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Sara Roversi: “l’innovazione alimentare è la chiave della rivoluzione sostenibile”

L'imprenditrice bolognese nel ramo del food e del digital racconta il lavoro del suo Future food institute e tutti i progetti messi in atto per una svolta etica, ecologica e sostenibile che attraverso il cibo coinvolge l'intero Pianeta.

Maria Enza Giannetto
28 Agosto 2020

Il suo sogno più grande è che, tra qualche anno, non ci sia più bisogno di quello che fa insieme a tutta la squadra del Future Food Institute. Per Sara Roversi – imprenditrice del settore food, digital, innovation e creative learning – è proprio il pensiero di lasciare ai bambini un mondo migliore la spinta a fare sempre di più e sempre meglio nell’ambito della sostenibilità della filiera agroalimentare. Un ambito in cui l’imprenditrice bolognese ha cominciato a lavorare quasi vent’anni fa e in cui, insieme al marito Andrea Magelli e a un team motivato e diversificato, porta avanti strategie e progetti internazionali per l’innovazione alimentare.

Cos’è Future Food Institute?

È un ecosistema nato a Bologna che fa dell’innovazione alimentare uno strumento chiave per affrontare le grandi sfide del futuro, parlando al mondo, ma valorizzando il territorio proprio a partire dall’Italia. Il Future Food Institute sostiene comunità e organizzazioni che facilitano la transizione verso lo sviluppo sostenibile, sviluppando programmi congiunti con agenzie delle Nazioni Unite, governi, ONG, think tank globali e industrie alimentari.

Come è nata l’idea del Future Food Institute?

Sara Roversi di Future Food Institute

Sara Roversi di Future Food Institute

L’idea è partita in modo molto semplice: lavorando da sempre nel food, ho cominciato a capire che avevo grandi responsabilità nei confronti della salute e dell’ambiente, un po’ come tutti quelli che ci lavorano a vari livelli. Dall’agricoltore al produttore, passando per chi si occupa di packaging e persino di somministrazione, quello del food è forse l’unico settore dove esiste una grande connessione tra la scelta di chi lavora e l’impatto sul Pianeta. Basta pensare che un terzo di tutte le gas emission del Pianeta viene proprio dalla produzione di cibo. Di fronte a certi dati, ci si rende conto di quanto si potrebbe fare se, dal campo alla tavola, tutti pensassimo a cambiare il modo in cui percepiamo il cibo. E poi, il cibo è anche un importante strumento sociale, di aggregazione e purtroppo anche di conflitti. Il cibo ci nutre ma è anche estremamente identitario e parla delle nostre tradizioni. È proprio il caso di dire che il cibo muove il Pianeta ed è innegabile che dal cibo e dalla filiera agroalimentare, passa la possibile rivoluzione per l’innovazione e la sostenibilità.

In che modo si esplica il vostro impegno?

Operiamo su tre pilastri. Innanzitutto c’è tutto quello che facciamo con i ragazzi e nell’ambito dell’education; c’è anche la creazione e il lavoro svolto sulle community, ovvero spazi di comunità in cui noi parliamo con la comunità che non è solo rappresentata dalle hub ma da chiunque sul territorio: i nostri living lab sono spazi in cui facciamo dialogare e favoriamo la connessione tra stakeholder, giovani, comunità, aziende, istituzioni. E poi c’è il terzo pilastro che è quello dell’innovazione, ricerca e sviluppo. Abbiamo una grande squadra su tutto il territorio mondiale, tra America, Europa e Asia e tante grandi aziende del settore food vengono da noi con l’obiettivo di cambiare e di diventare sostenibili. Noi mettiamo in atto solo progetti che hanno a che fare con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile di Agenda 2030. Il gruppo si occupa della risoluzione di problemi di vari tipo, da quelli sociale che possiamo trovare nella piantagioni di cacao in America a quello della valorizzazione degli scarti, fino alla nutrizione.

Perché una rivoluzione avvenga è necessario coinvolgere anche i paesi in via di sviluppo. Come si fa?

Bisogna ragionare come sistema Terra. Secondo me si può riuscire a farlo ma solo mettendo in atto progetti internazionali che coinvolgano tutti, con il giusto prezzo, il riequilibrio dell’accesso al cibo che è assolutamente sfalsato. Non è possibile che al mondo ci siano così tanti esseri umani che muoiono di fame e dall’altra parte si debba combattere contro l’obesità e lo spreco alimentare. C’è un’over produzione di cibo che non viene consumato e pagato male, mentre si dovrebbe puntare sul cibo di qualità, che non è quello di lusso, ma quello biologico, coltivato nel modo giusto e pagato con equo prezzo. Insomma un modo, anzi molti modi, per agire ci sono. Tutto quello che facciamo nel settore food può essere fatto con varie opzioni. Se tutti cominciano a produrre eticamente e rispettando l’ambiente, impacchettare senza plastica, gestire gli scarti consapevolmente, le cose cambiano. Ogni intervento sul ciclo produttivo può e deve essere ispirato ai valori di salute e ambiente. Noi possiamo cambiare le cose.

Come possono intervenire i consumatori?

Ci sono tante piccoli passi che possiamo fare tutti, nel nostro piccolo. Ad esempio, possiamo smettere di sprecare cibo (ci sono anche tante app e piattaforme che possono aiutarci). Possiamo e dobbiamo anche pretendere che il cibo venga prodotto eticamente, dando più potere ai produttori, ai contadini e che le coltivazioni proteggano la biodiversità, riducendo al massimo le agricolture intensive. Bisogna informarsi e informare sui tanti progetti innovativi e le ricerche che permettono di produrre cibo in modo mirato, senza terra, senza pesticidi o altri elementi inquinanti.

Quali sono le collaborazioni importanti del Future Food Programma?

In questi ultimi anni abbiamo unito il nostro lavoro con quello del Climate Reality Project di Al Gore, creando il progetto: Future Food for Climate Change. Il progetto, coordinato da Claudia Laricchia – head of institutional relations and global strategic partnerships del Future Food Institute e Climate Leader per l’Italia -, conta sul supporto del Climate Reality Project di Canada, India ed Europa. In particolare, abbiamo istituito i Digital boot camps internazionali, esperienze intensive di apprendimento attraverso conoscenza ed esperienza sul campo, sui temi di rigenerazione del Pianeta mediante il cibo e in grado di formare una comunità di “Food e Climate Shapers“, figura chiave per la catena alimentare circolare e sostenibile. Nei camp affrontiamo tematiche come “Climate Smart Cities”, “Climate Smart Farms” e “Climate Smart Oceans” e “Climate Smart Kitchen”.

Future Food Institute

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