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Boutique Italia: un nuovo network per far crescere e promuovere il made in Italy

Obiettivo principale valorizzare le eccellenze italiane unendo le forze e innovandole per renderle grandi (e sostenibili) sui mercati internazionali. Vediamo come con l'amministratore delegato della società Enrico Carnevali

Vincenzo Petraglia
1 Luglio 2021

Uno dei problemi fondamentali dell’italico modo di fare impresa è una certa incapacità nel creare network, nell’unire le forze, dimenticando logiche scioccamente campanilistiche, per conquistare più facilmente posizioni rispetto a paesi che in questo sono molto più bravi di noi, Francia in testa, tanto per fare un esempio.

Fra le mission di Boutique Italia c’è proprio quella di creare un network virtuoso fra le eccellenze nostrane. Nata nel 2019 come holding di partecipazioni di minoranza con l’obiettivo di accompagnare le aziende acquisite in un percorso di approdo al mercato borsistico, ha di recente rinnovato il proprio modello di business guardando alla pandemia che stiamo vivendo come un’opportunità per ripensarsi e migliorarsi. Gli azionisti hanno, infatti, arricchito l’advisory board con figure dalle competenze molto eterogenee per ampliare il ventaglio dei target d’investimento, in un’ottica di diversificazione e ponderazione del rischio, e fornire nuovi strumenti alle aziende per crescere.

La società, che si rivolge essenzialmente alle piccole e medie imprese con un occhio di riguardo ad AIM (per un percorso di quotazione calibrato proprio sulla struttura delle Pmi), e che ha tra i propri azionisti famiglie imprenditoriali e investitori istituzionali italiani ed esteri quali Banca Patrimoni Sella e Method Investments, ha l’obiettivo principale di valorizzare le eccellenze italiane facendole crescere sui mercati internazionali, innovandole e rendendole più sostenibili. Ci spiega come il suo amministratore delegato, Enrico Carnevali, anche executive manager in Banca Generali, uno insomma che di finanza e mercati se ne intende.

Enrico Carnevali

Enrico Carnevali, amministratore delegato Boutique Italia.

Enrico, il sistema produttivo italiano poggia sulle piccole e medie imprese che hanno prodotto e continuano a produrre eccellenze che molti paesi ci invidiano. Qual è il segreto di un tale successo?

Siamo un Paese di eccellenze e non solo nella moda, nel design e nell’arredamento, nella cultura, nell’agroalimentare e nell’automotive. Abbiamo diversi altri primati di cui forse si parla meno – pensiamo che nel settore manifatturiero realizziamo un surplus nella bilancia commerciale che ci colloca al quinto posto mondiale dopo Giappone, Corea del Sud, Germania e Cina – e il merito è proprio delle migliaia di imprese medio-grandi, medie e piccole che ci fanno competere sui mercati globali grazie alle capacità di essere flessibili, attive in tanti campi diversi. Queste imprese puntano su creatività, innovazione, design, diversificazione e propensione a realizzare beni quasi sartoriali per i clienti, anche in settori hi-tech come la meccanica o i mezzi di trasporto.

Altri ambiti strategici per il sistema Italia?

Beh, abbiamo anche un altro primato di cui si parla poco, quello nel machinery. Produciamo macchine di ogni genere: per l’agricoltura, gli imballaggi, la lavorazione del legno e la distribuzione di bevande e prodotti alimentari. Un comparto nel quale produciamo quasi 60 miliardi di dollari di surplus nella bilancia commerciale, che ci pone al quarto posto nel mondo alle spalle di tedeschi, cinesi e giapponesi.

E che dire poi del riciclo industriale? L’Italia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è leader europeo in questo settore, tanto che nell’ultimo anno sono stati recuperati e riciclati 47 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi, il valore assoluto più elevato di tutti i paesi europei. Così come pure deteniamo il primato in Europa nell’efficienza di energia ed emissioni, con 107 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro prodotto. Ancora, sempre in campo energetico, siamo primi al mondo per contributo del fotovoltaico nel mix energetico nazionale. Insomma, tante eccellenze e primati che rendono il nostro Paese assolutamente competitivo e innovativo!

Eppure il nostro sistema produttivo basato sulle Pmi ha un grosso limite: un’eccessiva parcellizzazione del business e una scarsa capacità di fare rete…

Uno dei nostri obiettivi è proprio quello di mettere insieme produttori affini, per fare più volumi, per unire le forze e mettere al servizio gli uni degli altri il proprio know-how, perché così, insieme, seppur piccoli, si diventa più forti ed efficienti, si condividono, e quindi diminuiscono, i rischi e ne guadagnano pertanto tutti. 

Il modello del piccolo è bello, che ha reso il nostro sistema famoso nel mondo e che rischia di essere inghiottito da altre logiche commerciali, è un patrimonio da difendere a tutti i costi e sul quale investire, sostenendolo in tutti i modi, anche attraverso la creazione di un humus pubblico – ed è anche questa una delle mission di Boutique Italia – che favorisca la diffusione a tutti i livelli di una certa cultura d’impresa. Una cultura d’impresa sana e innovativa legata la nostro modo di essere, alla via italiana di fare impresa, che va preservata e implementata dove necessita per essere in grado di affrontare meglio le attuali sfide del mercato.

Come scegliete le Pmi sulle quali investire?

Ci focalizziamo su realtà di nicchia, non per tutti, con un fatturato compreso tra i 5 ai 100 milioni di euro portando avanti una sorta di ricerca di talenti che abbiano tre caratteristiche fondamentali: aziende digitali, internazionali e meritocratiche, nelle quali cioè il management sia pagato in base ai risultati. Il nostro obiettivo è innanzitutto valorizzare le nostre eccellenze italiane e renderle grandi sui mercati internazionali, protagoniste di processi di innovazione e sostenibilità. Per questo le famiglie che hanno fondato Boutique Italia e gli advisor che la guidano, esperti nei vari ambiti del mercato finanziario con competenze molto diversificate, investono concretamente e contribuiscono in modo sostanziale alla rivitalizzazione dei processi di impresa e di mercato anche puntando alla quotazione in Borsa.

piantina

Foto: Markus Spiske / Unsplash

In pratica con le aziende che prendete, diciamo così, sotto la vostra ala come agite, che tipo di percorso gli fate fare?

Analizziamo il mercato di riferimento e i competitor cercando di aggregare quelle realtà che possono dare le une alle altre un valore aggiunto, entriamo con quote di minoranza e lavoriamo tramite il nostro consolidato know-how per dargli valore negli anni, efficientiamo e ottimizziamo i costi e cerchiamo di dare a queste aziende un respiro più ampio e risultati migliori per farle crescere e capitalizzare in una logica win-win facendole conoscere anche al mercato estero.

Accennava prima alla sostenibilità. Che ruolo ricopre nel vostro approccio al business?

È estremamente importante, c’è tanto interesse da parte dei nostri soci, e quindi dei nostri azionisti, a questo aspetto. Il futuro d’altronde, ma anche già il presente, della finanza e di un modello di business lungimirante che voglia restare competitivo nel lungo periodo sono fortemente polarizzati sul minor impatto possibile che le attività economiche hanno a livello sociale e ambientale. E sempre più non si potrà prescindere da questo aspetto.

Vincenzo Petraglia

 

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