Wise Society : Pesca sostenibile: la scelta responsabile di Generale Conserve
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Pesca sostenibile: la scelta responsabile di Generale Conserve

L'azienda produttrice del marchio Asdomar è la prima nella classifica stilata da Greenpeace sui tonni più sostenibili. Un'azienda che da sei anni ha scelto di certificare i prodotti. Perché non c'è futuro, e profitto, se non con una maggiore salvaguardia dell'ambiente

Chiara Bondioli
23 maggio 2013

Tonno, illustrazione di Federico PavesiNon può che colpire la scelta di una campagna pubblicitaria basata sulla comunicazione di parole come qualità e rispetto. Colpisce soprattutto in tempi confusi dove il rispetto di valori e regole non sembra certo essere una priorità. Quindi se un’azienda come Generale Conserve che fa il 60% del suo fatturato (il 2012 ha chiuso con 150 milioni di euro) con il tonno in scatola, in pochi secondi di spot non sceglie di presentare una bella ragazza in bikini che sguazza in mezzo nel mare (immagine che si sa, purtroppo, ancora fa vendere bene) oppure un’allegra famigliola che decanta la bontà del tonno, ma opta per un operaio della fabbrica che sottolinea come il tonno pescato sia solo adulto, la produzione fatta tutta in Italia, la pesca certificata come lo è la sicurezza dei lavoratori, significa che la responsabilità, per questa azienda, è una questione centrale e strategica.

La certificazione Friend of the Sea

Logo Friend of the Sea«Ormai è da oltre sette anni che, ad esempio, abbiamo aderito alla certificazione Friend of the Sea, perché visto che siamo una realtà produttiva, e come tale dobbiamo pensare anche al fatturato, se non ci preoccupassimo della sopravvivenza della nostra materia prima saremmo decisamente miopi. Speriamo che la nostra sfida, quella di sostenere una pesca sostenibile, sia raccolta anche dai nostri competitor e inneschi un meccanismo virtuoso a livello globale per preservare le nostre risorse» afferma Simona Mesciulam, marketing manager di Generale Conserve.

Una decisione che ha significato delle notevoli limitazioni, tra queste l’obbligo di utilizzare solo 5 flotte sulle centinaia disponibili a livello mondiale, e un controllo attento sulla catena dei fornitori.

Cosa vuol dire fare una pesca sostenibile

Foto di TheAnimalDay/flickrMa in cosa consiste una pesca sostenibile? «Innanzitutto vuol dire salvaguardia della specie, perciò è necessario fare attenzione a che specie viene pescata e con che metodo. Il tonno in vendita in Europa è, per la gran parte, tonno pinna gialla che vive nella fasce intertropicali dell’Oceano Indiano, Atlantico e Pacifico» osserva Fabrizio Porrone, responsabile sostenibilità. Il tonno a pinne gialle può raggiungere i 150/200 chili e deve però essere catturato sopra i 20 chili, ovvero quando ha raggiunto la maturità riproduttiva altrimenti con una pesca indiscriminata di esemplari anche giovani, lo si condannerebbe all’estinzione.

Il 62% del tonno proposto da Asdomar è della specie pinne gialle mentre 38% riguarda il tonnetto striato (catturato solo con pesca a canna), specie altrettanto diffusa nel mondo, ma che è la più sostenibile in quanto raggiunge la maturità riproduttiva intorno a due chili e quindi con un ciclo molto più veloce.

Il tonnetto non deve però essere pescato con le reti a circuizione associate ai Fad (Fishing Aggregating Devices) perché altrimenti c’è il rischio di avere un alto tasso (oltre il 5%) di prese accidentali di altre specie marine e di piccoli tonni pinna gialla che così non potranno più riprodursi. Secondo Greenpeace il tonno pinna gialla sarebbe da evitare e da preferire solo il tonnetto striato pescato a canna: «Allora però bisogna chiedersi, sostenibile da che punto di vista?

Per questo tipo di pesca bisogna utilizzare esche vive, come le sardine ad esempio, e un utilizzo massiccio metterebbe in pericolo queste specie. In secondo luogo la pesca a canna viene fatta con barche più piccole per cui l’utilizzo di tante piccole imbarcazioni provoca un maggior consumo di carburante rispetto all’uso di una sola grande barca.

Infine la catena del gelo, vitale per assicurare la freschezza del prodotto destinato all’industria, esiste solo sulle grandi barche che utilizzano il sistema di reti a circuizione. Per ovviare a questo problema Asdomar acquista da una flotta brasiliana, certificata Friend of the Sea, per la pesca a canna del tonnetto striato dotata anche della catena del gelo» commenta Porrone.

Nella classifica dei tonni in scatola più sostenibili realizzata da Greenpeace, che vede peraltro Asdomar al primo posto, l’associazione ambientalista imputa all’azienda il fatto di utilizzare ancora un sistema a Fad per la pesca di tonno pinna gialla. Ma l’azienda nel suo sito ufficiale sottolinea l’impegno ad acquistare solo tonni pinna gialla interi, sopra i 20 chili e catturati con il sistema di reti a circuizione su banchi liberi, metodo che assicura un tasso di pesche accessorie di altre specie solo dell’1%.

«Inoltre ci riferiamo ai dati diffusi dalla FAO sulla presenza dei tonni negli Oceani e per questo, per il momento, abbiamo sospeso l’acquisto di tonni pescati in Atlantico perché le popolazioni di tonni risultano sottoposte a pesca intensiva» conclude Fabrizio Porrone.

Metodi di Pesca - www.asdomar.it

Comprare prodotti lavorati in Italia per far crescere il PIL

Generale Conserve è una realtà industriale che ha scelto di lavorare il prodotto nello stabilimento di Olbia in Sardegna  perché crede nel prodotto italiano ed è convinta che se, come dicono le statistiche, il 20% dei consumatori è responsabile del 60% del totale dei consumi a livello nazionale, basterebbe che questo 20% acquistasse il 10% di prodotti italiani per ottenere un effetto positivo di grande rilevanza sul PIL. Un premio che sembra essere già arrivato visto che il fatturato dei prodotti a marchio Asdomar cresce a doppia cifra.

Foto di Shutterstock

Come leggere l’etichetta

Foto di David/flickrPer fare una scelta oculata bisogna allora leggere attentamente l’etichetta e vedere la specie, il metodo di pesca, la zona FAO e, nel caso del tonno a pinne gialle, la taglia. Se poi invece in etichetta non c’è nulla o poco, il consmAttore (come adesso si definisce l’acquirente consapevole) ne tirerà le debite conseguenze.

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