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Nuova vita ai vecchi cellulari

Un gruppo di compagnie della telefonia mobile lancia un progetto per rinnovare e commercializzare i cellulari dismessi. Per frenare la produzione di rifiuti elettronici e ridurre i costi

Francesca Tozzi
16 Aprile 2012

Buttare via un cellulare del tutto funzionante per comprarsi l’ultimo modello super accessoriato ormai è diventata la prassi. Pochi pensano che questa scelta ha delle pesanti ripercussioni sull’ambiente a causa della sovraproduzione di rifiuti elettronici. Di solito le multinazionali che producono prodotti hi-tech incoraggiano questa tendenza.

Foto di DracoRoboter/flickrMa c’è chi va controcorrente. Un gruppo di compagnie della telefonia mobile – Sprint Nextel, Brightstar Corp., eRecyclingCorps, ModusLink Global Solutions e CDMA Development Group – hanno lanciato il progetto Device Renewal Forum (DRF). Obiettivo dell’iniziativa: arrivare a una certificazione che permetta di rinnovare e commercializzare i cellulari dismessi. In base alle stime del Forum, infatti, rimettendo in funzione, nella sola Europa, il 95% dei 160 milioni di telefonini che ogni anno vengano gettati, si conseguirebbero annualmente risparmi pari a 1,5 miliardi di euro sui materiali e a 120 milioni di euro sull’energia necessaria ai processi di produzione e distribuzione. Un traguardo possibile, secondo il gruppo, a condizione che si riesca a certificare la qualità delle merci recuperate. E proprio a questo punta l’associazione: attraverso dei sottocomitati, il Forum si ispirerà alle migliori pratiche disponibili a livello mondiale in materia di rinnovo dei dispositivi wireless per arrivare a definire uno standard che permetta di testare e certificare i prodotti rimessi a nuovo, in particolare i telefoni cellulari. Risultati attesi: estendere il ciclo di vita dei cellulari già in commercio, immettere telefoni recuperati sul mercato a prezzi più accessibili di quelli nuovi, ridurre la quantità di rifiuti elettronici e lo sfruttamento delle risorse, contribuendo a mitigare gli impatti ambientali della produzione e del consumo di questi dispositivi.

Fonte: Il Cambiamento

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