Ecco quante sono le benefit corporation in Italia e cosa sono
Fare impresa oggi non basta più: serve anche scegliere da che parte stare. Le Benefit corporation -o società benefit, secondo la definizione italiana- rappresentano un nuovo modo di essere azienda, in cui obiettivi economici e impatto positivo su società e ambiente viaggiano sullo stesso binario.
Non si tratta di una moda passeggera, tantomeno di greenwashing. Quello di queste società è un impegno vero, scritto nero su bianco nello statuto aziendale. In Italia il numero delle società benefit cresce ogni anno, coinvolgendo startup, PMI e grandi aziende nei più disparati settori. Ma quali sono le Benefit corporation italiane? E cosa significa davvero essere parte di questa visione nel nostro Paese? In questo articolo facciamo il punto su un modello di impresa che prova a rispondere alla crisi climatica, sociale ed etica con fatti concreti, non solo a parole.

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Cosa sono le Benefit corporation
Partiamo come al solito dal cercare di dare una definizione chiara: cosa sono le Benefit corporation? Conosciute in italiano come società benefit, sono un tipo di impresa che affianca all’obiettivo di profitto uno o più obiettivi di beneficio comune. Ovvero, finalità sociali e ambientali che contribuiscano al bene collettivo.
In pratica, una società benefit opera come qualsiasi altra azienda sul mercato, ma per legge si impegna a creare un impatto positivo sulla società, sull’ambiente, sulle comunità, sulle persone e sul territorio. In più, si assicura di rendere conto del proprio operato in modo trasparente, attraverso una relazione annuale d’impatto da allegare al bilancio. Una delle azioni che compie è modificare il proprio statuto per includere questi obiettivi vincolando, in questo modo, anche gli amministratori e i dirigenti a tenerne conto in ogni decisione aziendale.
Questo è ciò che si intende con società benefit: attenzione, dunque, perché con questi termini non si parla di enti no profit. Si tratta di aziende che fanno business, che traggono profitto, ma che operano in modo sostenibile, cercando di generare valore anche oltre il (proprio) guadagno economico. Valore che può tradursi nella riduzione dell’impronta ambientale, nel favorire il benessere dei dipendenti, nel sostegno a progetti educativi o nella promozione della parità di genere. Anche lavorare solo con fornitori etici e locali è una delle finalità tipiche delle Benefit corporation.
In Italia, la forma giuridica di società benefit è stata introdotta nel 2016: è stato il primo Paese in Europa a farlo, ispirandosi al modello americano delle Benefit corporation. Da allora, sempre più aziende -piccole e grandi- stanno compiendo questo passo peer unire profitto e scopo in modo concreto.

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I vantaggi per le Benefit corporation italiane
Chi sceglie questa strada approfitta di tanti vantaggi, primo tra tutti una buona reputazione, che aumenta la fiducia da parte di clienti, investitori, partner e dipendenti. Distinguendo l’azienda come una realtà che si impegna concretamente, a differenza di chi fa solo del greenwashing.
Le società benefit godono anche di attrattiva verso investitori responsabili (e fondi ESG: Environmental, Social, Governance), che cercano aziende con una missione sociale e ambientale dichiarata. La forma giuridica di società benefit fornisce una base solida e verificabile per attrarre questo tipo di capitale.
La motivazione interna è un altro punto: le aziende che integrano valori etici nel loro statuto, in genere, hanno team più coinvolti, motivati. Le persone vogliono sentirsi parte di un progetto con uno scopo, e questo migliora il clima aziendale. Chi si sente a proprio agio lavora meglio: un circolo vizioso che può portare solo a grandi risultati.
Essendo la finalità di beneficio comune iscritta nello statuto, gli amministratori sono anche legalmente tutelati quando prendono decisioni che tengono conto dell’impatto sociale e ambientale, anche se non massimizzano il profitto immediato.
Ultimo punto, ma fondamentale (e decisamente il più importante): l’impatto positivo è reale. Le Benefit corporation hanno un impatto concreto sul mondo, fanno davvero la differenza. Dall’ambiente al benessere delle persone, contribuiscono in modo misurabile a costruire un’economia più giusta e sostenibile.

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Alcuni esempi di Benefit corporation in Italia
Dal momento in cui la forma giuridica è stata riconosciuta nel nostro Paese, sono state diverse le società benefit a sorgere e attivarsi in diversi settori. Alcune sono anche B Corp certificate, ma non è obbligatorio esserlo per essere Benefit corporation. Ad ogni modo, vediamo qualche esempio di realtà italiana che merita una menzione.
Nel settore della salute naturale c’è Aboca, un’azienda toscana che produce integratori e dispositivi medici a base di piante. È tra le prime grandi imprese italiane ad essere diventata società benefit: il suo impegno riguarda ricerca scientifica e sostenibilità ambientale al tempo stesso.
Patagonia Italy si fa portatrice dell’ideale green nel campo dell’abbigliamento outdoor. La versione italiana del noto brand americano dona parte dei suoi profitti per il finanziamento di progetti ambientalisti.
Treedom è stata la prima piattaforma nel mondo a consentire di piantare alberi a distanza e seguirne la crescita online. Azienda italiana nata nel 2010, è sia società benefit che B Corp, con progetti agroforestali attivi in tutto il mondo, spesso a sostegno di comunità locali. La possibilità di regalare un albero è anche un’idea originale (e sostenibile) per le festività.
Azienda milanese di consegne in bicicletta, UBM (Urban Bike Messengers) è una Benefit corporation italiana nata per rivoluzionare la logistica urbana in chiave ecologica e sociale. Lo stesso forte focus etico che ha anche la Bottega Filosofica, uno studio professionale che offre coaching, facilitazione e percorsi di cambiamento personale e organizzativo.
Da soffermarsi anche su Officina Naturae, società benefit dal 2020 ma realtà attiva nel campo della cosmetica sostenibile da oltre vent’anni. Impegnati nella filiera etica e nella trasparenza, producono cosmetici e detersivi ecologici, cruelty free e plastic free.

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Quante sono le Benefit corporation italiane?
Quelli che abbiamo visto? Solo alcuni esempi di Benefit corporation italiane, considerando che ci sono oltre 2.000 realtà iscritte ufficialmente ad oggi, e il numero è in costante crescita. Molte sono piccole realtà locali, start-up innovative o imprese a conduzione familiare che hanno scelto di mettere valori e impatto positivo al centro del proprio business.
A fianco dei nomi più noti, infatti, esistono centinaia di aziende che operano con discrezione ma determinazione in settori come l’agricoltura rigenerativa, l’artigianato, la tecnologia sociale, il turismo sostenibile o l’educazione ambientale. Tutte accomunate da una visione d’impresa che non si limita al fatturato, ma include persone, comunità e pianeta.
L’Italia si conferma così tra i Paesi più attivi in Europa sul fronte dell’economia a impatto positivo. E non si tratta solo di una questione etica: per molte di queste imprese, essere una società benefit rappresenta anche una leva strategica di differenziazione, attrazione di talenti e dialogo trasparente con i clienti.

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Come si diventa Benefit corporation in Italia
È chiaro che non sia sufficiente dichiararsi tale per essere una Benefit corporation in Italia. Per ottenere questo status, un’impresa deve intraprendere un percorso formale, previsto dalla legge, che passa soprattutto attraverso la modifica dello statuto aziendale.
Più nello specifico, lo statuto deve contenere l’impegno a perseguire una o più finalità di beneficio comune, cioè obiettivi sociali e/o ambientali che vadano oltre l’interesse dei soci, e descrivere il modo in cui questi obiettivi saranno integrati, da quel momento in poi, nella gestione aziendale.
Se si tratta di un’azienda già esistente, la trasformazione in società benefit richiede l’approvazione da parte dell’assemblea dei soci e l’intervento di un notaio per modificare ufficialmente lo statuto. Una volta aggiornato, l’atto va registrato presso la Camera di Commercio, con l’indicazione della nuova qualifica giuridica di società benefit.
Ma non finisce qui. Ogni società benefit deve nominare un Responsabile dell’Impatto, ovvero una figura interna (o un intero team, a seconda delle dimensioni dell’azienda) incaricata di monitorare e garantire il raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Ogni anno, poi, l’azienda ha l’obbligo di redigere una Relazione d’Impatto, da allegare al bilancio e pubblicare sul proprio sito, nella quale si descrivono le azioni intraprese, i risultati ottenuti, gli obiettivi futuri e gli indicatori di performance (KPI) usati per misurare l’impatto, secondo uno standard di valutazione esterno e credibile (es. GRI, B Impact Assessment, ecc.).
Va ricordato che la forma giuridica di società benefit è diversa dalla certificazione B Corp: mentre la prima è riconosciuta dalla legge italiana, la seconda è un attestato rilasciato da un ente terzo (B Lab) e non è obbligatoria. Anche se non è raro che si trovino di pari passo, come accade per esempio in Treedom.
Per agevolare il passaggio, infine, il legislatore ha previsto anche un credito d’imposta pari al 50% delle spese notarili e di consulenza sostenute per costituire o trasformare un’impresa in società benefit, fino a un massimo annuo stabilito.
Diventare una società benefit in Italia, seguendo tutto questo iter, significa formalizzare l’impegno a generare valore non solo economico, ma anche sociale e ambientale, con regole chiare, trasparenza nei risultati e responsabilità nella governance. Un modo per le aziende di dimostrare che stanno facendo qualcosa, attivamente, per il nostro pianeta, che si stanno dando da fare non solo per il fatturato, ma anche per il futuro.
