In un’epoca di grandi incertezze e fragilità, lo psichiatra-rockstar spiega perché la felicità è dentro di noi e come allenare la mente per ritrovare il nostro benessere e vivere appieno la vita
A 79 anni è diventato una sorta di “psichiatra-rockstar”, capace di riempire teatri e conquistare i social con le sue riflessioni e i suoi consigli e anche grazie a quello che è diventato un tormentone virale (“Se lo vuoi fare, fallo”). Ma dietro questa sua popolarità c’è un percorso lungo oltre cinquant’anni nella clinica, nella ricerca e nell’insegnamento.
Il professor Antonino Tamburello, pioniere della psicoterapia cognitivo-comportamentale in Italia e ideatore della Terapia Cognitivo Causale, è in questo periodo in tournée nei principali teatri italiani, dopo il successo di Una mente nuova, con la sua lezione-spettacolo “La forza della vita – vinci il male”, (il 16 febbraio al Teatro nazionale di Milano e poi con diverse diverse date in altre città del Paese).
Wise Society l’ha incontrato per capire come conoscere meglio sé stessi e utilizzare meglio il potenziale di cui non sempre abbiamo consapevolezza, per vivere una vita e delle relazioni più positive e appaganti, riscoprendo la nostra forza interiore e trasformando il male in energia positiva.

Antonino Tamburello è uno fra gli psichiatri più amati e seguiti oggi, autore di svariati libri e in questo periodo impegnato nella tournée teatrale “La forza della vita, vinci il male”, in cui affronta temi importanti come una migliore conoscenza di sé stessi e della forza di cui ciascuno di noi è depositario.
La forza della vita nei teatri italiani
“La forza della vita – vinci il male” è un incontro che unisce riflessione filosofica, psicologia clinica e dialogo diretto con il pubblico, per affrontare una domanda antica e attualissima: è possibile vincere il male? E soprattutto, come si costruisce una forza interiore capace di resistere a paura, fragilità, solitudine e perdita di senso? Nel suo racconto il male non è un’entità astratta, ma un “bene incompleto”, frutto di una conoscenza parziale di sé. La soluzione non è la fuga, ma un percorso di consapevolezza: imparare a leggere le proprie emozioni, allenare la mente, sviluppare una sostenibilità interiore che preceda quella ambientale.
In un tempo segnato da ansia diffusa, iperprotezione da parte dei genitori, hikikomori, sovraesposizione ai social e paura permanente, il professor Tamburello invita a tornare all’essenziale: costruire luoghi di ascolto, alfabetizzare la vita mentale, generare un effetto moltiplicatore di benessere. Perché, sostiene, “la felicità è endogena, nasce da dentro e la forza della vita non si improvvisa: si conosce, si coltiva, si allena”.
Professor Tamburello, perché bisognerebbe venire a vederla a teatro con “La forza della vita, vinci il male”?
C’è la possibilità di fare un passo in avanti nella comprensione della nostra vita mentale, dell’essere umano in generale e della nostra dimensione personale. Non è un percorso facile: significa mettere insieme elementi sicuri che riguardano la nostra esperienza e trasformarli in un’occasione di progresso. Il titolo nasce proprio da questa presa d’atto: siamo persone dotate di una grande risorsa, di un capitale umano spesso non sfruttato appieno.
È possibile vincere il male?
Il male è un bene incompleto. Nella vita interiore o nelle relazioni, l’incompletezza della conoscenza non ci permette di vivere pienamente ciò che facciamo. Se ne parla da millenni. L’uomo di oggi manca di quella conoscenza che gli consente di avere una sofferenza “perfetta”, misurata, capace di diventare movente per fare passi in avanti. Il problema nasce quando c’è una chiusura dell’orizzonte.
I più sapienti e liberi sanno che non è semplice, ma far vivere il bene dentro di noi è fondamentale. Il male può creare vitalità, ma è sterile, distruttivo per tutti. La vera ricchezza è ciò che una persona possiede interiormente e ciò che può raggiungere per sé e con gli altri. Alcuni “maestri” di oggi – ed è sotto gli occhi di tutti! – producono risultati spesso mostruosi, che portano morte e distruzione.
La vita, con la sua forza, va conosciuta, lo spiego nel mio spettacolo: passare dalle forze naturali a quelle che richiedono addestramento e allenamento. Il percorso concreto per sviluppare questa forza oggi è possibile e la stessa sofferenza del corpo – anche delle malattie – e della mente possono generare ulteriore forza, dipende da come leggiamo le nostre vite e conosciamo il nostro mondo interiore.
Oggi si parla di rabbia, tristezza, paura, ma non ascoltiamo abbastanza i nostri stati d’animo, che rappresentano delle dinamiche meravigliose, come la vita stessa. Se non impariamo a leggere e comprendere ciò che viviamo, tutto può andare perduto. Serve consapevolezza…

Foto: Mayur Gala / Unsplash
Il titolo di uno dei sui libri è “L’amore nasce eterno”. È davvero così? E a quali condizioni?
L’amore nasce sempre da uno sguardo rivolto verso l’infinito, altrimenti nessuno potrebbe sviluppare quell’energia di vita piena che permette di andare avanti. Quando ci innamoriamo siamo esplosivi. Poi il corpo, la mente, l’anima colgono col tempo quei dettagli che possono creare ferite legate anche a piccoli comportamenti reiterati che percepiamo come non frutto dell’amore: mancanza di attenzione, di rispetto, violazioni personali, atti contro la comunione… Elementi che possono creare appunto ferite, e se le ferite non vengono riparate il prima possibile possono non sanarsi più e rendere impossibile la riconciliazione.
Bisogna quindi essere molto solleciti per non far precipitare, poco alla volta, la situazione. Non è vero che possiamo amare solo un anno o poco più: quella è la passione. L’amore vero, profondo, può essere portato avanti per tutta la vita, e chissà, forse anche oltre, in altre dimensioni.
Oggi si parla molto di sostenibilità ambientale, ma talvolta si dimentica forse quella che dovrebbe essere la prima forma di sostenibilità, se ci pensiamo: quella verso noi stessi, verso il nostro benessere interiore, la nostra salute fisica e mentale…
La sostenibilità ambientale, ormai da decenni, sta conquistando, almeno a parole, la realtà; servirebbero però anche i fatti e il coraggio di dialogare a tutti i livelli, personale, politico e istituzionale. A fronte di ciò, occorre certamente una maggiore attenzione anche una sostenibilità mentale e spirituale, anche ai termini, al linguaggio con cui se ne parla.
Bisogna preparare le persone a riconoscere, vedere e promuovere il cambiamento fondamentale, creando le basi per un progetto interiore ricco e forte. Quando inquiniamo l’ambiente interiore, viviamo nell’egoismo, non vediamo gli altri né le loro sofferenze e non viviamo appieno la nostra vita.
Vede i giovani di oggi – ma più in generale anche il mondo degli adulti – più fragili rispetto al passato?
In passato la vita era più dura. Le persone erano affettuose ma spronavano di più, preparavano ad affrontare le difficoltà, a trovare uno spazio nella società, ad essere quindi pronti al combattimento. Oggi i genitori, spesso terrorizzati dalle possibili derive che i figli possono prendere, sono diventati molto protettivi. Un tempo i bambini andavano a scuola a piedi da soli; oggi è impensabile, anche perché il mondo è diventato oggettivamente più pericoloso fra droghe, predatori sessuali, nuove continue, incombenti minacce…
I giovani, anche quando sembrano parlare con sicurezza, e talvolta anche con una certa arroganza, hanno paura, perché c’è in generale più paura in giro; è come se in qualche modo avessimo perso il nostro scudo protettivo. Il fenomeno degli hikikomori, che non escono più di casa, è una forma estrema ma indicativa della situazione.
Lei insegna che quando c’è la paura è difficile che si possa tirar fuori il meglio di sé… Quali sono le conseguenze di una società più impaurita?
La paura consuma, indebolisce, soprattutto se è continua. Produce un consumo neurochimico preziosissimo, un dispendio di energie che dovrebbero servire alla sopravvivenza, alla creatività. Se dura nel tempo, ci sfibra. È uno stato di allarme permanente. La sapienza antica ci insegna che la felicità è endogena, non esogena: nasce dal nostro mondo interiore. È lì che risiedono la nostra forza e la nostra felicità.
Quanto in tal senso influenza tutti noi ciò che vediamo ogni giorno su social, tv, giornali? E in particolare, i social sono un’opportunità di consapevolezza o un acceleratore di disagio?
Il negativo fa notizia. In natura, il negativo deve essere più impressionante, perché la natura teme il pericolo – batteri, virus e quant’altro – e quindi in qualche modo deve conoscerlo ed essere pronta ad affrontarlo. È un meccanismo primordiale, presente anche nel mondo animale e che chiaramente si amplifica quando si è costantemente esposti a pericoli reali o virtuali.
Per conoscere veramente sé stessi, da dove bisogna partire?
Un modo potrebbe essere quello di trovare dei luoghi, dei momenti nel proprio quotidiano dove ascoltarsi e conoscersi meglio, in una sorta di alfabetizzazione della vita mentale. Anche insieme e con l’aiuto degli altri. Costruire una maggiore conoscenza di noi stessi crea un effetto moltiplicatore del benessere e della forza. Significa costruire antidoti per affrontare ogni situazione che la vita ci pone davanti.
Vincenzo Petraglia

