Wise Society : Moda & sostenibilità, un binomio possibile che fa bene alle aziende

Moda & sostenibilità, un binomio possibile che fa bene alle aziende

di Maria Enza Giannetto
25 Ottobre 2022

Il report redatto dalla società Cikis fotografa la situazione della moda italiana green. Sono in aumento le aziende sostenibili ma diminuiscono quelle che fanno scelte efficaci e si mantengono a in buon livello. Ma di certo, investire in sostenibilità, è produttivo

Moda italiana green? Un sogno possibile ma ancora lontano. Sono sempre di più, infatti, le aziende di moda italiane che scelgono la sostenibilità. Solo poche, però, fanno davvero scelte efficaci e durature. È una fotografia in bianco e nero quella che emerge dal report Moda e Sostenibilità 2022 elaborato da Cikis, società di consulenza milanese che aiuta le aziende e i brand della moda ad attuare strategie e piani operativi sostenibili. Secondo il report, infatti, a fronte di un incremento importante delle aziende che investono in sostenibilità, diminuisce il numero di quelle che si trovano ad un livello avanzato di sostenibilità.

Atelier di moda

Foto Shutterstock

Il report fotografa lo status della moda italiana green

Il Report Moda e Sostenibilità 2022  raccoglie insight qualitativi e dati strutturati di 48 brand e 47 aziende della filiera italiani, con fatturato superiore a un milione di euro.  “Il primo dato che emerge è molto positivo – spiega Serena Moro, Founder di CIkis – secondo la nostra ricerca oggi in Italia il 99% delle aziende di moda investe in sostenibilità o ha intenzione di farlo, a conferma che una svolta green è sempre più richiesta e apprezzata: già l’anno scorso le aziende che investivano in sostenibilità erano l’89%, ben il 45% in più rispetto al 2020”.

Moda italiana green, scelte sostenibili per essere competitivi

Ciò che spinge le aziende a investire verso percorsi sempre più sostenibili è sicuramente la competitività (driver per il 57,7% delle aziende). La necessità di essere competitivi è inevitabilmente legata alla richiesta da parte del mercato: la crescente sensibilità dei consumatori nei confronti di scelte etiche e green (ad esempio rinunciare alla fast fashion) è, infatti, un motivo sufficiente ad investire per il 32% delle aziende. Per un’azienda su dieci, invece, la necessità di essere competitivi è legata all’ottimizzazione dei processi produttivi, a dimostrazione che esiste un forte legame tra sostenibilità, efficienza e vantaggi economici.

Il boom della moda italiana green e sostenibile ha però un ostacolo: mentre la quasi totalità delle aziende di moda investe in sostenibilità, molte meno sono quelle che hanno davvero consapevolezza di quali siano le pratiche che hanno un risvolto davvero importante dal punto di vista dell’impatto ambientale e sociale. Il report, però, ci parla anche di aspetti da rivedere.

C’è un calo di aziende di livello avanzato

Detto in soldoni: cambiare packaging e fare la raccolta differenziata negli uffici non è sufficiente per classificarsi a un livello avanzato di sostenibilità. Per questo, se da una parte le aziende che si trovano a un livello base o intermedio stanno aumentando, anche per via dell’ingresso di nuove aziende nell’ambito green, dall’altra è meno incoraggiante che, rispetto all’anno scorso, sia stato riscontrato addirittura un calo pari al 15,2% delle aziende che si trovano ad un livello avanzato di sostenibilità.

Preoccupante il rischio di greenwashing

A questo neo, se ne aggiunge un altro, ancora più preoccupante, ovvero il rischio greenwashing. Il fatto che meno aziende si trovino ad un livello avanzato di sostenibilità denota, infatti, che molte abbiano una percezione del proprio impegno green che non corrisponde per niente alla realtà. Il livello di sostenibilità delle aziende è calcolato sia sulla quantità delle pratiche implementate, sia sulla rilevanza delle stesse. Dal report di Cikis emerge che il 22,1% delle aziende di moda italiane si sopravvaluta: l’autovalutazione media delle aziende ad un livello base di sostenibilità l’anno scorso era di 4,5 su 10, mentre quest’anno è salita a 6 su 10. Ma la sopravvalutazione della rilevanza delle pratiche implementate corrisponde a un alto rischio greenwashing. 

Esistono anche i casi molto virtuosi

Ci sono, ovviamente, i casi molto virtuosi rappresentati da quelle aziende, che registrano una maggiore percentuale di pratiche rilevanti. E se esistono piccole realtà che riescono a mettere in pratica azioni sostenibili tout court, ci sono anche molte aziende che riescono a farlo proprio grazie alla maggiore disponibilità finanziaria la presenza di un team dedicato alla transizione sostenibile, in grado di gestire un numero maggiore di pratiche sostenibili e con maggiore efficacia.

Manichino moda

Foto di Roberto Martinez / Unsplash

Il settore moda deve agire lungo l’intera catena

Il settore moda, secondo Fashion on Climate, deve agire in modo sistemico lungo l’intera supply chain. Inizia ad emergere, per esempio, una parziale consapevolezza sull’importanza della scelta dei tessuti e dei materiali: il 48% delle aziende ha dichiarato di aver introdotto o incrementato l’utilizzo di materiali preferred, ovvero materiali a ridotto impatto ambientale o che tutelano i diritti sociali. Solo il 16,8% di queste, però, li ha integrati per più del 75% sulla collezione totale. Il 47,4%, invece, li ha introdotti per meno del 25%. Ancora poco sentita è l’importanza dell’economia circolare legata ai tessili, citata come priorità solo dal 7,4% delle aziende. Pochissime aziende (2%), inoltre, investono in compensazione delle emissioni. Se si parla di tutela dei lavoratori e di welfare aziendale, invece, la sensibilità è in aumento: gli investimenti salgono al 40%, con un incremento del 66,7% rispetto al 2021.

Investire in sostenibilità conviene

Dal report di Cikis emerge che gli investimenti in sostenibilità non sono auspicabili solo per motivi etici, competitivi e di compliance, ma anche per motivi economici. Il 63% delle aziende ha dichiarato che le scelte green non sono state un costo, ma un investimento che ha generato un ritorno positivo (il 59% di queste ha dichiarato di aver ottenuto il ritorno economico entro tre anni dall’implementazione delle nuove norme).

E di sicuro nella transizione aiuta la preparazione. Poter contare su esperti e consulenti di sostenibilità pare garantire una marcia in più (nel report Cikis emerge che l’81% delle aziende che si sono affidate a consulenti ha ottenuto un ritorno positivo dell’investimento raggiungendo livelli di sostenibilità con maggiore facilità).

Maria Enza Giannetto

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