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Vacanze in affitto: una community per essere ospiti del mondo

Viaggiare dappertutto affittando a poco prezzo una casa, una stanza, un divano. È boom delle vacanze in affitto. E la community fa la differenza

Francesca Tozzi
25 giugno 2012

Voglia di vacanza ma nessuna voglia di finire in un villaggio turistico con l’animazione h24 o in un costoso hotel? Chi ama viaggiare ma trova che l’approccio turistico sia un po’ finto, di solito opta per la soluzione bed and breakfast. Ma dove trovarlo? Sarà affidabile? E quanto costerà? Una soluzione viene dalle community che si preoccupano di far incontrare la domanda e l’offerta di spazi. Che siano case da affittare o solo stanze o anche un divano che non si usa mai, le soluzioni sono pressoché infinite. Una sorta di cohousing a breve termine dove chi offre lo spazio al viaggiatore può guadagnarci qualcosa mentre il viaggiatore di certo ci guadagna un’esperienza interessante perché sarà una full immersion nell’atemosfera e nella cultura del posto che sia una località di mare o di montagna, un angolo di campagna, una città d’arte o un “eremo” nella brughiera.

 Una di queste community è Airbnb, attiva dal 2008, che consente a chiunque di condividere un proprio spazio inutilizzato mettendolo in affitto per un periodo limitato di tempo. Partecipare è facile sia come ospite che come ospitato perché basta andare sul sito e inserire il proprio annuncio nel primo caso, fare una ricerca fra gli spazi a disposizione in tutto il mondo nel secondo. Il servizio è attivo in 192 paesi in più di 19.000 città con 100.000 spazi a disposizione. L’Europa è il secondo mercato, dopo gli Stati Uniti, e l’anno precedente l’Italia è stato il paese a maggior tasso di crescita, registrando addirittura un +956%.

«La community è la nostra spina dorsale – ha spiegato in un’intervista Andrea La Mesa, managing director di Airbnb Italia – siamo riusciti a costruire in poco tempo una community vastissima con un alto livello di fiducia tra i suoi utenti. L’arma vincente è stata senza dubbio la forte integrazione “social” del servizio che offriamo. Facciamo in modo che i membri di Airbnb si raccontino, condividano le loro storie, i loro viaggi; invitiamo a connettere all’account del servizio i profili sociali (Facebook, Twitter, Linkedin) proprio per esser riconosciuti come persone e non come utenti anonimi e “dare referenze”. Inoltre verifichiamo continuamente gli spazi (che corrispondano alle foto uploadate) e i proprietari, con cui comunichiamo il più possibile a voce, richiediamo profili completi e chiari, forniamo assistenza 24/7 e abbiamo introdotto (momentaneamente solo per 10 paesi) una garanzia di $50,000 per i nostri host».

Fonte: www.marketrevolution.it

Foto di chris.corwin/flickr

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