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Franco Aliberti: la biografia

Chef

25 Aprile 2020

Una cucina a scarto zero è la sua cifra stilistica. Al termine degli studi, lo chef-pasticcere Franco Aliberti inizia a lavorare a Parigi nel ristorante di Alain Ducasse, dove si forma al rigore della scuola francese. Seguono poi esperienze di rango come quelle da Massimo Spigaroli, all’Antica Corte Pallavicina, e da Massimiliano Alajmo, a Le Calandre di Padova, dove ha la possibilità di confrontarsi con professionisti del calibro di Gianluca Fusto. Approdare in seguito alla corte di Gualtiero Marchesi, a Erbusco e poi a Milano, dove collabora anche all’apertura del Marchesino.

Dopo un’esperienza davvero pregnante presso il ristorante Vite di San Patrignano, per il progetto centrale della proposta educativa della comunità, nel 2012 entra a far parte della brigata di Massimo Bottura all’Osteria Francescana, mentre nel 2014 apre il suo ristorante EVVIVA, a Riccione. Segue l’esperienza a La Preséf all’interno dell’Azienda agricola de “La Fiorida” a Mantello, in Valtellina, dove affianca lo chef Gianni Tarabini, esperienza cui segue il ritorno nel capoluogo lombardo al ristorante Tre Cristi Milano, dove porta avanti una precisa filosofia etica e sostenibile. 

Il suo percorso è costellato di importanti riconoscimenti. Fra tutti, nel 2010, quello come miglior Chef Pasticcere per la Guida Identità Golose e nel 2011 per Guida ai Ristoranti d’Italia de Il Sole 24 Ore. Nel 2012 riceve il premio come Miglior Chef Under 30 dalla Guida Identità Golose, mentre nell’ottobre 2019, per il suo percorso al ristorante Tre Cristi Milano, viene insignito del premio come Miglior Tavola di Milano 2019 durante l’evento Golosaria. Agli Awards di Food & Travel Italia viene nominato Chef emergente dell’anno, grazie alla sua cucina attenta all’ambiente ed ecosostenibile, mentre, all’interno della guida Michelin 2020, il ristorante Tre Cristi Milano viene menzionato come Cucina di Qualità.

La sua cucina? «Attenta e coscienziosa, etica e sensibile, la cucina delle nostre nonne attualizzata, semplice. La semplicità è fondamentale per me, amo reinterpretare anche un semplice broccolo con una vena giocosa, senza perdere di vista la sostanza del piatto».

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