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NOI Techpark, nasce a Bolzano il parco tecnologico e inclusivo

Lo storico complesso industriale è stato trasformato in un grande centro sostenibile di innovazione, aggregazione e piattaforma di raccordo e interscambio tra Italia e Nord Europa grazie a un'importante opera di rigenerazione urbana,

Maria Enza Giannetto/Nabu
28 settembre 2018

Si chiama Noi Techpark, dove Noi sta per Nature Of Innovation ed è un’opera di rigenerazione urbana che già nel nome rivela la sua natura inclusiva, destinata a trasformare un’area dismessa, a Bolzano, in centro di innovazione, spazio di aggregazione e piattaforma di raccordo e interscambio tra Italia e Nord Europa.

Il nuovo parco tecnologico, punto di incontro tra ricerca, cultura e imprenditoria, sorge nell’ex sede dello stabilimento metallurgico Alumix, proprietà della Montecatini, luogo dove negli Anni ’30 e ’40 si produceva circa i due terzi di tutto l’alluminio italiano. Il complesso, esempio di architettura razionalista voluto da Mussolini all’interno del piano di italianizzazione del Sud Tirolo,  è stato riconvertito dallo studio Claudio Lucchin & Architetti Associati, in partnership con la divisione italiana di Chapman Taylor, per essere restituito alla città come opera pubblica. Oltre che centro di studio dedito all’innovazione, NOI Techpark, infatti, è anche un polo culturale e di aggregazione integrato nel tessuto urbano e sociale della provincia che lo ospita.
Nel quartiere di oltre 12 ettari, i bassi fabbricati perimetrali restaurati si sposano perfettamente al parco tecnologico. All’interno, si incontra lo storico Edificio BZ1, che a partire dal 1937 ospitava il primo dei grandi trasformatori dell’Alumix e il suo gemello, l’Edificio BZ2: entrambi destinati ad ospitare uffici, laboratori e spazi di ritrovo; a fianco l’iconico Black Monolith, la nuova costruzione dal rigore razionalista simbolo della forza innovatrice dell’intero parco. A introdurre l’edificio, s’innalza con i suoi 30 m di altezza la torre piezometrica (serbatoio idrico a torre) risalente al 1934, trasformata in opera d’arte contemporanea dall’artista polacco Mariusz Waras. Infine, un’importante area verde di circa 9.000 m2 ospita zone relax e spazi per manifestazioni e spettacoli, mentre parcheggi e ambienti tecnici sono confinati nei piani interrati.

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Il nuovo parco tecnologico di Bolzano Noi Techpark sorge su un’area di 12 ettari dove svettano il Black Monolith (un edificio lineare la cui facciata è rivestita con 5000 m2di schiuma di alluminio) e la torre piezometrica (serbatoio idrico a torre) risalente al 1934, trasformata in opera d’arte contemporanea dall’artista polacco Mariusz Waras, Foto: Noi Techpark

Punta di diamante dell’intero parco è proprio il Black Monolith, un edificio lineare, puro, essenzialem realizzato come un parallelepipedo nero che svetta verso l’alto. Richiamo diretto al totem del film “2001: Odissea nello spazio” di Kubrick, l’edificio emerge obliquamente dal suolo e la sua facciata si distingue per il caratteristico rivestimento nero realizzato con 5.000 m2 di schiuma di alluminio, materiale ultra tecnologico e leggerissimo – coperto fino a qualche anno fa da brevetto militare – scelto per la sua resistenza. Sottili tagli vetrati perfettamente giustapposti scalfiscono la solidità compatta della pelle metallica, consentendo all’edificio di aprirsi alla luce esclusivamente attraverso le corti interne, caratterizzate da un involucro architettonico completamente vetrato.

Il tessuto trasparente è stato realizzato con le facciate strutturali Schüco FW 50 SI SG (Super Insulation Structural Glazing), che permettono di nascondere all’esterno il profilo in alluminio dando la percezione di un unico elemento complanare vetrato. Le facciate garantiscono valori di trasmittanza termica pari a  Uf 0.91 W/m²K, contribuendo a far raggiungere all’immobile prestazioni energetiche tali da essere considerato un edificio a energia quasi zero.

NOI Techpark è, inoltre, il primo progetto in Europa e secondo nel mondo ad ottenere la certificazione Gold del protocollo LEED v4 ND Plan (for Neighborhood Development Plan), sviluppato dal Green Building Council. Il protocollo considera l’intero quartiere e valuta i progetti per la loro sostenibilità partendo dai materiali di costruzione fino alla qualità della vita nell’area.

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