Wise Society : I morti del tessile in Bangladesh. Ecco le azioni dei brand coinvolti
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I morti del tessile in Bangladesh. Ecco le azioni dei brand coinvolti

Ancora due incidenti con migliaia di morti e feriti. Stragi dovute alla mancanza di controlli e sicurezza nelle fabbriche tessili. Dove gli operai per meno di quaranta dollari al mese rischiano la vita.Governo, imprenditori locali e brand internazionali sono chiamati a garantire condizioni dignitose

Chiara Bondioli
4 giugno 2013

Image by © K. M. Asad/Demotix/CorbisDopo oltre un mese dall’ultimo tragico incidente che ha causato nuove morti tra gli operai tessili in Bangladesh, sono in corso le trattative per il risarcimento delle vittime sia dell’incendio divampato nella fabbrica Tazreen lo scorso novembre sia del crollo il 24 aprile del palazzo Rana Plaza, un’altra realtà del tessile bengalese.

Stragi che hanno acceso i riflettori su uno scenario lavorativo che vede 4 milioni di persone impiegate nel settore tessile per uno stipendio medio inferiore ai 40 dollari al mese e con un margine di rischio, dovuto alla pessime condizioni di sicurezza, molto alto. Per questo motivo la mobilitazione di vari organismi a livello internazionale ha l’obiettivo di spingere i marchi che hanno dislocato parte della produzione a dialogare con le istituzioni locali per controllare lo stato degli edifici e perché facciano pressione sui proprietari delle singole fabbriche in modo da garantire condizioni di lavoro e di vita dignitose ai lavoratori.

Il tessile rappresenta l’80% dell’export del Paese, che versa in condizioni di estrema povertà, e questa situazione drammatica potrebbe spingere molti brand internazionali a spostare la loro produzione in altre nazioni: una decisione che si tradurrebbe in una perdita economica di enorme portata.

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I marchi coinvolti nell’incendio della Tazreen

Come rileva la Campagna Abiti Puliti, la somma totale del risarcimento delle 112 vittime della Tazreen ammonta a 4,5 milioni di euro di cui metà sarà a carico del governo bengalese, dell’associazione dei datori di lavoro (BGMEA) e degli stessi datori di lavoro. Il 45% viene chiesto invece ai brand internazionali, tra i principali committenti dei prodotti realizzati in fabbrica. Ma come hanno reagito i marchi coinvolti?

Al tavolo si sono seduti C&A, KIK e El Corte Ingles e di questi solo C&A ha per il momento concordato il suo impegno «a pagare i salari e le spese mediche per i lavoratori infortunati, a valutare la loro offerta, a fornire sostegno finanziario per i figli degli operai deceduti oltre a pagare la somma di 100 mila Taka (circa 980 euro) a ogni famiglia inclusa nel processo»  viene riportato nel comunicato diramato dalla Campagna Abiti Puliti. Dove si legge anche che Piazza Italia, nonostante siano stati rinvenuti dei capi con le etichette del marchio, ha invece negato di avere avuto alcun rapporto con l’azienda fornitrice.

Le multinazionali americane come Walmart, Sears/Kmart, Enyce e Disney hanno rifiutato di pagare alcun risarcimento e di partecipare all’incontro.

Image by © Suvra Kanti Das/Demotix/Corbis

I risarcimenti per Rana Plaza

Sempre come riporta la Campagna Abiti Puliti, per le altre fabbriche del Rana Plaza, dove sono morte 1127 persone e 1650 rimaste ferite, si prevede un risarcimento di circa 54 milioni di euro.

Finora solo alcune aziende hanno riconosciuto, direttamente o come risultato di inchieste fatta dai media, di avere avuto rapporti con le fabbriche del Rana Plaza e sono: Benetton (Italia), Bon Marche (UK), Camaieu (Francia), Cato Fashions (USA), The Children’s Place (USA), El Corte Ingles (Spagna), Joe Fresh (Loblaw, Canada), Kik (Germania), Mango (Spagna), Manifattura Corona (Italia), Matalan (UK), Premier Clothing (UK), Primark (Uk/Irlanda), Matalan (UK), Texman (Danimarca), Walmart (USA) e YesZee (azienda che, sottolinea la Campagna Abiti Puliti in un comunicato, «Nonostante siano state trovate loro etichette tra le macerie e abbiano confermato alla Campagna Abiti Puliti telefonicamente che si rifornivano tramite un agente, ha minacciato di ricorrere a vie legali qualora il suo nome fosse associato alla tragedia»).

Image by © Darren Johnson/Demotix/Corbis

L’accordo di Benetton con BRAC

Diversa la posizione di Benetton che ha stretto un accordo con BRAC, una delle prime ONG al mondo, e tra le organizzazioni che hanno saputo fornire, nella maniera più tempestiva, immediata assistenza alle vittime della tragedia. Gli impegni assunti dal Gruppo rientrano nel campo di azioni promosse dall’ONG BRAC.

“Nel contesto di questa partnership, Benetton Group si impegna a fornire nell’immediato un primo aiuto finanziario per arti artificiali e interventi chirurgici rivolti alle persone rimaste ferite nel crollo del Rana Plaza. Stiamo inoltre sviluppando, in stretta collaborazione con BRAC, un programma a lungo termine principalmente focalizzato sulle famiglie che hanno perso la loro unica fonte di reddito in seguito alla disgrazia, e che prevede inoltre diverse forme di supporto, tra le quali interventi di assistenza psicologica e di riabilitazione per le vittime rimaste ferite e corsi di formazione per i lavoratori” ha dichiarato Biagio Chiarolanza, Amministratore Delegato di Benetton Group.

Image by © Darren Johnson/Demotix/Corbis

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