Wise Society : «Vi spiego il futuro (obbligato) delle aziende che vogliono sopravvivere al cambiamento in atto»
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«Vi spiego il futuro (obbligato) delle aziende che vogliono sopravvivere al cambiamento in atto»

Verso quali scenari stiamo andando anche alla luce della maggiore consapevolezza dei consumatori? Ne abbiamo parlato con Fabio Pompei, ceo in Italia di Deloitte, colosso della consulenza globale che ha lanciato un interessante progetto sull'ambiente

Vincenzo Petraglia
5 Ottobre 2021

Quale futuro ci attende e quali le sfide ormai non più procrastinabili? Verso quali scenari si stanno muovendo le aziende, piccole o grandi che siano, anche alla luce di una sempre maggiore consapevolezza sui temi ambientali da parte dei consumatori?

Ne abbiamo parlato con Fabio Pompei, amministratore delegato della sede italiana di Deloitte, colosso della consulenza a livello mondiale, che ha messo a punto un interessante progetto globale teso a formare tutte le 345 mila persone che vi lavorano sul cambiamento climatico. Una realtà che rappresenta certamente un punta di vista privilegiato per capire verso cosa il mondo, quello aziendale soprattutto, ma non solo, si sta muovendo.

Fabio Pompei, ceo Deloitte Italia

Fabio Pompei, amministratore delegato di Deloitte Italia.

Deloitte sarà il primo network globale a formare tutte le sue persone sul cambiamento climatico, rendendo obbligatoria una formazione specifica in questo ambito. Da cosa partirete e come contate di raggiungere questo obiettivo?

Il programma di e-learning sul cambiamento climatico è stato lanciato a livello globale ad agosto 2021 e dovrà essere completato da tutte le oltre 345 mila persone di Deloitte nei prossimi mesi. Si tratta di un vero e proprio corso di alfabetizzazione climatica con il quale vogliamo coinvolgere e ispirare tutte le nostre persone e – attraverso di loro – tutti i nostri clienti e stakeholder. Ma non solo: nel 2020 Deloitte aveva lanciato WorldClimate, la strategia globale per arrivare all’obiettivo delle zero emissioni entro il 2030. Per centrare un’ambizione del genere abbiamo bisogno del coinvolgimento e della partecipazione attiva di tutte le nostre persone, anche per questo è stato ideato il corso di formazione.

Su quali pilastri si baserà, come sarà strutturato?

Il corso è stato creato in collaborazione con il Wwf (World Wildlife Fund), un’organizzazione internazionale nota a tutti per il suo impegno nella protezione del pianeta. Attraverso l’esperienza e la conoscenza approfondita dei temi ambientali del Wwf abbiamo creato dei moduli di apprendimento on-line interattivi a cui le nostre persone possono accedere tramite una piattaforma digitale. Una caratteristica del corso è la sua interattività: invece di affrontare il tema con lezioni frontali, abbiamo deciso di elaborare dati e storie in maniera interattiva e dinamica, per coinvolgere quanto più possibile i destinatari del corso.

Dal vostro osservatorio particolare, secondo lei il mondo del business ha compreso fino in fondo la gravità della situazione ambiente e cambiamento climatico?

La sensibilità verso il tema ambiente e cambiamento climatico è molto cambiata negli ultimi anni. Un’accelerazione in questo senso è stata apportata anche dalla pandemia: un’esperienza totalizzante che ha coinvolto tutti e che ha fatto percepire chiaramente l’interdipendenza tra il nostro stato di salute e quello del pianeta. Da questa esperienza, ad esempio, è arrivato lo stimolo per il Green Deal europeo, dal quale deriveranno normative sempre più stringenti, rispetto alle quali le imprese dovranno adattarsi. Ma molte delle nostre imprese avevano già anticipato l’onda verde in arrivo e faranno sempre di più per essere al passo con la nuova sensibilità di consumatori e investitori.

Perché le aziende, piccole o grandi che siano, hanno l’obbligo, oltre che la convenienza, a investire per ridurre il proprio impatto sul pianeta?

Nei prossimi anni tutte le aziende dovranno fare i conti con le conseguenze del cambiamento climatico. Ce lo hanno spiegato a chiare lettere gli scienziati dell’Ipcc ad agosto, quando hanno diffuso lo studio scientifico sul clima e il cambiamento climatico più esteso mai realizzato. Sulla base degli scenari previsti dalla scienza, gli effetti del cambiamento climatico possono variare da una gravità lieve ad una estrema. Ma, in ogni caso, i danni per le imprese e per i cittadini potrebbero essere elevatissimi. Si prenda il caso della grande alluvione di questa estate in Germania. Un rischio che in Italia è anche più elevato, per le caratteristiche geo-morfologiche del nostro territorio e lo stato delle nostre infrastrutture, e rispetto al quale tutti sono portatori di interesse. Per questo anche alle imprese conviene prepararsi e aggiornare le proprie strategie di business alla luce dei rischi e delle opportunità legate al cambiamento climatico.

Cosa ci ha insegnato – se ce lo ha insegnato – la pandemia?

Sicuramente la pandemia ha creato una maggiore consapevolezza sull’importanza della protezione del pianeta, perché la nostra sopravvivenza come specie è legata a quella della Terra. Tuttavia, questa sensibilità varia in maniera piuttosto significativa in base all’età: secondo la nostra “Millennial e GenZ Survey 2021”, infatti, sono soprattutto i giovani e giovanissimi ad essere preoccupati per l’ambiente. Per la GenZ italiana, in particolare, la preoccupazione per lo stato di salute del pianeta è la prima tra tutte le preoccupazioni che riguardano grandi temi socio-economici.

Come si trasforma la crisi determinata dal Covid in un’opportunità per innovare i paradigmi aziendali? E quali in particolare hanno più bisogno di essere innovati?

È il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a mostrarci che non si punta a intervenire sulle singole imprese o su specifici settori economici, bensì a creare i presupposti necessari per il rilancio collettivo del nostro Paese. Non a caso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato delle risorse europee non solo come base per ripartire, ma come “trampolino di lancio per un salto in avanti, verso la rinascita della nostra comunità attraverso uno sforzo corale delle istituzioni e delle forze economiche e sociali”.

I punti nevralgici sono tanti: dall’innovazione e digitalizzazione al rafforzamento delle infrastrutture, dall’istruzione e dalla ricerca alla salute, senza tralasciare tematiche sempre più rilevanti quali l’inclusione sociale e la transizione ecologica. Tutti aspetti attentamente trattati nelle sei missioni che si pone il Pnrr congiuntamente alle riforme della pubblica amministrazione e della giustizia. Dietro alle imprese ci sono le persone, la spinta per la ripartenza arriva dalla collettività dopo aver dimostrato per lunghi mesi resilienza e abilità nel fronteggiare i periodi più complessi.

ciminiere cambiamento climatico

Foto: Ella Ivanescu / Unsplash

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Di cosa hanno più che mai bisogno oggi le Pmi italiane? Come il Pnrr può aiutarle e a quali condizioni?

In prospettiva tutte le piccole e medie imprese devono far leva su un piano strategico che sia allo stesso tempo impostato sulle nuove esigenze del mercato e orientato verso le direttrici di sviluppo delineate dal Next Generation Eu. Nell’ottica di facilitare la crescita e favorire il rilancio dell’economia, per le imprese risulta cruciale beneficiare dei provvedimenti emanati dagli Stati a sostegno dell’economia. Guardando al contesto europeo, il Next Generation Eu proietta l’Europa e l’Italia verso un futuro più digitale, sostenibile e inclusivo, che rappresenta il riferimento prioritario nel breve termine soprattutto per le aziende italiane.

Mi spiega il concetto di Innovability secondo Deloitte?

Si tratta di un nuovo paradigma di sostenibilità capace di focalizzare l’innovazione e di metterla al servizio dell’uomo e del suo benessere e, allo stesso tempo, in grado di utilizzare l’innovazione come strumento chiave per concretizzarsi. Imprese e istituzioni, insieme, verso una rivoluzione etica ed innovativa a beneficio dell’economia e della società tutta. Affinché questo nuovo paradigma trovi la sua più piena espressione, sarà necessario sostenere la transizione con strumenti nuovi, trasversali e rispettosi dei principi di sostenibilità. Bisogna parlare di centralità della sostenibilità, con l’innovazione che diventa lo strumento abilitante di una transizione etica e sostenibile a beneficio di tutta la comunità.

A che punto siete con la piattaforma che state creando insieme con Confindustria in cui tutte le aziende potranno inserire le proprie iniziative virtuose in ambito sostenibilità?

“The Goal 13 Impact Platform” è una piattaforma elaborata per creare un archivio di libero accesso per le aziende in cui vengono raccolte le best practice ambientali del mondo corporate, sia per quanto riguarda la riduzione delle emissioni sia per quanto riguarda le strategie di adattamento al cambiamento climatico. Il nome della piattaforma prende il nome dall’obiettivo 13 dell’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable development Goals): l’obiettivo che vuole spingere istituzioni e imprese ad “adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze”.

Si tratta di uno strumento ideato per accelerare il processo di transizione ecologica delle imprese, facilitando l’apprendimento e la collaborazione tra le aziende e guidandone l’azione per affrontare le sfide condivise. Sono già oltre 3.500 le aziende che sono state contattate e coinvolte nell’iniziativa. Si tratta di un importante strumento che può essere utilizzato per riunire la comunità imprenditoriale in vista della COP26, la grande conferenza sul clima che si terrà a Glasgow dall’1 al 12 novembre 2021, e preceduta proprio nei giorni scorsi dalla pre-conferenza di Milano.

Mi parla di Officine Innovazione?

Si tratta della società di Deloitte nata per fornire alle imprese nuovi servizi per lo sviluppo e il consolidamento delle iniziative di innovazione, che rimane il più grande driver di crescita e sviluppo del nostro tempo. A fine 2020 per esempio abbiamo lanciato Health&BioTech Accelerator, un programma dedicato al futuro della salute e del biotech in cui le startup finaliste potranno sviluppare progetti innovativi con i partner al fine di lanciare nuove soluzioni sul mercato. Il progetto si basa su un’integrazione tra le soluzioni innovative di startup e scaleup con le competenze e gli asset forniti dai partner.

Perché il nostro Paese ha fra i tassi di mortalità delle nuove imprese fra i più alti d’Europa, pur in presenza, spesso, di ottime idee imprenditoriali?

Mi ricollego nuovamente al piano di rilancio Next Generation Eu, che rappresenta lo stimolo ideale per le imprese italiane, soprattutto per quelle maggiormente in difficoltà, ed è un mezzo fondamentale per sostenere lo sviluppo post-pandemia. Potenziare il nostro tessuto imprenditoriale significa tutelare le eccellenze del nostro Paese, incluso il Made in Italy, dove spesso la frammentazione e le ridotte dimensioni dei player hanno portato nel lungo periodo a problemi di competitività e tensione patrimoniale, soprattutto in quei settori dove sono più rilevanti le economie di scala e la capacità di investimento.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Quali gli scenari e quali i pilastri su cui dovrà poggiare il “nuovo mondo”?

Come ricordato dal premier Mario Draghi, “l’Italia deve indirizzare gli sforzi verso capacità progettuale e concretezza per consegnare alle prossime generazioni un Paese più moderno”. Dare un seguito ai piani di riforma presentati alla Commissione Europea, attraverso il piano di rilancio Next Generation Eu, vuol dire anche liberarsi dalla morsa della burocrazia, dalle procedure complesse che più volte hanno pregiudicato la capacità di crescita nel lungo periodo. Già in passato l’incapacità di superare questi ostacoli ha sortito effetti negativi e adesso siamo nella condizione estrema di non poterci permettere un errore simile. Da questo cambio di passo dipende il futuro dei nostri giovani, il rilancio del Mezzogiorno, il recupero della produttività delle nostre imprese e gli investimenti necessari per la piena transizione ecologica da più parti auspicata.

Una società saggia, “wise” appunto, di cosa avrebbe bisogno secondo lei che ancora oggi non ha?

La vera sfida della nostra epoca è rappresentata dal climate change. Le istituzioni e le imprese italiane devono cominciare a includere nelle proprie strategie di lungo periodo i rischi legati al cambiamento climatico e aumentare gli sforzi per centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti. Questo impegno non è richiesto solo alle grandi aziende e anche per il nostro tessuto economico, fatto soprattutto di piccole e medie imprese, è scattata l’ora della sostenibilità.

Da un lato sarà loro richiesto di migliorare la sostenibilità di processi e prodotti: a esigerlo saranno le normative sempre più stringenti, ma anche la nuova sensibilità dei consumatori – come emerge dalla nostra Millennial&GenZ survey, secondo cui per i giovanissimi della Gen Z (1995-2003) quella per il cambiamento climatico e la protezione del pianeta è al primo posto tra tutte le preoccupazioni sui grandi temi. Dall’altro, anche queste aziende dovranno imparare a integrare, nei propri modelli di business, piani di valutazione dei rischi legati al climate change.

Vincenzo Petraglia

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Fabio Pompei

Fabio Pompei

Amministratore delegato Deloitte Italia
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