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Toyota: l’auto a basso impatto è ibrida

Il gas funziona ma non è a impatto zero, l'elettrico è meglio ma gli incentivi non bastano, l'idrogeno è una possibilità ma il mercato non è pronto. Alessandra Pallottini, responsabile della comunicazione corporate per Toyota Motor Italia, spiega come la tecnologia full hybrid riesca a valorizzare queste tre soluzioni

Francesca Tozzi
30 ottobre 2012

Toyota Mobilitytech mobilità sostenibile mobilità elettrica full hybrid fuel cells auto ibrida auto elettrica auto a idrogeno Alessandra PallottiniI tempi sono maturi per l’implementazione di soluzioni utili a rendere la mobilità urbana finalmente sostenibile. Una strada che passa necessariamente per la soluzione ibrida, al momento più efficiente e flessibile di quella rappresentata dal 100% elettrico. Ne è convinta Alessandra Pallottini, responsabile della comunicazione corporate e dei rapporti con le istituzioni Toyota Motor Italia. La casa automobilistica giapponese ha partecipato al Mobilitytech portando la propria esperienza nella tecnologia full hybrid, esperienza che ha portato a una gamma completa di automobili ibride: dalla Yaris e dalla Auris Hybrid passando per la Prius per arrivare al modello più evoluto, la Prius Plug-in. «In Italia il costruttore nazionale da molti anni è concentrato sulla soluzione del carburante gassoso – sottolinea Alessandra Pallottini – quindi è chiaro che una grossa fetta del mercato, anche sulla base delle precedenti tornate di incentivi governativi, si è orientata e continuerà a essere orientata sui veicolo a gas, GPL o metano. Cresce, però, nello stesso tempo la domanda di veicoli “a impatto zero” e quindi la risposta del mercato si orienterà sempre di più verso veicoli che abbiano a bordo un motore ibrido».

E l’elettrico?

L’elettrico è molto interessante per gli spostamenti urbani ma esclude la possibilità di lunghe percorrenze ed è di solito legato a modelli piccoli e compatti mentre l’ibrido rappresenta oggi quella soluzione che non vincola a una sosta per la ricarica quindi al momento è forse quello che meglio risponde alle esigenze di ecocompatibilità di un numero crescente di utenti. Oggi, poi, lo sviluppo della mobilità elettrica è fortemente limitato da una situazione ancora in fieri e dalla carenza di infrastrutture adeguate a sostenerlo: pensiamo, per esempio, ai punti di ricarica.

Gli ostacoli alla mobilità green

 

Le cose, però, stanno cambiando…

In un certo senso. Da gennaio, grazie al decreto per la crescita, ci saranno dei nuovi incentivi che sono molto importanti ma il passaggio dalla mobilità tradizionale a quella green va oltre l’acquisto di un’autovettura: si tratta di fare una scelta che implica un cambiamento d’approccio quindi, se non si incentiva a tutto tondo, dall’acquisto del mezzo al finanziamento delle infrastrutture alla creazione di punti di ricarica non solo su suolo pubblico ma anche all’interno dei condomini e dei centri commerciali, questo passaggio non avverrà completamente. Nonostante ci sia un trascorso di 15 anni a livello mondiale e di 12 anni in Italia di conoscenza dell’auto ibrida, quando si parla di mobilità elettrica di solito si pensa solo all’auto elettrica e non al fatto che già l’auto ibrida ha uno o più motori elettrici. Esistono poi importanti fattori frenanti che non si possono ignorare.

Quali sono?

In primis l’instabilità politico normativa, la mancanza di una pianificazione e di certezze sul lungo periodo che consentano all’industria di definire un piano di produzione e sviluppo di nuovi veicoli sulla base delle disponibilità tecnologiche. Nel caso specifico parliamo soprattutto di batterie, l’elemento più suscettibile a evoluzioni e migliorie; si cerca di produrle sempre più compatte ed efficienti e sempre meno costose. Ma la tecnologia è già a buon punto. Toyota punta molto su questa piattaforma tecnologica rappresentata dall’ibrido: in un arco di 15 anni, con una fortissima accelerazione negli ultimi otto, siamo passati da un prodotto in gamma a un’offerta di otto prodotti, principalmente rivolta al mercato europeo. Ed è destinata a crescere. Quindi l’evoluzione tecnologica è veloce e le soluzioni ormai sono parecchie anche se i mercati europei presentano diversi gradi di maturità.

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L’auto ibrida va anche a idrogeno

 

Dal suo punto di vista, a livello di avanzamento tecnologico, quadro normativo e consapevolezza green degli abitanti, quali Paesi europei sono più avanzati?

Germania, Inghilterra e Francia sono i mercati di maggiore peso specifico in Europa. In Francia esiste ormai da tempo una strategia sull’auto in termini di tassazione legata alle emissioni e quindi un approccio evoluto alla mobilità sostenibile; determinante in questo senso è stata la scelta del “bonus malus” per cui il cittadino virtuoso ha dei vantaggi e chi inquina viene penalizzato e paga di più. In Germania c’è una coscienza verde molto sviluppata e diverse punte d’eccellenza in ambito green. In Inghilterra sono state fatte delle scelte guardando solo l’offerta del mercato: loro sono liberi da ogni vincolo e ne hanno recepito velocemente le novità forse perché non hanno un costruttore nazionale. E poi ci sono i Paesi del Nord Europa che ha una coscienza ambientale forte, sono Paesi ricchi e per questo capaci di accogliere bene le innovazioni del mercato come quella rappresentata da questo nuovo concetto di mobilità: non solo per il forte potere d’acquisto dei singoli ma anche per la completezza e l’efficienza delle infrastrutture.

Fra le innovazioni include l’auto a idrogeno?

Per quanto riguarda l’idrogeno e la tecnologia delle fuel cell alimentate a idrogeno, c’era stato un impulso forte una decina di anni fa poi abbiamo assistito a un rallentamento: forse non erano maturi i tempi. In questo caso l’aspetto delle infrastrutture ha un impatto superiore a quello dell’energia elettrica che nelle nostre città comunque già esiste mentre l’idrogeno ha dei grossi vincoli nell’immagazzinamento e nel trasporto. Nel marzo 2010 abbiamo aderito a un progetto chiamato “Clean energy”: un programma lanciato a Berlino nel 2009 che prevede la commercializzazione delle fuel cell già a partire dal 2015. Toyota, insieme ad altri costruttori, europei e non, e a società che erogano energia e carburante, ha aderito a questo programma specifico per accelerare la messa a punto e preparare il terreno alla diffusione dell’auto a cella combustibile, un’auto ibrida che avrà come carburante l’idrogeno. Una soluzione che già appartiene alla nostra piattaforma tecnologica.

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