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Bulgarelli: ecco come si diventa la prima azienda al mondo del fashion labelling carbon positive

Investire in sostenibilità oggi per costruire un vantaggio competitivo domani e dare al tempo stesso una mano al pianeta. È la sfida (vinta) di quest'impresa di Carpi che, puntando tutto sul green, sta conquistando le più grandi maison della moda

Dina De Fina
10 Aprile 2021

L’Italia è fatta di tante eccellenze, alcune che saltano subito all’occhio, come possono essere ad esempio i brand del fashion, altre meno appariscenti, che rimangono dietro le quinte, ma in grado di dar vita a prodotti non meno interessanti e anche belli. Una di queste è la Bulgarelli Production, eccellenza del Made in Italy che ha fatto dei cartellini e delle etichette sostenibili, a impatto zero, il proprio core business, capace di conquistare proprio per questo suo preciso posizionamento grandi maison della moda come Lvmh, Kering, Moncler, Monnalisa, Max Mara, solo per citarne alcune.

Bulgarelli è, infatti, la prima e unica azienda al mondo del settore del labelling per il fashion – un settore quanto mai importante in quanto fornisce le informazioni sui prodotti al consumatore e che sempre più assumerà un ruolo strategico in un’ottica di tracciabilità e maggiore trasparenza sulla filiera – a poter vantare la certificazione “carbon positive”, vale a dire un’impronta ambientale più che neutra, che cioè assorbe una quantità di CO2 dall’ambiente maggiore di quanta ne produce, per l’esattezza con un saldo positivo di 300 tonnellate l’anno. 

Abbiamo intervistato il Ceo dell’azienda di Carpi, Davide Bulgarelli, che ci spiega come si fa a essere carbon positive e come, proprio in forza di tale scelta, si possa creare un vantaggio competitivo sulla concorrenza.

Bulgarelli

Davide Bulgarelli, Ceo dell’azienda di Carpi che è la prima prima e unica azienda al mondo del settore del labelling per il fashion a poter vantare la certificazione “carbon positive”.

Carbon positive è un traguardo non da poco nel vostro settore…

In realtà siamo gli unici ad averlo raggiunto e non perché siamo stati un po’ più veloci, ma perché tutti gli altri non l’hanno nemmeno iniziato il percorso, nel senso che se dovessi fare la metafora di una maratona, dove noi abbiamo appena annunciato di aver tagliato il traguardo e siamo al 42° chilometro, gli altri potrebbero essere al 15° o al 20° chilometro o non hanno addirittura nemmeno iniziato. Quello che si vede, e talvolta si ostenta anche in giro, spesso altro non è che greenwashing.

La sostenibilità è un tema caldissimo in questo momento e tutte le aziende si rendono conto di quanto sia importante mostrare ai clienti il proprio impegno in tal senso, che però spesso si limita alla creazione di un articolo totalmente sostenibile, che però rappresenta solo una piccolissima parte dell’intera produzione. Queste sono iniziative che in ottica sostenibilità servono sostanzialmente a niente, se non dal punto di vista marketing a far credere alla propria clientela di essere attivi su quel fronte.

Bulgarelli

Il core business della Bulgarelli è rappresentato dai cartellini e dalle etichette a impatto zero.

Nella pratica cosa vuol dire diventare carbon neutral o, meglio ancora, carbon positive?

Una cosa in cui molti credono è che basti piantare alberi per compensare il proprio impatto: per esempio, la mia attività impatta cento, bene, pianto cento alberi per compensare il mio impatto e così divento carbon neutral. In realtà non è così semplice. Il protocollo della carbon neutrality prima di tutto dice che l’azienda deve impegnarsi a mitigare le proprie azioni, deve cercare di capire quali sono le proprie fonti di emissione principali, comprendere quali sono quelle migliorabili, fare tutto il necessario per abbassarle. Una volta che ha fatto tutto quello che può per ridurre al massimo le emissioni, solo a quel punto, la restante parte va compensata con delle piantumazioni.

Noi abbiamo fatto questo, prima di tutto abbiamo fatto un forte processo di mitigazione delle emissioni, abbiamo implementato il nostro sistema di fotovoltaico al punto tale che il 95% dell’energia che consumiamo viene da fonti rinnovabili. Tutti gli sfridi di carta di produzione dei cartellini li ricicliamo: 90 tonnellate di carta riciclate ogni anno. Una serie insomma di macro e micro azioni, come per esempio eliminare dai distributori automatici tutte le plastiche, sostituire gli accessori plastici con bioplastiche, che sono biodegradabili e compostabili, e così via.

Sul nostro sito web tutto quello che dichiariamo è documentato, nella massima trasparenza, tanto da arrivare al punto che ci sono le mappe di tutti gli interventi, di tutti i boschi in cui abbiamo fatto piantumazioni, di quelli già esistenti da gestire e tenere in ordine – paradossalmente costa più quello che piantumare alberi nuovi – e via dicendo. La cosa più importante per avviare un processo virtuoso è alfabetizzarsi, perché ancora oggi sono in tanti che non sanno nemmeno che cos’è la carbon neutrality.

Bulgarelli

Il 95% dell’energia che la Bulgarelli Production consuma proviene da fonti energetiche rinnovabili.

Quali certificazioni possono venirci in aiuto per capire se l’impegno di un’azienda è reale o solo di facciata?

Anche qui, spesso capita di vedere, aprendo le pagine web di aziende anche medio grandi, di trovare menù a tendina in cui è elencata tutta una serie di certificazioni, talvolta anche inesistenti, relative alla sostenibilità. Molte lasciano il tempo che trovano. Noi abbiamo, fra le altre, la certificazione, rilasciata da ente terzo, SA8000-Social Accountability di filiera per la responsabilità sociale, lo standard accreditato riconosciuto a livello internazionale che risponde alle esigenze delle organizzazioni che vogliono distinguersi per il loro impegno nello sviluppo sostenibile e in particolare nelle tematiche sociali.

Investire in sostenibilità conviene anche in ottica conto economico e competitività sul mercato?

La scelta di investire in sostenibilità, fronteggiando costi nel breve termine per raccogliere benefici nel lungo periodo, ci sta premiando in termini di contratti con le maison del lusso, perché la sensibilità e l’attenzione al green sono sempre maggiori e rappresentano e rappresenteranno sempre di più una leva strategica nel business e nel rapporto con il cliente finale. I nostri prodotti garantiscono crediti di carbonio ai nostri stakeholder e questo ci rende oggi particolarmente competitivi e per questo prevediamo già nel 2021, tolto il primo semestre, una forte crescita, un effetto elastico rispetto a questa crisi, grazie anche al percorso di sostenibilità fatto e al riscontro che abbiamo avuto dal mondo del lusso.

Dina De Fina

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