In pratica, lei sostiene che l’operaio quando lavora materialmente il pezzo industriale ci mette del suo…

 

Mi spiego meglio: mentre sto lavorando con le persone che collaborano con me, nello stesso posto, io produco certi oggetti e loro ne producono altri, ognuno esprimendo se stesso. Possiamo dire: siamo liberati dalla ripetizione, dalla routine che ci aliena. Ognuno di noi possiede una certa dose di creatività e quindi la cosa importante è poterla esprimere, avere a disposizione le condizioni giuste per farlo.

Candelabro

L’altro pilastro della sua ricerca è il concetto di “female thinking”. Cosa significa progettare con la parte femminile del cervello?

 

Molti anni fa ho sperimentato come metà cervello pensi in un modo e l’altra metà in un altro. Avevo addirittura seguito corsi sul canto, scoprendo che si può cantare utilizzando una parte del cervello o l’altra: sono due modi diversi di fare la stessa cosa. In questo approccio e nel concetto di non standard, secondo me, si trova il futuro che abbiamo davanti. La geometria, della quale si serve l’architettura ancora oggi per esempio, è molto rigida ed esprime il dogmatismo la ripetitività, l’austerità, la durezza del pensiero maschile, mentre il pensare al femminile, è un pensare multidisciplinare, aperto alla diversità, a qualità o valori che oggi rimangono ancora relegati nel privato e invece dovrebbero entrare anche nella sfera pubblica. Secondo me questo modo di pensare può arricchire tutta la nostra vita e migliorarla. Se guardiamo alla politica, ci sono politici donne che svolgono molto bene la propria funzione e in un certo senso sono migliori dei colleghi maschi. L’elasticità della mentalità femminile ci garantisce che il futuro potrebbe essere molto più ricco di quello che è.

 

OggettiOggi il design è ancora una bandiera di istanze sociali rivoluzionarie?

 

C’è molto, non so se di rivoluzionario, ma di rivoluzionista sì: aprire al mondo femminile la sfera pubblica. Pensiamo a quante donne sono oppresse nel mondo, se noi Paesi più avanzati ci abituiamo ad aprire queste porte del privato al pensiero femminile porteremo vantaggi a tutti. E questa è già una cosa estremamente importante. Sono rimasto molto colpito quando a Roma ho visto il nuovo museo progettato da Zaha Hadid: quel progetto dimostra che le donne sono di grandissima qualità, e che Roma ha scelto di essere innovativa. Una città piena di burocrazia e rivolta al passato ha prodotto qualcosa che è il contrario di tutto questo e fa sperare che possa godere in futuro anche dell’apporto della creatività, della modernità, del contemporaneo. Tornando al design, oggi l’oggetto non deve più essere solo funzionale ma saper instaurare con chi lo usa un feeling di ordine psicologico: colore, gaiezza, sensualità e allegria aiutano se possibile a vivere meglio, e questa è una funzionalità nuova. Nelle scuole non si deve più discutere di uso corretto e funzionalità ma di come produrre una lampada che dia a chi vive solo la sensazione di non esserlo.

 

Ha un messaggio per i designer di domani?

 

Sì: siate curiosi.

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