La dottoressa Annamaria Acquaviva ci racconta del suo approccio alla nutrizione: un nuovo metodo olistico che punta non solo a nutrire, ma anche a rigenerare rallentando i processi d'invecchiamento
Un modo differente di mangiare per ritrovare le “risorse” del nostro corpo, vivere più a lungo e in salute, esprimere il meglio della nostra essenza fisica e psicologica a qualunque età, sentirsi in forma e in armonia. È l’obiettivo della cucina potenziativa, messa a punto dalla dottoressa Annamaria Acquaviva, creatrice del metodo Health Revolution e direttrice scientifica di Palazzo di Varignana, resort sui colli bolognesi dove guida attività e retreat dedicati al benessere e alla longevità.
L’idea è che attraverso il cibo, quello che davvero fa bene al nostro organismo, e i suoi nutrienti, si possono attivare processi positivi di epigenetica. Si parte da quello che è scritto nel nostro DNA e si trasforma in meglio, costruendo i presupposti del benessere, immediato (perché ci si sente subito più in forma!) e a lungo termine.
Un circolo virtuoso che passa attraverso la salute del microbiota, il buon funzionamento dei mitocondri, le centraline dell’energia del corpo, e la stimolazione di quei neurotrasmettori, delle endorfine e della serotonina, che ci fanno sentire bene e felici.
Un semplice cambio di dieta? Non proprio, perché per migliorarci e “potenziare” il nostro organismo non solo bisogna scegliere “superfood” protettivi ma saperli abbinare, imparare come gustare un piatto, con tutti i sensi, saper meditare, rallentare. Insomma mangiare con più consapevolezza (e con piacere). Proprio quello che spesso non facciamo, ripiegando per fretta o abitudine su cibi che ci fanno male e che ci rendono dipendenti da sapori artificiali, dal troppo zucchero, dal troppo sale. Abbiamo parlato di questa “longevity diet” e di come metterla in pratica con la dottoressa Annamaria Acquaviva. Ecco cosa ci ha detto.

Dottoressa Annamaria Acquaviva
Perché “cucina potenziativa” ? Nutrirsi può veramente diventare uno strumento di longevità?
Ho scelto il termine cucina potenziativa perché racchiude l’idea di un’alimentazione che non si limita a nutrire, ma che attiva processi di rigenerazione, rallenta l’invecchiamento cellulare e supporta le risorse più profonde del nostro organismo. Quelle risorse del corpo che gli stili di vita sbagliati, alimentazione per prima, non valorizzano, ma che sono lì e si possono riattivare attraverso una cura di noi stessi più attenta.
Il cibo nella cucina potenziativa diventa uno strumento di epigenetica quotidiana: ogni scelta alimentare può dialogare con i nostri geni, accendendo o spegnendo interruttori molecolari che influenzano la nostra salute futura. Questo significa che nutrirsi consapevolmente può davvero diventare un atto di longevità, un modo assolutamente naturale ma molto efficace per costruirsi un futuro in salute.
Superfood, epigenetica e metodi di cottura sani… Come si integrano nei piatti della cucina potenziativa?
«In ogni piatto potenziativo convivono tre dimensioni: ingredienti funzionali, attivi sul nostro corpo, sinergie nutraceutiche e metodi di preparazione rispettosi del valore biologico degli alimenti, che non impoveriscano i nutrienti che contengono.
Per realizzare questo ho cercato di unire la competenza di farmacista con quella di dietista-nutrizionista: i nutraceutici sono ingredienti chiave, ma solo se ben contestualizzati e in combinazione “strategica”: una curcuma priva del suo pepe attivatore o un olio extravergine di oliva scaldato eccessivamente perdono buona parte della loro efficacia. Per questo, nella cucina potenziativa, la scienza incontra l’arte culinaria in un equilibrio rigoroso e armonioso: la cottura giusta esalta il valore del cibo e nello stesso tempo le qualità nutrizionali degli alimenti non solo nutrono e appagano il gusto, ma contribuiscono davvero al nostro benessere.
La cucina potenziativa punta a dialogare con il nostro DNA…Come può accadere?
In realtà non siamo “prigionieri” dei nostri geni. Si può agire dall’esterno, attraverso l’alimentazione, le tecniche di rilassamento e altri accorgimenti di benessere, per migliorare le nostre “basi”, che sono scritte nel DNA, e per riuscire a esprimere al meglio le nostre potenzialità. La nutrizione potenziativa interviene sull’espressione genica, stimola il metabolismo mitocondriale, quindi i meccanismi dell’energia, supporta i neurotrasmettitori del benessere e riequilibra l’asse intestino-cervello, importantissima per la linea, le difese immunitarie e il buonumore. È un approccio integrato.
Nella cucina potenziativa conta anche il rispetto dei ritmi circadiani e la “mindfulness del pasto”. Tutto questo accompagna le persone verso un nuovo rapporto con il proprio corpo, aiutandole a riscoprire forza, lucidità e una serenità autentica».
C’è qualche superfood inconsueto e qualcuno che arriva dalla tradizione e che magari abbiamo dimenticato? E come agiscono?
Nella cucina potenziativa, la forza non sta nel singolo ingrediente, ma nella sinergia tra gli alimenti. Una delle combinazioni strategiche più efficaci è la triade curcuma, pepe nero e olio extravergine d’oliva: un mix ad azione antinfiammatoria che potenzia l’assorbimento della curcumina e ne amplifica i benefici.
Altre sinergie interessanti sono quella tra spirulina e agrumi, oppure tra alimenti che contengono ferro o collagene abbinati alla vitamina C, che ne migliora la biodisponibilità e l’efficacia.
Tra i nutraceutici, la maca andina è una radice preziosa: sostiene la vitalità ed è considerata un afrodisiaco naturale, mentre la lavanda viene utilizzata soprattutto per le sue proprietà rilassanti.
La tradizione con i suoi ingredienti antichi, come può essere appunto l’olio extravergine di oliva, ci ha lasciato un’eredità preziosa: la sfida oggi è reinterpretarla attraverso le conoscenze scientifiche, unendo sapore e innovazione.
E i cibi che invece ci danneggiano e ci fanno invecchiare prima?
Gli alimenti nemici della longevità sono quelli che alterano il nostro equilibrio metabolico e che creano infiammazione cronica “low grade”: gli zuccheri semplici in eccesso, le farine raffinate, i grassi trans, le cotture ad alta temperatura, ma anche gli alimenti ultraprocessati, ricchi di additivi.
Sono cibi che disturbano il microbiota, alterano la sensibilità insulinica, provocando picchi di zuccheri nel sangue e promuovono un invecchiamento silenzioso, ma progressivo. Il segreto non è la rinuncia, ma la consapevolezza, perché il cibo può diventare un mezzo di benessere se viene scelto, abbinato e cucinato nel modo giusto.
Questo senza sacrificare nulla in fatto di sapori, anzi riscoprendo un gusto più raffinato e vero, non quello artificiale cui ci ha abituati l’eccesso di cibi molto manipolati e ricchi di zucchero, sale, grassi.
La cucina potenziativa è adatta a persone di età diversa? E quali effetti benefici si notano subito?
Ogni età ha un suo metabolismo, ma il potenziale del corpo può essere attivato in ogni fase della vita. In età fertile migliora la regolazione ormonale e l’energia; in menopausa la cucina potenziativa sostiene l’umore e contrasta la sarcopenia, l’impoverimento dei muscoli; nella terza età favorisce lucidità e tono muscolare. I benefici spesso si vedono subito: il gonfiore addominale si attenua, ci si sente più leggeri, migliora la qualità del sonno, si avverte più energia mentale, più lucidità. Ma il cambiamento più importante è interiore: si riacquista fiducia nel corpo, che torna a essere un alleato, non un ostacolo.
È importante anche ritrovare il piacere di un cibo da gustare con tutti i sensi, fare dei pasti un momento di pace e tranquillità. In un retreat è più facile ma possiamo ricreare questa atmosfera nella nostra quotidianità?
Sì, si può dedicando ogni giorno ai pasti uno spazio in cui attiviamo tutti i sensi e li ascoltiamo. Per farlo bisogna rallentare, respirare. Guardare il piatto come un’opera di benessere. Al Ginkgo Longevity Restaurant a Palazzo Varignana, dove mettiamo in pratica la cucina potenziativa, accompagniamo ogni esperienza con la consapevolezza sensoriale: colori, profumi, texture, combinazioni armoniche di suoni.
A casa, possiamo iniziare spegnendo distrazioni come smartphone, computer e tv, masticando con attenzione, scegliendo un alimento che amiamo e dedicandogli tempo. Il pasto diventa un rituale, una piccola pausa rigenerante che ci riconnette al corpo e alla vita.
Un esempio di piatto della cucina potenziativa che riassuma il piacere di cambiare in meglio e di costruire un futuro di benessere?
Ne propongo due, entrambi nati per offrire un’esperienza sensoriale completa e al tempo stesso profondamente funzionale.
Gemme di Vitalità – Tartufini di prugne al fondente con nocciole, polvere di lampone, succo di melograno e un boost di maca. La maca, energizzante e blandamente afrodisiaca, sostiene la vitalità e contrasta lo stress. Le prugne, a basso indice glicemico, supportano la salute delle ossa grazie a vitamina K e manganese. La polvere di lampone e il succo di melograno arricchiscono il dolce con potenti antiossidanti naturali.
Sogni di Lavanda – Macaron alla lavanda con riduzione di mirtilli. Un dessert che rilassa corpo e mente grazie ai “principi attivi” presenti negli ingredienti: la lavanda contrasta ansia e tensioni, la farina di mandorle rafforza le ossa, mentre i mirtilli proteggono il cuore e cellule grazie all’effetto anti-age dei loro flavonoidi.
Due piatti delicati ma ricchi di nutrienti preziosi, che racchiudono il piacere del cambiamento.
Lucia Fino
