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Mi vesto di ortica per rispettare l’ambiente

Francesca Tozzi
21 Febbraio 2012

Vestirsi di ortica è una possibilità curiosa ma possibile per il consumatore eco-consapevole. Non è una novità: migliaia di uniformi dell’armata di Napoleone erano tessute in ortica. Molto più tardi, in Germania, durante le due guerre mondiali fu utilizzata per fronteggiare la scarsa disponibilità di cotone. L’ortica è un tessuto ecologico e simile al lino, non è urticante ma, al contrario, fresco e naturale. E ha buone caratteristiche antistatiche, traspiranti e termoregolatrici. La sua produzione è a basso impatto ambientale perché le sue caratteristiche rendono possibile un uso minimo di diserbanti e fitofarmaci. Si può coltivare a livello locale e quindi è pure a km zero. Ma, come al solito, le buone idee, per lo meno in Italia, non sempre vengono valorizzate come si potrebbe.

Foto di dinogen/flickrL’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Firenze nel 2007 aveva iniziato uno studio sull’impiego tessile dell’ortica. Laura Bacci, ricercatrice del progetto spiega: «L’ortica ha caratteristiche polifunzionali. Può essere utilizzata in tutte le sue parti: oltre all’impiego tessile del fusto, le foglie possono essere usate nella farmacopea e l’acqua di macerazione del fusto come antiparassitario naturale». Le piante erano coltivate in un campo sperimentale in provincia di Prato. Ma, nel 2010, con la scadenza dei progetti di ricerca e, quindi, dei relativi finanziamenti, il campo è stato smantellato. Laura Bacci precisa: «Alcune piante madri del clone 13 (ortica da fibra) sono conservate presso la sede Ibimet di Bologna, per poter permettere future coltivazioni». Le ricerche effettuate hanno portato alla produzione di alcune rocche di filato. La dottoressa Bacci evidenzia alcune difficoltà: «La siccità estiva del centro Italia ha comportato interventi irrigui rilevanti. Con difficoltà tecniche ed elevati costi di produzione. Inoltre, la possibilità di produrre a livello industriale e poi commerciare tessuti in ortica, dipende da privati disposti a investire nella fase di estrazione della fibra, vero collo di bottiglia».

A partire da progetti di ricerca universitari, invece, in Germania e Olanda è stato possibile ricostruire l’intera filiera. Questo successo è stato ottenuto grazie alla tradizione nella lavorazione della fibra di ortica e a condizioni climatiche favorevoli per la crescita delle piante e per la macerazione in campo degli steli. Per esempio, la Netl, piccola fabbrica a conduzione familiare olandese, presenterà entro quest’anno la sua collezione di abiti in fibra di ortica.

Fonte: corriere.it

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