Wise Society : Campi elettromagnetici: l’uomo che vive nei boschi per fuggire l’elettrosmog
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Campi elettromagnetici: l’uomo che vive nei boschi per fuggire l’elettrosmog

di Francesca Tozzi
30 Luglio 2012

Phil Inkley vive da solo in una roulotte fra gli alberi. Si è allontanato dalla civiltà perché soffre di un'ipersensibilità alle onde elettromagnetiche emesse da cellulari, ripetitori e sistemi wi-fi. E noi siamo al sicuro?

Credits: the guardian Photograph: Laura Page PhotographyIl barone rampante, reso celebre da Italo Calvino, aveva scelto di vivere su un albero perché rifiutava di adeguarsi alle regole di un mondo omologato e inconsapevole. Ma questa è letteratura. Oggi c’è Phil Inkley, un giovane inglese che da mesi vive da solo in una roulotte in mezzo a un bosco nello Hampshire, nel sud dell’Inghilterra. Lo ha fatto per sfuggire ai campi elettromagnetici che lui ritiene siano la causa di tutta una serie di problemi di salute. Soffriva di continui mal di testa, convulsioni, palpitazioni, e più di una volta ha sperimentato stati di shock e di letargia. Così ha deciso di mollare tutto, lavoro, abitudini, vita sociale, e di rifugiarsi in un bosco. E questa è la realtà. Ad accomunare questi due bizzarri personaggi è il rifiuto di una civiltà che nel caso più recente coincide con l’obbligo di essere ipertecnologici sempre e dovunque. Viviamo con il cellulare attaccato all’orecchio anche quando dormiamo, tra mille ripetitori e sistemi Wi-Fi potenzialmente dannosi per la nostra salute.

Credits: the guardian Photograph: Laura Page PhotographyPhil Inkley ha deciso di vivere in isolamento dopo aver scoperto di essere affetto da EHS, una sigla che identifica la sindrome da ipersensibilità elettromagnetica: una reazione organica ai campi elettromagnetici presenti nel nostro mondo quotidiano, campi emessi dagli elettrodomestici, dalle linee elettriche ad alta tensione, dai cellulari, dai ripetitori di telefonia mobile, dai trasmettitori radiotelevisivi. Si tratta di una condizione che può comportare sintomi fastidiosi e saltuari ma anche un vero e proprio stato di malattia grave con una conseguente riduzione o perdita della capacità lavorativa e un degrado della qualità della vita.

Il giovane ha raccontato a Laura Page, una giornalista del Guardian che l’ha intervistato, come questo disturbo abbia condizionato la sua vita e di come abbia deciso di porvi rimedio attraverso una scelta di vita drastica che vuole essere anche un grido d’allarme nei confronti di un rischio sottovalutato. Il mercato e l’economia sono più forti di qualsiasi preoccupazione sulla salute. «La gente non vuole sentire e non mi crede – ha spiegato Phil alla giornalista – non crede che i campi elettromagnetici possano causare EHS e seri danni alla salute. Io sto combattendo per l’esistenza di tutti e invece gli altri pensano che io sia matto».

 Questa intolleranza ai campi magnetici creati da wi-fi e cellulari è ancora poco conosciuta ma, secondo alcune statistiche, ne sarebbe colpito il 2% della popolazione mondiale. Negli ultimi anni si sono accumulate evidenze sperimentali sempre più numerose a supporto della obiettività delle “malattie da elettrosmog” e delle loro possibili basi molecolari, cellulari, e funzionali. Ma si tratta, appunto, di esperimenti tutti da confermare. C’è davvero l’interesse a farlo? Nell’attesa di una risposta attendibile ci terremo i nostri mal di testa, l’affaticamento e la tachicardia senza sapere se sono dovuti allo stress o al nostro vivere costantemente immersi nei campi elettromagnetici.

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