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Panchine giganti in Piemonte: dove sono e percorso per vederle

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18 Marzo 2026

Guida completa alle Big Bench in Piemonte: mappa, percorsi e consigli di visita

In Italia ce ne sono più di quattrocentocinquanta, e un buon centinaio di queste solo in Piemonte. La regione del tartufo, delle Alpi e delle panchine giganti, direbbe qualcuno: alcune delle più iconiche del Paese si trovano proprio qui, tra le colline più dolci d’Europa. Sentinelle colorate che invitano a guardare il paesaggio da una nuova prospettiva, a sentirsi piccoli di fronte alla natura sconfinata. A prendere aria, da un po’ più in alto del solito. Così, tra vigneti e boschi, le panchine giganti in Piemonte attirano curiosità e turisti. Queste installazioni, che a primo sguardo possono sembrare meri oggetti fotografici, si rivelano in realtà punti di osservazione lenta, la scusa per prendersi un momento di pausa consapevole. Ma anche, un buon motivo per mettersi in marcia e fare una bella passeggiata nella natura (che non fa mai male, anche a piedi nudi). Vere e proprie attrazioni, dunque, che danno valore alla natura e all’arte, promuovendo in maniera del tutto spontanea il turismo sostenibile. Scopriamo oggi dove si trovano le Big Bench piemontesi e come raggiungerle, per organizzare esperienze di connessione con il territorio in una regione sempre più sorprendente. 

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Foto Comune di Castiglione Falletto

Panchine giganti Piemonte: dove sono

Il Piemonte è una regione grande, tra le più estese d’Italia. Qui, tra alcune delle montagne più alte delle Alpi, colline a perdita d’occhio e persino un po’ di pianura, si nascondono -ma neanche più di tanto, enormi come sono- alcune delle installazioni panoramiche del Big Bench Community Project. Panchine giganti disseminate ovunque tra borghi e rilievi, e mettono a disposizione punti di osservazione e pause visive in praticamente ogni angolo della regione. Il capostipite restsa sempre la Big Bench di Clavesana, a Cuneo: fu la prima ad essere installata nel 2010 e quella che diede il via all’intero fenomeno piemontese prima e italiano poi. 

Nelle Langhe e nel Roero ci sono numerose panchine tra vigneti e borghi storici. Oltre alle tre di Clavesana (rosso, blu e giallo), se ne trovano anche a Monforte d’Alba, Dogliani, Farigliano, Piozzo, Monchiero, Vezza d’Alba e diverse altre in altri piccoli centri classici del paesaggio vinicolo piemontese. 

Nel Monferrato astigiano e alessandrino, invece, le Big Bench punteggiano le colline fra castelli e filari. Gli esempi più noti sono quelle di Rosignano Monferrato, Sala Monferrato, Odalengo Grande e altre sparse nei dintorni di Canelli, Castelnuovo Calcea e Moasca.

Anche spostandoci dalle aree collinari, la situazione non cambia: il paesaggio è sempre punteggiato di Big Bench. Ne troviamo diverse nel Torinese e Canavese, dove sono molte le panchine all’interno del parco del Castello Malgrà a Rivarolo Canavese, sul Pian della Mussa (Balme) in alta quota e lungo percorsi panoramici in valli come Val Chisone o verso Chivasso. Qui, c’è persino una Big Bench che si affaccia sul Po.

Senza contare ulteriori installazioni nelle province di Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Biella, ciascuna di esse collocata in scenari naturali di vario genere, dalle colline moreniche fino alle valli alpine. La mappa ufficiale del progetto, sempre aggiornata, è il nostro strumento di fiducia per localizzare le decine di panchine esistenti, e pianificare di conseguenza percorsi tematici per eventi fotografici o trekking su misura. 

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Foto di Luca da Pixabay

Progetto, caratteristiche e obiettivo sociale

Un progetto vero e proprio, con radici chiare e obiettivi definiti sin da subito: quello della Big Bench Community è un disegno dalle migliori intenzioni. Nasce da un’idea di Chris Bangle, designer americano che risiede proprio nelle Langhe. Un’intuizione che, oggi, è gestita da una fondazione no-profit che ne coordina la realizzazione, che promuove e tutela la rete delle panchine giganti in Italia e nel mondo. 

La struttura del progetto ha preso forma nel 2015,, con la creazione dell’Associazione Big Bench Community Project divenuta poi nel 2021 una Fondazione no-profit a marchio registrato. Fondazione che non costruisce panchine di sua sponte, ma fornisce progetti e assistenza a chiunque voglia realizzarne una rispettando i criteri ufficiali:deve essere collocata in un punto panoramico e accessibile al pubblico, costruita con materiali robusti e mantenere lo spirito sociale dell’idea originaria

Dal punto di vista fisico, le Big Bench sono “semplici” panchine extralarge, con design protetto da copyright. Le dimensioni generali si collocano attorno ai 3,5 metri di larghezza e circa 2 metri di altezza, e sono variabili in base al luogo e ai materiali. Una caratteristica comune è invece il colore, sempre bello vivace, che dà loro quell’identità visiva super riconoscibile. Il design non è casuale: il cambiamento di scala serve a provocare una modificazione percettiva nello spettatore, invitandolo a guardare il paesaggio da una prospettiva diversa e a “ritornare bambini”, con uno sguardo più attento alla natura circostante.

Diversi gli obiettivi sociali che guidano il progetto. In primis, la realizzazione di panchine giganti si pone come strumento di valorizzazione del territorio. Più installazioni insolite ci sono, più i visitatori sono spinti a organizzare una gita fuori porta per scoprirle, tanto più se offrono anche punti panoramici “instagrammabili”. E così, si generano flussi turistici verso comunità più marginali rispetto ai grandi circuiti. Da qui parte una serie di benefici a cascata: supporto ad attività locali, botteghe artigiane, ristoranti e strutture ricettive nei pressi delle Big Bench.

Un altro asse di intervento riguarda la promozione di turismo sostenibile e di comunità. Le Big Bench sono pensate come attrazioni a basso impatto ambientale, integrate nella natura e fruibili liberamente. Il progetto promuove inoltre la socialità attraverso il cosiddetto “passaporto BBCP”, un libretto che invita i visitatori a raccogliere timbri nelle attività locali aderenti, incentivando la scoperta del territorio e la relazione con le comunità ospitanti. Senza blasfemie, una sorta di compostela come quella del Cammino di Santiago: un messaggio che dice “sono stato qui”. 

C’è da dire anche sotto l’aspetto benefico e sociale concreto. La Fondazione, infatti, usa parte delle donazioni e dei fondi raccolti per finanziare progetti culturali ed educativi, in particolare quelli che coinvolgono i più giovani nei territori dove le Big Bench sono installate. Ciò avviene attraverso bandi e contributi destinati ad attività scolastiche, laboratori creativi e iniziative di integrazione sociale: un ulteriore modo per valorizzare il territorio e la sua comunità. 

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Foto di Filipoo Pinsoglio da Pixabay

La mappa delle panchine giganti in Piemonte

Per orientarsi tra le panchine giganti in Piemonte la risorsa fondamentale a cui fare riferimento è la mappa ufficiale del Big Bench Community Project. È lì che sono riportate tutte le installazioni censite con tanto di coordinate, nomi e, spesso, anche qualche indicazione utile per raggiungerle sul terreno. Si può consultare questa mappa direttamente sul sito della Fondazione, che consente di filtrare per territorio e visualizzare la distribuzione delle Big Bench su tutto il Piemonte.

La mappa è aggiornata periodicamente e può essere ingrandita o ristretta per individuare singole aree: Langhe, Roero, Monferrato, zone alpine e pedemontane. Oltre alla versione web, alcuni siti e app dedicate al turismo locale integrano i dati ufficiali con alcuni percorsi consigliati e suggerimenti per itinerari tematici, trekking e soste panoramiche.

Ad ogni modo, si tratta dello strumento più preciso. Anche perché comprende anche le nuove panchine in costruzione e le coordinate geografiche che possono essere importate in navigatori o app di escursionismo.

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Panchina gigante di Sala Monferrato – Andrea Musuruane, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Percorsi e itinerari per visitare le panchine giganti

Non ti interessa fare la “tappa selfie”, o meglio: va bene anche scattare una foto ricordo, ma il tuo obiettivo è organizzare una visita alle panchine giganti in Piemonte come una vera esperienza di viaggio. Per te, esiste un ventaglio di percorsi e itinerari strutturati a cui fare riferimento, dove trovi anche varie modalità di fruizione. Puoi scegliere di andare a piedi, in bici, su e-bike o anche partire per percorsi tematici più leggeri. 

L’approccio più classico nell’area delle Langhe consiste nel costruire itinerari a piedi tra più Big Bench, collegate tra loro attraverso sentieri panoramici. Diversi tour guidati locali partono da Clavesana e attraversano vigneti, boschi e crinali per raggiungere due o più panchine in una singola uscita di media difficoltà (circa 10-11 chilometri con un discreto dislivello positivo). Un percorso ottimo per chi è già abbastanza allenato e, soprattutto, dotato di scarpe tecniche. 

Per chi preferisce una scoperta lenta e senza troppa fatica, ci sono itinerari in e-bike che collegano più panchine tra i colli: questi percorsi ad anello di circa 25 chilometri prevedono sulla strada anche diversi agriturismi e trattorie tipiche irresistibili: una sosta, dopotutto, è meritata. 

Una proposta alternativa -e molto suggestiva- riguarda poi le Big Bench “aeree” viste dall’alto. In alcune stagioni e località si organizzano difatti esperienze in mongolfiera, avventure adrenaliniche che ti permettono di vedere le panchine da una prospettiva davvero insolita. E di ammirare tutto il paesaggio collinare piemontese sorvolandolo: da fare almeno una volta. 

Itinerari più brevi o comunque adatti a tutte le età (e ai livelli di allenamento) prevedono un mix: un po’ di camminata, un po’ di visite urbane. Molte panchine sono collocate a pochi minuti da parcheggi o centri storici -per esempio quelle di Monforte d’Alba o Chivasso), perciò non sarà per niente faticoso a livello fisico raggiungerle. Senza impegno, ma con la grande ricompensa visiva alla fine. 

Con la possiblità di trattenersi più giorni, invece, è possibile creare tour che collegano varie aree geografiche del Piemonte. Per esempio: Langhe, Monferrato e Roero. Così ogni giorno vedi diverse panchine e magari ci scappa qualche degustazione di vini o visita a qualche castello.  In ogni caso non dimenticare il passaporto Big Bench, disponibile presso punti convenzionati: più timbri collezioni, più il ricordo rimane vivido anche dopo la fine del viaggio. 

Consigli pratici per la visita all’aria aperta

Visitare le panchine giganti in Piemonte significa, nella maggior parte dei casi, muoversi in contesti rurali, collinari o montani, su strade secondarie o sentieri non sempre segnalati in modo troppo evidente. Visto e considerato questo, ci sono alcuni piccoli -ma fondamentali- accorgimenti pratici capaci di rendere la tua esperienza più sicura e sostenibile, ma soprattutto coerente con lo spirito del progetto promosso dal Big Bench Community Project.

Parliamo di pianificazione, prima di ogni cosa. Prima di partire, verifica sempre la posizione esatta tramite la mappa ufficiale del progetto. Non tutte le panchine sono raggiungibili in auto, questo va detto: spesso, l’ultimo tratto è su strada sterrata o sentiero, perciò metti in conto di dover camminare. Parcheggiare sempre solo negli spazi consentiti ed evita di occupare accessi agricoli o strade private. Ricorda, poi, che non sei l’unico a desiderare una foto sulla panchina gigante: in alcune aree vitivinicole (Langhe e Monferrato) il traffico nei weekend si fa davvero molto intenso. Magari, preferisci orari insoliti, non solo per evitare la folla ma anche per trovare una bella luce. Le ore del mattino presto o del tardo pomeriggio sono sicuramente le migliori: il cielo si colora di rosa o arancione, e i colori delle vigne risplendono. 

Abbigliamento e sicurezza sono un altro punto sempre fondamentale quando si parla di gite all’aria aperta. Anche se la distanza è breve, non sottovalutare: indossa scarpe con suola scolpita e porta acqua a sufficienza, protezione solare e giacca a vento a seconda della stagione. I terreni collinari possono essere scivolosi dopo la pioggia o irregolari per via del fondo ghiaioso, perciò non abbassare mai la guardia. 

Un’altra regola primaria in natura? Rispettare l’ambiente e le comunità locali. Le Big Bench sono installazioni gratuite e aperte a tutti: cerchiamo di meritarcelo. Come? Semplicemente, lasciando tutto come lo abbiamo trovato: portiamo via con noi i nostri rifiuti, non danneggiamo le strutture (niente scarabocchi!) e non entriamo in vigneti o campi coltivati lì vicino. L’attrattività delle panchine ha un impatto positivo solo se accompagnata da comportamento responsabile, altrimenti è solo un’altra scusa per fare del vandalismo. 

In ultimo un consiglio spassionato, più che un’indicazione: cerca di goderti l’esperienza completa. Non andare lì solo per fare una foto: ci sta, è giusto volere un ricordo, ma le Big Bench nascono per altro. Come invito a cambiare prospettiva sul territorio. Fermati qualche minuto in silenzio, osserva. Magari, integra la visita con una sosta in qualche attività locale: è forse questo che, più di tutto, dà un senso profondo all’iniziativa.

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