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Se l’Africa diventa la discarica dei nostri RAEE

Francesca Tozzi
19 Marzo 2012

Dove vanno a finire gli scarti dei nostri apparecchi elettrici ed elettronici? Molti viaggiano verso i paesi dell’Africa occidentale, in particolare Costa d’Avorio, Ghana, Liberia e Nigeria, e qui finiscono per lo più in discariche non controllate, miniere abbandonate e cave di ghiaia. L’esportazione di rifiuti elettronici è illegale oltre che pericolosa per la salute e per l’ambiente. Eppure il fenomeno è in aumento.

Foto di ÇP/flickrSecondo quanto riportato dal giornale on-line Il Cambiamento che richiama i dati di un rapporto delle Nazioni Unite, solo nel 2009 dai paesi europei, attraverso i porti italiani e del nord Europa, sono approdate in quelli africani circa 220.000 tonnellate di prodotti elettrici ed elettronici. Circa un terzo di questa merce è diretta al recupero e al riciclaggio, ma la maggior parte, dopo aver viaggiato tra i materiali legittimi per sfuggire ai controlli doganali, finisce in discariche non controllate, miniere abbandonate e cave di ghiaia. Non senza prima aver garantito profitti a chi gestisce illegalmente viaggi e smaltimento e a chi, in Europa, riesce ad eludere in questo modo i costi delle normative ambientali. A pagarne le spese, i territori e chi li abita. Per arrivare a recuperare il rame da avviare al riciclaggio, gli oggetti vengono bruciati, rilasciando tossine e sostanze inquinanti che vanno a contaminare il suolo, l’aria e l’acqua, oltre a danneggiare la salute di chi in quelle discariche lavora. Bambini in molti casi, alcuni di appena cinque anni, secondo il rapporto Onu, che maneggiano per ore rottami contenenti piombo, mercurio e sostanze nocive per il sistema endocrino.

Il problema va trattato a monte e a valle. Nel proprio piccolo, non cedere alla tentazione di buttare via cellulari e computer perfettamente funzionanti solo per il gusto di possedere l’ultimo modello non sarà il passo risolutore ma è il primo passo.

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