Wise Society : Brunello Cucinelli: meglio leggere una poesia che timbrare il cartellino
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Brunello Cucinelli: meglio leggere una poesia che timbrare il cartellino

di Vincenzo Petraglia
24 Marzo 2011

Un’azienda umanistica fondata sulla dignità della persona e l'etica del lavoro. L'imprenditore-filosofo umbro del cashmere l'ha creata in un borgo trecentesco in collina. Dove i dipendenti passeggiano nel "giradino filosofico". E a pranzo si ritrovano in mensa a gustare i piatti fatti dalle massaie del borgo. Un sogno? No. Un'impresa che che nel 2011 prevede una crescita a doppia cifra

Brunello CucinelliNato nel 1953 a Castel Rigone, (Perugia) Brunello Cucinelli (vedi biografia) è il classico “imprenditore illuminato”, non a caso insignito negli anni con prestigiosi riconoscimenti proprio per l’approccio innovativo del suo fare impresa. Da sempre attratto dal sogno di un lavoro più sensibile ai valori umani, interrompe nel ’74 gli studi universitari di ingegneria per dedicarsi all’attività che lo avrebbe trasformato in pochi anni nel re italiano del cachemire mondiale. Nel ’78 fonda la Brunello Cucinelli con sede ad Ellera di Corciano, nel perugino, ma acquista poi nel 1985 il Castello trecentesco di Solomeo, un piccolo borgo nei dintorni, che trasforma, dopo accurati lavori di restauro, nella nuova sede di uffici e laboratori aziendali. Oggi la Brunello Cucinelli SpA, oltre al core business rappresentato dal prezioso filato, produce collezioni complete di abbigliamento e accessori ed è uno dei marchi più affermati nel settore del lusso e della moda sport-chic. Dà lavoro a 570 dipendenti interni e a circa mille collaboratori esterni, rigorosamente italiani, e produce un fatturato di oltre 200 milioni di euro (nel 2010 + 27 percento rispetto al 2009), di cui ben il 65 percento arriva dalle vendite all’estero, soprattutto Stati Uniti, Europa, Giappone, Russia e Estremo Oriente. Ma la Cucinelli è soprattutto un’azienda modello per la mission e i valori di base, messi in pratica nella quotidianità della vita aziendale.

Qualcuno la definisce addirittura un imprenditore sovversivo…

Non direi sovversivo, piuttosto la penso diversamente da alcuni miei colleghi. Ho sempre coltivato un sogno, quello di un lavoro utile per un obiettivo importante. Sentivo che il profitto da solo non bastava e che doveva essere ricercato un fine più alto, collettivo. Ho capito che al fianco del bene economico dovevo mettere il valore dell’uomo e che il primo è nullo se privo del secondo.

Factory

Lei è stato il primo a colorare il cashmere cambiando le regole dell’eleganza. Come le venne l’idea?

Osservando negli anni ‘70 un mio giovane connazionale, imprenditore anche lui, Luciano Benetton, che con i suoi variopinti pullover aveva avuto un successo senza precedenti. Pensai che quel che Benetton aveva fatto con la pura lana vergine poteva esser fatto anche con il cashmere. Così andai a trovare un vecchio conoscente del mio paese, produttore di maglieria, chiedendogli di vendermi alcuni chili di quel pregiato filato e con un paio di esperte maglieriste iniziammo a realizzare i primi pullover da donna, dalle forme leggermente diverse: capi nuovi, un po’ più lunghi e sciancrati, ma soprattutto colorati. Era la prima collezione: cinque pullover giusti giusti. L’inizio della nostra storia.

Factory

Qual è il segreto del successo della Brunello Cucinelli?

L’aver rimesso l’uomo al centro. Non è un caso che il nuovo orientamento dell’economia stia puntando proprio sulla valorizzazione dell’uomo come mezzo per migliorare l’impresa e darle un senso non limitato al mero profitto. In questo senso abbiamo avuto l’intuizione e il coraggio di precorrere i tempi. In quella  che noi definiamo “impresa umanistica” si lavora seguendo un identico obiettivo e si condivide un insieme di valori, non materiali, nei quali ci si riconosce come parte dell’intera azienda. L’impresa risponde ad una sua etica: tanto al suo interno, nei rapporti interpersonali, quanto all’esterno e mette sempre i valori umani al primo posto. Così ci si sente responsabili del proprio lavoro senza bisogno di fiscalismi e senza penalizzare la propria individualità. Si valorizza la libertà e si crea un gruppo unito dove ognuno ha un ruolo da svolgere per il bene di tutti.

 

Uno dei suoi motti preferiti, è  il bello ci salverà“. Ci spieghi meglio…

È molto semplice. Penso che non dobbiamo considerarci padroni di ciò che abbiamo ma soltanto custodi per cui dobbiamo avere cura di ciò che ci circonda e restituirlo al futuro. Bello è un concetto sovrastrutturale che al di là della sfera figurativa si riflette in quello globale dell’estetica. Può esser bella un’architettura, un dipinto, una melodia, un capo di vestiario, nello stesso modo in cui può esserlo un’anima.

 

È per questo che ha deciso mettere la sua azienda in un castello del Trecento e di far lavorare la sua squadra fra volte e muri affrescati?

Sono convinto che l’ambiente sereno e la bellezza dei luoghi esaltino la creatività umana. Qui regna un’armonia profonda, perché chi lavora con noi, indipendentemente dal ruolo, partecipa alla vita dell’azienda. Ciascuno sa che la propria opera è un tassello indispensabile alla crescita comune e che la nostra qualità integrale è il frutto della qualità interiore di ognuno.

Per questo ha fatto di recente costruire, anche il “Foro delle Arti”?

Sì, è un innovativo complesso architettonico, alle porte di Solomeo, che comprende un teatro, un anfiteatro, il cosiddetto “Giardino Filosofico”, con terrazze digradanti verso il paesaggio collinare umbro, perfetto per la meditazione, e l’”Accademia Neoumanistica”, una sorta di casa-laboratorio pensata sul modello delle confraternite delle arti e dei mestieri del Medioevo, dove si apprendono le tecniche del “fatto a mano” e si possono seguire corsi di inglese, architettura, filosofia e “Alta Cultura umanistica”.

Brunello Cucinelli nel teatro di Solomeo

Lei ci tiene molto ai suoi dipendenti. La sua azienda è un po’ come una grande famiglia allargata…

Sì, è un po’ così. Da noi la creatività di ogni addetto ai laboratori è il bene prezioso di tutti e non lascia spazio ai cartellini da timbrare o ai certificati. Nella nostra mensa si mangiano le pietanze preparate la mattinata stessa dalle massaie del borgo, a base di prodotti locali e secondo la tradizione umbra, proprio come se si fosse a pranzo in famiglia.

Factory

È vero che non vuole che ci si trattenga in azienda oltre le sei di sera?

Sì, è vero e neanche io lo faccio. Chi lavora soltanto, lavora male, perchè l’essere umano ha bisogno di riposo e di tante altre cose nella vita. Se qualcuno viene in azienda dopo le sei di sera di sicuro non ci trova…a lavorare.

 

Lavorare meno può anche significare lavorare meglio, quindi?

Non è una questione di tempo, ma di come impiegare il proprio tempo quando si è al lavoro e fuori. È la qualità del lavoro a fare la differenza. Questa non è una fabbrica come l’immaginario collettivo può pensare, è una casa-laboratorio come poteva essere la bottega del Verrocchio dove il giovane Leonardo viveva ed imparava a disegnare. Il fattore determinante che ha contribuito a renderci speciali è proprio questo: l’uomo è il bene supremo dell’impresa e il profitto non è visto come un fine ma come mezzo per rendere l’azienda più forte e consentire alle persone che ci lavorano di vivere pienamente secondo natura e di seguire “virtute e conoscenza”.

 

Per battere la crisi, che cosa un’azienda non dovrebbe mai aver paura di fare?

Sicuramente non aver paura di investire. Dal nostro punto di vista il peggio è passato e per il 2011 prevediamo un’ulteriore crescita a doppia cifra. Entro la fine dell’anno i nostri negozi monomarca dai 45 attuali raggiungeranno quota 56 e abbiamo progetti di espansione in Medio Oriente, Ucraina, Giappone e Cina. Sono 25 anni che attraverso il Paese del dragone per reperire il miglior cashmere che si possa trovare e ho avuto modo di constatare quanto il mondo stia cambiando: Pechino sarà la capitale culturale del ventunesimo secolo come Parigi e New York lo sono state nei due secoli passati.

Borgo di Solomeo

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