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Andrea Ghiselli: il vino allunga la vita?

Un bicchiere di vino rosso a pasto è da molti ormai considerato una sorta di elisir di lunga vita. Abbiamo chiesto i pro e i contro ad Andrea Ghiselli, medico nutrizionista Inran

di Francesca Tozzi
18 Novembre 2009

 

Andrea Ghiselli, medico nutrizionista InranUn bicchiere di vino rosso a pasto è da molti ormai considerato una sorta di elisir di lunga vita perché antiossidante e protettivo del sistema cardiovascolare. Ma le cose non stanno proprio così. Andrea Ghiselli, medico nutrizionista e dirigente di ricerca dell’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) ricorda che le linee guida consigliano di assumerlo con moderazione, non certo di inserirlo nella dieta quotidiana.

 

Dottor Ghiselli, facciamo un po’ di chiarezza sulle virtù salutistiche del vino?


Il vino rosso contiene alcol, acqua e una serie di sostanze che gli conferiscono aromi e colori ma che non fanno nulla dal punto di vista della salute: tannini, polifenoli e antiocianine, infatti, per svolgere un’efficace azione antiossidante, dovrebbero essere assunti a dosi massicce, ciò significa bere ben oltre le quantità consigliate. Consideri che un litro di vino contiene 100 grammi di etanolo e qualche milligrammo di composti fenolici che insieme non superano mai i 2 grammi: il rapporto dell’etanolo rispetto alle molecole antiossidanti è di 100 a 1.

 

Nemmeno il resveratrolo, di cui si parla molto di recente, è efficace?


Perché possa esercitare una funzione antiossidante ci deve essere una certa concentrazione di questa molecola nell’organismo: si dovrebbero bere più di 200 litri di vino al giorno per avere un effetto fisiologico. Inoltre il resveratrolo assunto tramite il vino tende a scomparire subito.

 

Insomma il vino non ha nessun reale effetto?


Sì, ma in realtà è l’alcol ad esercitare i suddetti effetti benefici sull’organismo: abbassa il colesterolo totale nel sangue, in particolare quello “cattivo”, e quindi ha un effetto protettivo sul sistema cardiovascolare; anche perché diminuisce l’aggregabilità delle piastrine e quindi il rischio di infarto per formazione di un trombo. D’altro canto, anche a basse dosi, l’alcol aumenta del 10% il rischio di tumore alla mammella e a dosi superiori causa affaticamento epatico. Insomma è responsabile sia del bene che del male. Diciamo che bevendo con moderazione, ovvero un’unità alcolica al giorno (12 grammi) per le donne e due per gli uomini – sempre se si sia sani, non si assumano farmaci, si segua una dieta variata e non si sia sovrappeso – i rischi equivalgono ai benefici presunti, quindi l’effetto sulla salute è pressoché nullo.

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Anche l’idea che solo il vino rosso faccia bene è un luogo comune?


Esatto. Il resveratrolo, per esempio, è presente solo in alcuni vini, sia bianchi sia rossi. Il bianco non ha tannini, ma nella polpa sono comunque presenti composti fenolici, gli stessi che nel rosso si trovano nelle bucce il che vuole dire che a livello salutistico il rosso e il bianco si equivalgono.

 

A qualcuno però il bianco fa venire il mal di testa. Colpa dei solfiti?


Il vino bianco si conserva di meno perché contiene percentuali inferiori delle suddette sostanze che svolgono sì un’importante azione antiossidante ma per il vino stesso non per l’uomo. Mancando gli antiossidanti naturali, si usano i conservanti come appunto l’anidride solforosa. I solfiti, presenti in quantità maggiore nel bianco, possono dare dei problemi come mal di testa, acidità di stomaco e nausea, in parte dovuti anche all’alcol. La reazione dipende comunque dalla sensibilità individuale.

 

I solfiti rappresentano un rischio per la salute?


No. Possono causare un malessere momentaneo, ma non sono cancerogeni. Come tutti gli additivi alimentari, non devono però superare una certa soglia per evitare di intossicare l’organismo ma questo vale per i solfiti come per l’alcol stesso e per la vitamina C.

 

I solfiti sono presenti come conservanti anche in gamberetti, salmone, frutta secca e altri alimenti: allergie a parte, se inconsapevolmente si assumono da più fonti, non si potrebbe creare un pericoloso “effetto accumulo”?


Non c’è alcun rischio di somma perché il limite massimo stabilito per i solfiti nel vino stabilito dalla normativa europea – 160 mg/l per i rossi e 210 mg/l per i bianchi – è stato fissato dopo aver calcolato l’assunzione quotidiana media di determinati additivi da parte di un cittadino europeo in una dieta globale. Insomma sono state considerate tutte le fonti possibili di assunzione di solfiti e in una dieta normale e controllata non c’è rischio di accumulo tossico. Se si esagera di molto con il vino, prima dei solfiti, è l’alcol a fare danni.

 

 

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