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Come sta il mare del Giglio dopo l’incidente della Costa Concordia?

Francesca Tozzi
13 Marzo 2012

Per scoprirlo Greenpeace ha avviato un’indagine preliminare sui fondali e sulle acque dell’isola lavorando in parallelo con il monitoraggio condotto dalle istituzioni. Nei giorni fra il 15 e il 18 febbraio ha prelevato alcuni campioni di acqua marina superficiale dal mare delle coste del Giglio. Una squadra si è immersa per fotografare le condizioni dei fondali dell’isola. Gli obiettivi erano due: fotografare lo stato dei fondali per confrontare l’evoluzione dei popolamenti nell’eventualità di un massiccio sversamento di sostanze pericolose e valutare l’eventuale contaminazione già in corso dell’acqua di mare.  I risultati delle analisi e le valutazioni qualitative sui fondali sono state pubblicate nel rapporto dal titolo “Come sta il mare del Giglio?”.

Foto di gioanola/flickrAnche se la situazione, per ora, non sembra allarmante, è probabile che una contaminazione dal relitto sia già in atto. Le analisi affidate al laboratorio indipendente Eurofins Programma Ambiente di Padova hanno rilevato la presenza di detergenti e ammoniaca a livelli di concentrazione superiori a quanto indicato dall’ARPAT, l’Agenzia regionale protezione ambientale Toscana. Non è da escludere che queste sostanze siano il risultato della dispersione di prodotti presenti sulla Costa Concordia. “In un campione di acqua potabile prelevato in locale pubblico del porto, sono state trovate tracce di idrocarburi totali pari a 82 microgr/l. Queste sostanze non rientrano nel piano della legge D.Lgs 31/2001, ma riteniamo che un intervento di monitoraggio da parte delle istituzioni sia doveroso – dichiarano dall’associazione – Dopo il varo del “decreto-rotte”, la prima misura concreta di protezione del Santuario dei cetacei a oltre dieci anni dalla sua istituzione, è giunto il momento di intervenire anche sulle fonti di inquinamento terrestri e marine e sugli altri pericoli che minacciano l’integrità di questo ecosistema. Non possiamo rimandare ancora, non possiamo attendere un altro disastro. Per questo, di fronte all’inattività delle regioni Liguria e Toscana sull’organizzazione di un “tavolo tecnico” sul Santuario entro il 29 febbraio, abbiamo deciso di rivolgerci al ministro dell’Ambiente Clini. Tutti i soggetti interessati devono attivarsi nel più breve tempo possibile. Non servono altri disastri per pensare seriamente alla protezione del mare”.

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