Wise Society : Rating etico: come si valuta la sostenibilità sociale e ambientale di aziende e Stati
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Rating etico: come si valuta la sostenibilità sociale e ambientale di aziende e Stati

Il valore di un'impresa o di un Paese non è determinato soltanto dal business, dal Pil e dalla produttività. Oggi le scelte in ambito di responsabilità e sostenibilità sono sempre più importanti. Per questo esistono specifici indicatori che misurano le performance in aree quali l'ambiente, la gestione delle risorse umane, i diritti e il rapporto con la comunità

Francesca Tozzi
5 luglio 2011

Man's Right Eye Magnified Through Magnifying Glass, Image by © Images.com/CorbisLe imprese, così come le nazioni, sono sempre sotto l’occhio vigile delle agenzie di rating che ne valutano la solidità finanziaria ed economica. Un po’ come a scuola, solo che ai voti da 1 a 10 si sostituiscono le misure qualitative che partono dalla tripla A come misura di massima solidità, sino alla B o alla C. Il rating classico non esaurisce, però, il valore di un’impresa o di un Paese dove le scelte legate alla sostenibilità e all’etica sono importanti quanto il debito e i livelli di produttività. Il Libro Verde della Commissione Europea mette in evidenza come le istituzioni finanziarie facciano ricorso sempre più spesso a elenchi di criteri sociali ed ecologici per valutare il rischio di prestito o di investimento nei confronti delle imprese. Inoltre, il fatto di essere riconosciuta come socialmente responsabile, per esempio in quanto rappresentata in un indice borsistico di valori etici, può giocare a favore della quotazione di un’azienda e reca quindi un vantaggio finanziario concreto.

Non solo finanza

Il rating etico è un’evoluzione operativa della dottrina della CSR e misura la qualità della governance, o in generale della sostenibilità sociale ed ambientale di un’emittente (impresa o Stato), ossia il suo livello qualitativo in riferimento a questioni diverse da quelle finanziarie. Chi valuta spesso non è una vera e propria agenzia, ma una società di consulenza che emette valutazioni su richiesta, dette anche rating non sollecitati. Chi li richiede? Di solito istituti di credito e fondi di investimento che forniscono anche i vari parametri di valutazione da applicare: per esempio, le banche di ispirazione islamica tenderanno a rifiutare le imprese che producono alcool mentre quelle impegnate nelle iniziative umanitarie o nella ricerca eviteranno di finanziare produttori di armi o sigarette. Non mancano però le agenzie di rating di sostenibilità (SAM, EIRIS, SiRi, KLD, Vigeo, Oekom, Innovest) che forniscono agli investitori indicatori di rischio legati alle performance in aree quali ambiente, rapporto con la comunità, gestione delle risorse umane, etica e comportamento di business, stakeholder engagement, diritti umani, controllo della catena di fornitura e molte altre per cui l’investimento viene fatto solo se l’impresa ha un comportamento solido, coerente e affidabile nell’area di interesse.

Employees Building a Road, Image by © Images.com/Corbis

La sostenibilità degli Stati

Oltre a quelli privati e su richiesta, esistono anche i rating etici standard pubblici. I più diffusi sono quelli emessi dall’Agenzia Europea di Investimenti Standard Ethics su imprese quotate e stati nazionali. AEI è una nota agenzia di rating di sostenibilità con sede a Bruxelles: si tratta di un gruppo europeo d’interesse economico, non a scopo di lucro, e nato per promuovere la responsabilità sociale d’impresa. I rating di sostenibilità della Standard Ethics sono il risultato di un’attività statistica e scientifica svolta con l’intento di fotografare il mondo economico in rapporto alle indicazioni provenienti dall’OCSE, dall’ONU e dall’UE. Le valutazioni sul grado di corrispondenza che nazioni e società hanno nei confronti dei valori etici di riferimento sono espresse sotto forma di un rating ad otto livelli, che la Standard Ethics ha introdotto per la prima volta nel 2002. Le nazioni che si discostano in modo eccessivo dai valori delle Nazioni Unite non ricevono il rating e vengono incluse tra gli emittenti “sospesi”.

Corporate Workers Planning Strategy, Image by © Images.com/Corbis

La classifica dei Paesi più virtuosi

I primi della classe (EEE): Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Svezia

I quasi primi (EEE-): Austria, Francia, Germania, Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Spagna

Non c’è male (EE+): Australia, Canada, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Svizzera, Stati Uniti d’America

Nella media (EE): Giappone, Repubblica Ceca, Grecia, Messico

Nella media, ma si impegnano poco (EE-): Italia, Belgio, Bulgaria, Estonia, Ungheria, Romania, Brasile, Sudafrica

Sotto la media (E+): Argentina, Cile, Israele, Polonia, Corea del Sud, Turchia

Decisamente sotto la media (E): India, Russia

Non raggiungono la sufficienza(E-): Cina, Egitto

 

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