Wise Society : Welfare aziendale e flessibilità. Ecco le aziende promosse a pieni voti
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Welfare aziendale e flessibilità. Ecco le aziende promosse a pieni voti

Risultati elaborati con il rigoroso metodo di analisi di Crf Institute

Ilaria Lucchetti
18 Giugno 2012

Sono trentotto le realtà aziendali che hanno meritato la certificazione Top Employersfoto di gaspartorriero/flickr 2012 ovvero quelle che adottano soluzioni di vario genere per andare incontro alle esigenze di conciliazione dei dipendenti.

L’elenco sarebbe un po’ noioso se non meritasse la dovuta attenzione in un Paese come il nostro che non brilla per capacità di welfare lavorativo.

Quindi ecco la lista delle Best Practices nostrane: 3M Italia, Abbott, Accenture, Adidas, Autostrade per l’Italia, Avanade, Birra Peroni e Bnl Gruppo Bnp Paribas. E, ancora, British American Tobacco Italia, Cariparma, Chiesi Farmaceutici, Conforama Italia, Datalogic, Dedagroup Ict Network, Electrolux, Elica, Enel, Ernst & Young, Finmeccanica, Gruppo Hera, Istituto Europeo di Oncologia, Jt International Italia e Kimberly-Clark. Infine, anche Merck Serono, Pepsico, Philip Morris Italia, Prysmian Group, Rittal, Sas, Sia, Sigma-Aldrich, Starwood Hotels and Resorts, Technip Italia, Tetra Pak, Tnt Express Italy, Unicredit, Valeo e Volkswagen Group Italia.

A fare guadagnare la promozione piena, una serie di caratteristiche e di valori aggiunti.

Il 100% delle aziende certificate Top Employers Italia 2012 ha adottato forme di part-time; il 94,8%  gli orari flessibili; il 92,3% ha concesso l’anno “sabbatico“; il 66,6% ha aperto al telelavoro; il 58,9% ha previsto congedi parentali estesi oltre a quelli previsti per i neo-genitori; il 41,1% ha adottato l’autogestione degli orari che si è tradotta nell’assenza di badge da vidimare.

Dati sorprendenti in una nazione dove il numero delle persone occupate a tempo parziale è tra le più basse in Europa: non si va oltre la soglia del 14,3%, a fronte di Paesi come l’Olanda con il 48,3% di occupati a tempo parziale, della Svezia con il 27% e di Belgio, Germania e Gran Bretagna sopra al 20%.

Anzi, solitamente, da noi il part-time e soluzioni simili sono considerate un ostacolo alla carriera, come se il cervello funzionasse a orologeria e come se avere dipendenti inchiodati alle scrivanie, dalle 9 alle 18, portasse risultati positivi di default. Per approfondire il tema è di sicuro interesse la posizione del prof. Mario Molteni

Tra altre misure adottate dalle imprese che hanno superato gli standard severi e selettivi di Top Employers, figurano anche la riduzione delle trasferte del 25,6% per contenere i costi, l‘ottimizzazione dei tempi con l’uso delle tecnologie (es. teleconferenze), il maggiore rispetto dell’ambiente, perché meno spostamenti significano anche abbattimento delle emissioni, e una migliore conciliazione tra vita professionale e vita privata, considerato che lavorare in teleconferenza è certamente meno invasivo che non spedire il personale in giro per il mondo.

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