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Il Conto Energia: un aiuto per installare impianti a basso impatto

E’ il programma europeo di incentivazione. Vediamo di cosa si tratta, come accedere, quali sono i costi e i contributi. Tracciamo i vantaggi e i punti deboli. A cominciare dalla mancata preparazione delle banche e delle istituzioni

di Giampiero Corona
14 Dicembre 2009

 

 Pannelli solari su un tettoIl Conto Energia (C.E.) è il nome dato al programma europeo di incentivazione per la produzione di elettricità da fonte solare mediante impianti fotovoltaici, non termici, connessi alla rete elettrica nazionale. Arriva in Italia con la Direttiva comunitaria per le fonti rinnovabili n.2001/77/CE recepita dal nostro Ordinamento giuridico con il D.Lgvo 387/2003. L’agevolazione consiste nella concessione da parte dello Stato di un incentivo che dura 20 anni. Le modalità di irrogazione sono diverse e dipendono dal tipo di impianto, dalla grandezza dello stesso e dalla posizione geografica in cui si intende realizzarlo. In poche parole lo Stato si assume l’onere di rimborsare le rate del prestito contratto per la realizzazione dell’impianto (per maggiori dettagli vedere l’esempio).

L’eventuale energia prodotta in più può essere rivenduta all’Enel attraverso la stipula di un apposito contratto  oppure può essere usata in seguito quando ce ne sia bisogno. Praticamente viene contabilizzata la produzione ed il consumo e a fine anno di fa il conguaglio. Vi possono aderire imprese e privati cittadini che intendono realizzare un impianto fotovoltaico sulla propria azienda o abitazione, contribuendo così, in primis, alla riduzione dell’inquinamento (obiettivo primario che ha dato corpo alla dir. CE) e all’abbattimento dei costi dell’energia elettrica. Come è facile intuire la realizzazione degli impianti è particolarmente onerosa ciò non toglie che sia l’incentivo sia la possibilità di produrre energia pulita per i propri bisogni  ha suscitato un significativo interesse di molti che per far fronte alla spesa per la realizzazione dell’impianto, devono rivolgersi ad istituti bancari per l’ottenimento di un congruo finanziamento. Dal canto loro, le banche, per poter concedere il finanziamento hanno dovuto  conformarsi alla normativa di settore impegnandosi a concedere un prestito che deve rispondere ad alcuni specifici requisiti: tassi agevolati, assenza di fideiussori o ipoteche sull’immobile. Il contributo statale, infatti, costituisce l’unica garanzia che l’istituto di credito potrà chiedere.  

Purtroppo all’adeguamento alla normativa non è corrisposto un immediato adeguamento funzionale degli Istituti di credito che si sono spesso trovati impreparati di fronte alle richieste del cittadino convinto della bontà del progetto il quale rischiava così di essere  dirottando verso prodotti finanziari con interessi di ben altro tenore. Evidentemente il tempo è stato galantuomo perché, anche se a distanza di qualche anno (i primi impianti risalgono al 2005), gli istituti bancari hanno cominciato a rispettare la normativa comunitaria concedendo i crediti e favorendo contestualmente il mercato. Anche le istituzioni sono intervenute con provvedimenti di snellimento dell’iter burocratico per la realizzazione dell’impianto. L’istanza può essere presentata direttamente all’impresa installatrice che provvederà ad eseguire gli adempimenti burocratici e a rivolgersi al sia GSE (Gestore Servizi Energetici) che al comune per eventuali autorizzazioni (generalmente basta una dichiarazione di inizio attività). Contestualmente si presenta istanza all’istituto di credito che erogherà il prestito una volta ottenute le autorizzazioni o il nulla osta del GSE.  Al cittadino non rimane altro quindi che sapersi districare, fra le miriadi di aziende che sono fiorite nel settore, cercando si evitare chi forse ha fiutato solo un facile guadagno.

 

 

 

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