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Diritti degli animali. Green Hill chiude i battenti

Il discusso allevamento di Brescia, che allevava cani di razza beagle per i laboratori di vivisezione, è stato oggi sequestrato dal Corpo forestale dello Stato in seguito alle denunce di Legambiente e Lav e grazie alle pressioni della pubblica opinione. Un primo passo, ma non basta

Francesca Tozzi
18 luglio 2012

Foto di darkripper/flickrDopo tante polemiche e manifestazioni di protesta, chiude i battenti Green Hill, la nota azienda di Montichiari che allevava cani per i laboratori di vivisezione. È infatti in corso il sequestro, da parte del Corpo forestale dello Stato, di cani di razza beagle, i più utilizzati per questa discutibile pratica, e dell’intera struttura che ospitava circa 2.500 cani destinati ai laboratori di tutto il mondo.

Un passo importante sulla strada di un maggior rispetto per i diritti spesso calpestati dei nostri amici a quattro zampe. Ora sono indagate tre persone per maltrattamento ma non è escluso che questa operazione sia solo l’inizio di un iter che potrebbe portare a vietare la vivisezione e altre pratiche di laboratorio che in Italia coinvolgono circa 1.200 cani all’anno. In questi mesi è all’esame del Senato la legge, già approvata dalla Camera, che vieterebbe l’allevamento di cani, gatti e primati non umani per la sperimentazione. Legambiente e Lav, che con i loro esposti hanno tenuto alto il livello di attenzione sull’allevamento lager facendo scattare le operazioni di sequestro, sottolineano l’importanza di accelerare i tempi sulla normativa che regolamenti il tema degli animali da laboratorio.

In Legambiente si dichiarano “felici di aver contribuito a fermare un’orribile fabbrica di dolore”. «L’esposto era un atto dovuto, scaturito dalle notizie che il nostro avvocato David Zanforlini ci ha riferito a seguito di un suo accesso alla struttura per le indagini difensive – ha spiegato il vicepresidente Stefano Ciafani – Quello che è emerso è stato uno scenario drammatico: una fabbrica di dolore e sofferenza inaccettabile. Abbiamo deciso così di usare gli strumenti che una società democratica consente, cioè la via giudiziaria: grazie al nostro legale ci siamo rivolti al magistrato e abbiamo illustrato quanto era stato rilevato in occasione dell’accesso, un’iniziativa che si è dimostrata molto più utile all’accertamento della verità rispetto ai numerosi controlli fatti dagli organi competenti in precedenza».

 «La nostra azione dimostra l’insufficienza del controllo amministrativo e l’opportunità, riconosciuta anche dalla nuova direttiva comunitaria n. 2010\63\EU (artt. 34 e 35), di controlli effettuati anche senza preavviso – ha aggiunto David Zanforlini, avvocato del Centro di azione giuridica di Legambiente – Comunichiamo solo oggi il sequestro per rispetto del lavoro della magistratura e seguiremo gli sviluppi dell’indagine offrendo tutto il supporto tecnico scientifico a nostra disposizione. Il problema della sperimentazione è però molto più ampio di quello ora affrontato e tocca principi etici che non possono essere aggirati da affermazioni demagogiche e plateali; serve in particolare che il cittadino, prima, ed il consumatore poi, possano giudicare con serenità le scelte da fare via via. Al momento, la legge in vigore in Italia sembra tutelare, più che le persone, solo una macchina industriale fatta più per profitto che per interessi generali».

AIDAA, plaudendo all’iniziativa, sottolinea, però, che il sequestro di Green Hill è solo un primo piccolo passo verso la chiusura dell’allevamento lager e degli altri allevamenti e nulla incide nella battaglia principale contro la vivisezione. Il fatto che i cani siano stati lasciati in custodia giudiziaria ai dirigenti della stessa azienda rappresenta un fatto inquietante. Per questo l’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente chiede alla procura di Brescia di affidare la custodia giudiziaria dei cani di Green Hill ad associazioni animaliste e a personalità di spicco del mondo della tutela degli animali.

Foto di kristina/flickr

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