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Combi Mais, premio al cereale sostenibile coltivato con meno acqua

La Confagricoltura riconosce il valore dell'agricoltura di precisione del progetto nato sulla spinta di Expo

Mariella Caruso/Nabu
9 agosto 2019

Produrre mais di “qualità in quantità”. E farlo, soprattutto, utilizzando meno acqua e risparmiando sui costi. È stata questa la scommessa che, nel 2014, ha animato Mario Vigo pronto a cercare soluzioni per il calo della produzione italiana di mais, cereale fondamentale nell’industria alimentare, in quella zootecnica e anche in quella energetica. Una scommessa vinta perché il progetto, a trazione milanese,  ha da poco ottenuto il secondo premio nazionale di Confagricoltura, nella categoria “innovazione” grazie al protocollo Combi Mais Idrotechnologies, evoluzione del progetto originario. Il protocollo premiato permette la coltivazione sostenibile del mais ed è in grado di semplificare il lavoro degli operatori e ottenere in modo altamente efficiente più produttività, qualità, e anche maggiore redditività nella produzione di granella di mais per uso alimentare.

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Il procedimento elaborato da Combi Mais è in grado di semplificare il lavoro degli operatori e ottenere in modo altamente efficiente più produttività, qualità, e anche maggiore redditività nella produzione di granella di mais per uso alimentare, Foto: ufficio stampa

 

ALLE ORIGINI – Quando il progetto nacque si chiamava semplicemente Combi Mais. E la spinta fu quella di Expo 2015. Realizzato a Mediglia, Comune del Milanese dove è attiva l’Azienda Agricola Folli di Mario e Alberto Vigo, fu sviluppato all’inizio su superficie di circa 10 ettari con l’obiettivo della partecipazione proprio all’esposizione internazionale che aveva come tema “Feeding the planet”. A patrocinarlo anche Innovagri, associazione che aggrega agricoltori con il comune obiettivo di promuovere e divulgare le tecniche innovative in agricoltura, di cui lo stesso Mario Vigo è presidente. Oggi gli ettari coltivati sono 30 e il progetto – che di fatto è una sinergia di aziende (Syngenta, Netafim, Unimer, Cifo, Khun, Deutz Fahr, Topcon Agriculture) impegnate sul fronte comune di ricerca e innovazione – è arrivato alla sua sesta innovazione.

IL PREMIO INNOVAZIONE – Questo premio riconosce, di fatto, il valore del progetto e lo pone come modello per l’agricoltura del futuro e del precision farming, ovvero l’agricoltura di precisione in virtù della quale ogni singolo intervento agronomico tiene conto dell’esigenza reale della coltura e delle caratteristiche del suolo. Un risultato importante che si va a sommare a quelli già raggiunti che connotano quella Combi Mais come una delle metodologie più all’avanguardia per produrre, appunto, mais di “qualità in quantità”. Successo confermato anche dai dati: nella campagna Combi Mais 2018, è stata raggiunta una produzione media di oltre 16 tonnellate per ettaro di granella secca, con punte parcellari di oltre 20 tonnellate.

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mario Vigo, ceo di Combi Mais, foto: Ufficio Stampa

LA FILIERA – Il progetto Combi Mais nel 2018 è entrata nel circuito Il Viaggiator Goloso, ovvero la linea dei prodotti “top” dei supermercati a insegna IPER, UNES, U2, presso i quali viene commercializzata la farina per polenta ottenuta dalla granella. Si tratta, quindi, di un progetto di filiera completo che dal campo arriva direttamente al consumatore finale, grazie alla produzione di granella sana e sicura. L’attento e continuo monitoraggio lungo tutte le fasi produttive mantiene, infatti, sotto controllo le micotossine che possono svilupparsi sul mais.

SOSTENIBILITÀ – Non è tutto. Combi Mais è un progetto all’insegna della sostenibilità sociale, economica e anche ambientale sia perché permette di risparmiare nell’utilizzo dell’acqua e degli altri fattori di produzione, sia perché sostiene la biodiversità. Lungo i bordi dell’appezzamento è coltivata un’area “Operation Pollinator”, una superficie seminata con essenze specifiche a fioritura scalare ricche di polline, habitat idoneo a garantire la riproduzione di insetti pronubi e rifugio anche per piccoli mammiferi e uccelli, a dimostrazione che un’agricoltura produttiva può convivere con un ambiente vivo e ricco di biodiversità. Un messaggio forte, in grado di creare una percezione positiva dell’agricoltura.

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