Wise Society : Economia elicoidale, dall’allevamento della chiocciola un modello di sostenibilità
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Economia elicoidale, dall’allevamento della chiocciola un modello di sostenibilità

L'allevamento della lumaca secondo il modello Cherasco ispira un modello di economia circolare. Se ne parla a Helix 2020 manifestazione internazionale organizzata dall’Istituto internazionale di Elicicoltura

Rosa Oliveri
25 Settembre 2020

È una delle nuove frontiere dell’economia circolare e sostenibile. L’economia elicoidale, verde e circolare, trae linfa proprio dall’allevamento delle lumache – o della chiocciola, appunto, – per diventare, a tutti gli effetti, un’opportunità di impresa green in costante crescita.

Una crescita che può essere definita elicoidale proprio perché nasce dalla chiocciola, dalle sue virtù e dalle sue peculiarità per creare opportunità di sviluppo di filiera in settori quali l’agricoltura, l’allevamento, la cosmetica e la medicina, la ristorazione, contribuendo perfino alla riqualificazione economica e sociale di interi territori rurali.

Allevamento di lumache

Foto Istituto di Elicicoltura di Cherasco

Helix 2020, la manifestazione dedicata all’economia elicoidale

All’economia elicoidale e all’allevamento sostenibile delle lumache, o meglio, delle chiocciole secondo il metodo Cherasco è dedicata la manifestazione Helix 2020 – Uomo Digitale Terra L’Elicicoltura organizzato dall’Istituto di Elicicoltura di Cherasco. L’evento si svolge dal 25 al 27 settembre 2020 a Cherasco, in provincia di Cuneo e mette al centro “La rivoluzione in atto dell’Economia Elicoidale – Spiegata, degustata, filmata e digitalizzata Da Cherasco al mondo intero“.

L’elicicoltura Metodo Cherasco 2.0, paradigma di economia sostenibile, è un modello replicabile nel settore agroalimentare e in altri settori e si offre come risposta concreta alla necessità di crescita comune e all’obbligo di condividere e sviluppare idee, innovazioni, tecnologie e contenuti.

Simone Sampò

Simone Sampò, presidente dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura Chiocciola Metodo Cherasco

La tematica digitale diventa, infatti, una chiave fondamentale per portare l’elicicoltura in una dimensione più moderna: attraverso l’applicazione della blockchain, la mappatura dei terreni e la raccolta dei dati è possibile offrire risposte sempre più sofisticate al servizio degli allevatori, incrementare il processo di tutela delle risorse naturali ed aumentare i livelli di tutela dei consumatori.

“Il nome Helix sintetizza proprio questo – sottolinea Simone Sampò, presidente dell’Istituto Internazionale di Elicicoltura Chiocciola Metodo Cherasco –. Forti dell’esperienza di oltre 48 incontri internazionali di elicicoltura e di 14 edizioni del Festival della chiocciola di Cherasco, vogliamo mettere sotto i riflettori un nuovo modello di approccio alla vita. Non vogliamo parlare di cosa non fare ma di cosa fare per creare reddito e lavoro, rispettando al 100% l’ambiente in cui viviamo e di cui siamo inscindibilmente parte. Rispettiamo la cosiddetta agricoltura biologica, ma noi puntiamo sull’agricoltura simbiotica: l’allevamento della Chiocciola Metodo Cherasco si fonda infatti sull’intreccio della catena alimentare e dei suoi attori: l’ambiente, la terra, gli animali, l’uomo e il suo lavoro legati in tutte le fasi, dalla produzione sostenibile al prodotto biologico naturale e genuino garantito al consumatore. Il tutto sfruttando il digitale che sarà un’altra grande novità del nuovo format”.

Il cambiamento che nasce dalle Chiocciole Metodo Cherasco

La Chiocciola Metodo Cherasco è il nuovo simbolo della qualità, della professionalità e della cultura imprenditoriale italiana nel mondo. Non inquina, è ricca di proteine e rappresenta un nuovo concetto di economia elicoidale perché non produce sprechi, tutto viene riutilizzato in un’ottica sostenibile.

Innanzitutto, l’elicicoltura italiana si caratterizza per la produzione esclusivamente all’aperto, con alimentazione vegetale, seminata direttamente nei recinti senza l’uso di alimentazione industriale e concentrata. La metodologia di produzione da oltre 40 anni studiata e sperimentata dall’Istituto di Elicicoltura di Cherasco utilizza le condizioni climatiche di tipo mediterraneo o continentale del nostro paese.

La filiera della lumaca acquisisce un maggiore valore attraverso l’innovativa metodologia di allevamento con la “migrazione naturale”, la commercializzazione di nuovi prodotti gastronomici, l’affermazione della macchina mullerOne per l’estrazione della bava di lumaca, la relazione con il mondo della cosmesi e della farmaceutica.

Che cos’è l’Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco

L’Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco ha sempre avuto, fin dalla sua fondazione nel 1973, un solido approccio tecnico-scientifico finalizzato al miglioramento delle efficienze degli allevamenti di lumache a ciclo naturale, con l’obbiettivo di sviluppare un metodo che garantisse la massima capacità produttiva coniugata al valore di una filiera naturale.

Tra i servizi dell’Istituto ci sono: formazione, sviluppo della progettazione e assistenza tecnica, anche all’estero, a migliaia di allevatori di lumache Helix che seguono il sistema all’aperto a ciclo naturale completo. L’istituto, infatti, collabora in maniera attiva con gli atenei italiani nell’ambito di progetti di ricerca e, in ambito internazionale, supporta molte iniziative culturali mettendo a disposizione le proprie analisi e competenze.

Allevamento elicicolo al tramonto

Foto Istituto di Elicicoltura di Cherasco

Da economia circolare a economia elicoidale

La filiera estesa della Chiocciola Metodo Cherasco è un sistema economico vincente che si espande sempre più in tutto il mondo. I suoi pilastri sono materia prima, alta tecnologia, agricoltura, cosmetica, cucina ed economia. Grande fonte di reddito, rispetta valori quali l’ambiente e la persona ed è un vero e proprio esempio di economia circolare, anzi elicoidale: un sistema completo, senza alcuno spreco dove tutto si trasforma e nulla si butta e dove a coltivazione della lumaca, ovvero la Coltura dialoga profondamente con il concetto di Cultura.

Il professor Franco Fassio, Ricercatore in Eco Design e Systemic Design, Direttore Scientifico del Circular Economy for Food HUB,
Università di Scienze Gastronomiche, ha dichiarato: “Oggi riconosco a nome della comunità accademica la struttura dell’Economia Elicoidale, una piccola branchia dell’economia circolare che ci impegniamo a studiare. In quest’ottica faccio un appello alla scienza, che deve essere in grado di dialogare con dinamiche popolari, per tornare a quella qualità, a quella sostenibilità, alle abitudini artigiane di un tempo, così da unire la cultura scientifica con quella gastronomica.”

Le proprietà e gli utilizzi della chiocciola

Ricca di proteine (13,4%) con una percentuale minima di grassi (1,2%), la chiocciola si può rapportare al pesce magro. Al naturale, una dozzina di lumache fornisce poco più di 80 chilocalorie.

La bava estratta con il metodo cruelty free

Non solo carne, però. Richiestissima è anche la loro bava soprattutto in ambito cosmetico e farmaceutico.

L’Istituto ha brevettato il macchinario MULLER ONE estrattore con modalità cruelty free definito la spa delle chiocciole. Gli animali vengono inseriti sotto le campane di vetro del Muller One, lavate con acqua ozonizzata che ha lo scopo di pulire l’animale dalla terra e abbattere le cariche batteriche, quindi viene sottoposto a un’evaporizzazione di liquido stimolante che porta le chiocciole a produrre la tanto pregiata bava per eccitazione.

Snail Therapy

Foto Istituto di Elicicoltura di Cherasco

I numeri dell’elicicoltura in Italia

  • 1.020 gli allevamenti elicicoli sul territorio italiano
    700 quelli che seguono il CMC Disciplinare Chiocciola Metodo Cherasco
  • 270 milioni di euro il volume d’affari
  • 9.300 persone che lavorano nell’indotto (ristorazione, somministrazione, conservatoria, produzione di bava, etc)
  • 80% la percentuale di chiocciole di raccolta* che vengono importate dal mercato estero
    *le chiocciole di raccolta sono animali non controllati che vengono raccolti e non allevati: questo comporta l’impossibilità di controllare la materia prima che spesso può essere contaminata perché cresciuta su terreni con metalli pesanti e la cui carne presenta caratteristiche organolettiche basse dal momento che non è possibile determinare l’età dell’animale nonché il tipo di alimentazione 3.400 gli ettari ulteriori che servirebbero per colmare il gap di produzione.
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