Wise Society : Le aziende lombarde puntano sulle donne
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Le aziende lombarde puntano sulle donne

Il nuovo Piano d'area per le Pari Opportunità vuole sperimentare, in aziende di Milano e provincia, politiche favorevoli alla parità tra uomini e donne nel lavoro. Per superare gli aspetti più critici della condizione femminile. Dalla carenza di servizi, al precariato, dall'accesso alla professione alle difficoltà di carriera

di Francesca Vercesi
20 ottobre 2010

I fari si accendono sulle pari opportunità. Questa volta con un obiettivo ben preciso: farle diventare un vero e proprio modello organizzativo all’interno delle aziende e non più solo un’ipotesi virtuosa o un argomento di discussione accademica. I buoni esempi, in giro per il Paese non mancano, soprattutto nei casi di realtà imprenditoriali ben strutturate che possono permettersi di affrontare politiche di investimento a lungo termine nell’ambito delle cosiddette “risorse umane”.

 

Men And Women Waiting, Patrick Sheandell O'Carroll/PhotoAlto/CorbisA Milano e provincia, per esempio, è appena partito un progetto che si propone di sperimentare in un gruppo di aziende del territorio lombardo l’applicazione del metodo “Poar”, ovvero Piano d’area per le Pari Opportunità, come strumento per accompagnarle verso la certificazione di Qualita’ anche nelle Pari opportunita. E sono già sette le aziende che parteciperanno al progetto, finanziato dal Ministero del Lavoro, promosso dal Centro Studi Progetto Donna in collaborazione con l’Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Milano. E sono: Amsa, Atm, Arpa, Azienda ospedaliera Salvini (Garbagnate Milanese), Banca Popolare, Fumagalli (Como) e Milanosport. «Il metodo Poar è finalizzato all’individuazione dei punti di forza e di debolezza in un’ottica di pari opportunità tra uomini e donne in campo lavorativo, alla creazione di un piano di intervento per ottimizzare l’organizzazione aziendale e la gestione delle risorse umane», commenta Roberta Bortolucci, presidente nazionale del Centro Studi Progetto Donna. E conclude: «Si tratta di studiare i processi organizzativi come la selezione del personale, la formazione, lo sviluppo di carriera per poi rielaborarli con l’introduzione di politiche di pari opportunità, affiancando il personale e i dirigenti».

 

Del resto, secondo i dati emersi dall’indagine Manageritalia 2009 su 51.767 dirigenti in Lombardia, 44.810 sono uomini e 6.957 donne. Mentre da una ricerca della milanese Gea (Consulenti associati di direzione aziendale) “Donne: motore per lo sviluppo e la competitività” emerge che su 11.730 posizioni dirigenziali in Lombardia, il 7,6 percento è occupato da donne. Un dato è certo, però: le acque, in alcuni casi, si stanno muovendo. All’Amsa, l’azienda milanese attiva nella raccolta dei rifiuti storicamente maschile, dal 7 percento del 2007 a oggi le donne sono l’11 percento. Niente di rivoluzionario, ma indicativo del fatto che qualcosa accade, soprattutto se si considera che la professione di operatore notturno probabilmente continuerà a essere appannaggio degli uomini. Mentre all’Atm, l’azienda dei trasporti di Milano, la presenza femminile è al 7 percento e quella in ambito dirigenziale sale al 12 percento. Il gruppo offre un 30 percento di indennità per sei mesi di gravidanza, tre asili nido (più uno che sta nascendo), politiche a sostegno della conciliazione tra la vita lavorativa e quella familiare, maggiori investimenti in comunicazione e formazione nei confronti delle diversità e delle pari opportunità. La finanza, invece, è sempre più orientata al rosa. In Banca Popolare di Milano, le donne coprono il 46 percento. Su 6 mila assunti su tutto il territorio nazionale, il dato è cresciuto del 5 percento negli ultimi cinque anni. Inoltre, a livello manageriale, su cento persone, sono una decina le donne con un profilo professionale di alto livello. Il gruppo bancario ha creato al suo interno un progetto chiamato “Poesia” (pari opportunità e sostegno in azienda): il 15 percento del personale ha un part time, ci sono le colonie per i figli dei dipendenti, gli asili nido e i rimborsi sanitari legati alla gestione della famiglia oltre ai permessi retribuiti.

Businesswoman Holding a Document, Randy Faris/Corbis

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