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Occhio al falso

Il mercato della contraffazione muove un giro d'affari di circa 600 miliardi di dollari l'anno. Effetto della crisi, della delocalizzazione ma anche delle scelte non sempre responsabili dei consumatori

Francesca Tozzi
18 febbraio 2013

contraffazioneGli italiani sono sempre più attenti a quello che mangiano, che sia preferibilmente di origine italiana e certificato. Magari sono anche disposti a spendere qualcosa di più per un prodotto dop o biologico, ma come la mettiamo negli altri settori?

Le catene di prontomoda sono irresistibili con i loro prezzi stracciati e lo sono ancora di più le bancherelle con abiti, scarpe e oggetti di dubbia provenienza e lavorazione, ma molto a buon mercato. Spesso si tratta di capi prodotti sfruttando il lavoro o di tessuti trattati con sostanze che possono causare reazioni allergiche o dermatiti da contatto. Ciononostante, sull’onda della crisi, il falso prospera e cresce.

Non a caso il mercato globale della contraffazione, secondo l’International Chamber of Commerce, rappresenterebbe circa il 5-7% del totale dello scambio di merci internazionali, per un giro d’affari di 600 miliardi di dollari l’anno. Secondo le stime dello stesso istituto il valore totale della contraffazione a livello mondiale potrebbe raggiungere i 1.700 miliardi di dollari entro il 2015. E non a caso i prodotti più di frequente sequestrati ai confini dell’Unione europea appartengono ai settori: abbigliamento (26,3%), scarpe (19,7%), strumenti elettronici (13,7%) e orologi (5,6%).

Il mercato della contraffazione si svilupperebbe proprio a partire da quei Paesi nei quali le grandi industrie, attratte dalla manodopera a basso costo, hanno delocalizzato la propria produzione manifatturiera. Questo perché, oltre a spostarvi la produzione, vi hanno anche trasferito il proprio know-how, successivamente sfruttato per la produzione di beni destinati al mercato illegale.

Le analisi dell’Ocse rivelano che i flussi del falso sono regolati da ben precise esigenze a livello territoriale. Mentre il Medio Oriente domanda soprattutto autovetture contraffatte, in Africa, Asia e America Latina la parte del leone la fanno cibo, bevande e prodotti tecnologici taroccati. America del Nord ed Europa vogliono risparmiare sui prodotti audiovisivi, mentre l’Asia chiede medicine e prodotti per l’igiene della casa.

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