Wise Society : Gli umoristi del quotidiano
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Gli umoristi del quotidiano

Riderci sopra. Non è soltanto un modo di dire. O un consiglio per sdrammatizzare. Ma una vera e propria tecnica che si impara all'Università. Per modificare modelli di pensiero e schemi fissi di comportamento.Con l'obiettivo di abbassare il grado dei conflitti e vivere meglio

di Francesca Tozzi
23 Settembre 2010

Matteo Andreone, attorePuò l’umorismo aiutarci a uscire da una situazione di stallo nella vita e nel lavoro? Ne è convinto Matteo Andreone – attore, autore, regista teatrale, ricercatore e docente di Pensiero Umoristico applicato alla formazione e allo sviluppo delle risorse umane – che insieme al suo collega Rino Cerritelli, con cui ha fondato l’Accademia Nazionale del Comico a Roma, ha presentato all’Università di Hong Kong i risultati dell’applicazione in diversi contesti dei meccanismi comici allo scopo di modificare modelli di pensiero e schemi di comportamento. Il metodo, sperimentato dal 2001 al 2010 su più di 3 mila persone, si è dimostrato molto efficace in ambito aziendale, in particolare nel public speaking, nella risoluzione dei problemi e nella gestione positiva dei conflitti.


Come si fa a usare il pensiero umoristico in modo risolutivo nella vita di tutti i giorni?


È più una questione di allenamento che di applicazione di tecniche: non esiste la battuta risolutiva che vada bene per una specifica situazione ma la battuta efficace perché detta al momento giusto. Per questo è più importante avere l’adeguata forma mentis, trasformarsi per acquisire quella capacità di improvvisazione che ti consente di utilizzare l’umorismo in modo naturale, senza imporlo agli altri. Questa è la differenza fra umorismo di vita e umorismo costruito su un obiettivo.


Umorismo stageE come ci si allena?


Il primo stadio è imparare a ridere delle cose che ci circondano per riuscire a trasformare la situazione, e lo si fa attraverso gli “esercizi di ricollocazione”. Immaginiamo una situazione potenzialmente ansiogena: devo presentare un mio lavoro in pubblico e sono quasi paralizzato dalla paura del giudizio degli altri o da quella di sbagliare o di non rendere al meglio. Qui si può applicare il meccanismo dell’ “esasperazione delle cause e delle conseguenze” ovvero isolo la situazione e porto le mie paure agli estremi, visualizzandole. Cosa mai potrebbe succedermi come conseguenza di un mio errore? I colleghi potrebbero insultarmi e inseguirmi con un randello, potrebbe irrompere la polizia per arrestarmi, il capo potrebbe spararmi… Cosa potrebbe interrompere la mia esposizione? Potrei inciampare sul proiettore facendolo crollare addosso alla prima fila, un colpo di vento potrebbe portare in giro per la sala i fogli della mia relazione… può sembrare assurdo all’inizio, ma funziona perché tutte le situazioni, anche le più serie, diventano comiche se ne si esagerano le dinamiche. Ridere delle proprie incongruenze e paure non è facile, anche se non hanno fondamento. E nemmeno è immediato saper ridere di una situazione che tutti stanno prendendo seriamente. Per questo i nostri incontri formativi di Humor Working durano una mezza giornata e sono focalizzati di volta in volta su un solo meccanismo.


Umorismo stageNon c’è il rischio di essere fraintesi?


Si, c’è. Per questo, oltre ad assumere uno sguardo umoristico sulle cose, è importante saper comunicare agli altri il nostro punto di vista. Per farlo bisogna sviluppare un proprio linguaggio umoristico prendendo coscienza delle nostre particolarità e trasformandole in risorse. Nessuno di noi è “normale” nel senso di standard: ognuno di noi è o è stato ridicolo, inadeguato o imperfetto. Il problema è che nel tentativo di mascherare i nostri difetti uniformandoci agli altri o inseguendo un ideale di perfezione, inibiamo il nostro linguaggio comico naturale e togliamo efficacia alla nostra comunicazione. I bambini non lo fanno, sono spontanei, per questo ci fanno ridere di cuore. Un certo modo di muoversi, di parlare, un accento marcato… i comici ricreano questi elementi per costruirsi addosso un personaggio divertente, noi dobbiamo usarli per personalizzare il nostro modo di comunicare e renderlo più empatico.


Esiste un modo umoristico per gestire i conflitti?


Sì, e anche in questo caso è basato sull’empatia. Astrarsi dalla situazione in questo caso va bene ma non troppo. Vedere dall’esterno dei colleghi che litigano ferocemente durante una riunione dicendo le stesse identiche cose fa ridere, è una situazione buffa. Ma approcciare un collega furibondo facendoglielo notare con atteggiamento calmo e distaccato non smusserà il conflitto ma contribuirà a farlo imbufalire ancora di più. Dobbiamo saper porci a un livello conflittuale simile al suo abbassandolo di un grado.


Cosa significa?


Se lui è in un grado di conflittualità “assoluto” ovvero “sono talmente prevenuto nei tuoi confronti che ti sono contro qualsiasi cosa tu dica”, noi adotteremo il grado subito sotto, il “radicale” ovvero “le tue argomentazioni mi rendono ostile”. Se lui è radicale potremmo provare a farlo scendere al grado di conflittualità “dichiarata” ovvero “non sono d’accordo con quello che dici” per poi scendere ancora di un grado fino al “diplomatico” che pur nella disparità di vedute lascia trasparire la stima personale. Mai saltare i passaggi. Se approcci un assoluto o un radicale con un atteggiamento “diplomatico” lui si sentirà preso in giro.


Va bene, ma in pratica come si fa ad abbassare di un grado?


Se ci aggredisce con una serie di accuse, noi isoliamo e diamo importanza a una frase del suo discorso, costringendolo per un attimo a interrompere il flusso del suo pensiero. Può essere un’osservazione o una domanda che non c’entra con l’argomento della discussione: l’importante è che si agganci a qualcosa che lui ha detto, così non potrà pensare che non lo stai ascoltando.


Un esempio?


Ipotizziamo che la persona per rinfacciarci una cosa che abbiamo fatto elenchi una serie di azioni che è stata costretta a fare fra cui prendere un taxi. A questo punto, se noi interveniamo con un’osservazione del tipo “a proposito, domani c’è lo sciopero dei taxi” spiazzeremo per un istante il nostro interlocutore; quando tornerà alle sue recriminazioni sarà già un po’ smontato. È un modo per abbassare la temperatura. Se conosciamo i suoi gusti possiamo azzardare interventi più personali dicendo cose che possono intercettare i suoi interessi. Per esempio, se nella recriminazione è coinvolta una location dove a breve si terrà un concerto che potrebbe piacere al nostro interlocutore, si può provare a spezzare il suo discorso facendoglielo presente. È un rischio e può sembrare assurdo, ma è così che funziona il pensiero umoristico.

 

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