Wise Society : Passaporto digitale dei prodotti: come cambierà il modo di acquistare e riciclare

Passaporto digitale dei prodotti: come cambierà il modo di acquistare e riciclare

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27 Agosto 2026

Il passaporto digitale dei prodotti è uno strumento europeo destinato a rendere disponibili dati su materiali, riparabilità, manutenzione e fine vita di molti beni di consumo. Scopri come funziona e come potrebbe cambiare il nostro modo di acquistare.

Un QR code applicato a un maglione, a una batteria, a un mobile o a un elettrodomestico potrebbe raccontarne la storia: da dove arrivano le materie prime, quali componenti contiene, quanto è riparabile e come va gestito quando non serve più. È questa, in sintesi, la promessa del passaporto digitale dei prodotti, uno degli strumenti con cui l’Unione Europea vuole rendere più trasparente e circolare il mercato. Non si tratta di una semplice etichetta “green”, né di una vetrina pubblicitaria digitale. Il Digital Product Passport, o DPP, è pensato come un insieme strutturato di dati accessibili attraverso un identificativo univoco: potrebbe essere un QR code, ma anche un tag NFC o un altro supporto digitale. L’obiettivo è accompagnare un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla progettazione al riuso, dalla riparazione fino al riciclo.

Smartphone che scansiona un QR code su un capo di abbigliamento per consultare il passaporto digitale del prodotto

Foto Supply Chain Digital

Che cos’è il passaporto digitale dei prodotti

Il passaporto digitale dei prodotti è una carta d’identità digitale che raccoglie informazioni affidabili sul bene acquistato. Non esisterà necessariamente un formato identico per tutti: la quantità e il tipo di dati varieranno in base alla categoria merceologica e alle prescrizioni previste dall’Unione Europea.

Per alcuni prodotti potrebbe indicare la composizione dei materiali; per altri, le sostanze impiegate, le istruzioni per la manutenzione, la disponibilità di pezzi di ricambio, le possibilità di smontaggio o le modalità corrette di conferimento a fine vita. Nel caso di prodotti complessi, come batterie e apparecchiature elettroniche, la disponibilità di dati ordinati e condivisibili può rendere più semplice anche il lavoro di chi ripara, rigenera o recupera materiali.

Il punto centrale è superare la frammentazione delle informazioni. Oggi una parte dei dati resta nelle schede tecniche, una parte nelle istruzioni cartacee, un’altra negli archivi del produttore. Il DPP punta a rendere queste informazioni più accessibili e comparabili, senza sostituire il giudizio del consumatore con uno slogan.

Il quadro normativo di riferimento è il Regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili, noto come ESPR, entrato in vigore nel 2024. Il regolamento stabilisce la cornice: le regole concrete, settore per settore, arriveranno con atti delegati. Il passaporto digitale dei prodotti non comparirà quindi dall’oggi al domani su ogni articolo in vendita, ma è destinato a trasformare progressivamente il modo in cui aziende, distributori, riparatori e cittadini gestiscono i beni di consumo.

Come cambierà il modo di acquistare con il passaporto digitale dei prodotti

Per chi compra, la novità più visibile potrebbe essere la possibilità di consultare con un gesto rapido informazioni che oggi sono difficili da trovare. Un codice letto con lo smartphone potrebbe aiutare a capire non soltanto dove è stato realizzato un prodotto, ma soprattutto quanto può durare, essere riparato e rientrare in un ciclo di recupero.

Questo non significa che ogni acquisto diventerà automaticamente sostenibile. La quantità di dati, da sola, non garantisce qualità ambientale o sociale. Può però rendere più riconoscibili le differenze tra un oggetto progettato per essere sostituito in fretta e uno pensato per durare, essere aggiornato o riparato.

Il passaporto digitale potrebbe inoltre offrire un supporto concreto contro il greenwashing. Se un’impresa dichiara di usare materiali riciclati, di ridurre l’impatto ambientale o di progettare prodotti facilmente riciclabili, dovrà poter collegare queste affermazioni a informazioni verificabili lungo la filiera. È un passaggio coerente con l’attenzione crescente per l’analisi del ciclo di vita: valutare un prodotto significa guardare alle sue conseguenze dalla materia prima al fine vita, non limitarsi al momento dell’acquisto.

lnsomma, la trasparenza può aiutare a scegliere, ma richiede anche informazioni comprensibili. Per questo la sfida sarà rendere il DPP utile a pubblici diversi: il cittadino avrà bisogno di indicazioni chiare e sintetiche; il riparatore e il riciclatore potranno aver bisogno di dettagli tecnici; le autorità di dati per controllare il rispetto delle norme.

La qualità dell’esperienza dipenderà quindi non solo dalla quantità di dati inseriti, ma da come saranno organizzati, aggiornati e resi accessibili. Un passaporto digitale troppo tecnico rischia di restare uno strumento per addetti ai lavori; uno troppo semplificato potrebbe non offrire le informazioni necessarie per fare davvero scelte consapevoli.

Illustrazione economia circolare

Foto magnific

Riparare diventa più semplice?

Uno degli effetti più interessanti del passaporto digitale dei prodotti riguarda la riparazione. Sapere quali componenti sono presenti, come smontarli e se esistono ricambi compatibili può allungare la vita di molti oggetti. Per prodotti elettronici, tessili e arredi, informazioni affidabili sulla manutenzione e sulla riparabilità possono fare la differenza tra un bene recuperabile e un rifiuto prematuro.

È un cambio di prospettiva importante: il valore di un prodotto non dovrebbe esaurirsi nel momento in cui esce dal negozio. Il diritto alla riparazione e le comunità che promuovono il riuso vanno nella stessa direzione. Lo dimostra l’esperienza dei repair café e del diritto alla riparazione, luoghi in cui competenze tecniche e collaborazione aiutano a evitare che oggetti ancora recuperabili finiscano tra i rifiuti.

Il DPP non eliminerà da solo gli ostacoli economici alla riparazione, né garantirà automaticamente la disponibilità di assistenza locale. Ma può ridurre una delle barriere più frequenti: la mancanza di informazioni su come intervenire in sicurezza e su quali materiali o componenti servano davvero.

Persone che riparano un elettrodomestico in un repair café per allungarne la vita utile

Foto Repaircafè.org

Dal riciclo alla circolarità: perché i dati contano

Quando un prodotto raggiunge il fine vita, conoscere i materiali che lo compongono è essenziale per gestirlo correttamente. Le informazioni contenute nel passaporto digitale possono aiutare chi raccoglie, seleziona e tratta i rifiuti a individuare componenti recuperabili, sostanze da maneggiare con cautela e materiali destinabili a nuovi cicli produttivi.

In altre parole, il passaporto digitale può rendere più praticabile l’economia circolare, a patto che sia accompagnato da filiere di raccolta, impianti adeguati e prodotti progettati per essere separati e valorizzati. Il riciclo resta fondamentale, ma viene dopo la riduzione dei consumi e il riuso che, insieme, compongono le cosiddette tre erre dell’economia circolare: ridurre, riutilizzare e riciclare.

Il settore tessile sarà uno dei banchi di prova più evidenti. Negli ultimi anni Bruxelles ha rafforzato l’attenzione sulla durabilità, sulla riparabilità e sul divieto di distruzione dell’invenduto. Wise Society ne aveva già raccontato le premesse nel focus sul divieto della distruzione dei vestiti invenduti. Con il passaporto digitale, la tracciabilità dei materiali potrebbe rendere più semplice separare fibre, favorire il riuso e orientare la progettazione verso capi più durevoli.

Passaporto digitale: non una bacchetta magica, ma un’infrastruttura

Il rischio sarebbe considerare il passaporto digitale dei prodotti come una soluzione automatica. Non lo è. Per funzionare dovrà basarsi su dati attendibili, standard condivisi, controlli efficaci e regole che tutelino anche le informazioni sensibili delle imprese.

Ma può diventare un’infrastruttura importante per spostare il mercato dalla logica “compra, usa, getta” a una visione più responsabile. Perché acquistare meglio non significa soltanto scegliere un prodotto con un impatto minore: significa poter sapere se potrà essere mantenuto, riparato, passato a un’altra persona o trasformato in nuove risorse.

Per approfondire il quadro normativo e gli obiettivi europei, è possibile consultare direttamente il Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili. Il passaporto digitale non cambierà le abitudini da solo, ma può offrire a cittadini e filiere uno strumento in più per rendere visibile ciò che finora è rimasto nascosto dietro un’etichetta.

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