Wise Society : Italia Nostra e Carta di Gubbio a tutela dei centri storici
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Italia Nostra e Carta di Gubbio a tutela dei centri storici

L'associazione nazionale pone l’attenzione sulla tutela del patrimonio culturale rappresentato dai centri storici. A settembre un grande convegno che rilancerà le tematiche della salvaguardia sottolineando le esigenze di rinnovamento

Maria Enza Giannetto
28 Febbraio 2020

60 anni e non sentirli. Nel 2020 Italia Nostra celebra la Carta di Gubbio con un Convegno nazionale che si terrà il 18 e 19 settembre proprio nella città umbra. L’obiettivo è quello di porre l’attenzione sulla tutela del patrimonio culturale rappresentato dai centri storici, rilanciando le tematiche di questo documento storico e sottolineando eventuali esigenze di rinnovamento. Un’istanza più che mai attuale e urgente visto che oggi nei centri storici da salvaguardare non ci sono solo i grandi monumenti del passato e del tessuto urbanistico/architettonico, ma soprattutto gli equilibri tra protezione del tessuto, gli usi degli spazi pubblici e il mantenimento dell’equilibrio sociale ed economico.

Tre seminari propedeutici verso l’appuntamento di settembre

Gubbio 2020 è preceduto da 3 seminari propedeutici a Bologna, Roma e Benevento. «Il primo seminario è stato voluto a Bologna perché qui esiste una lunga tradizione di ricerca sui metodi di intervento sui centri storici”, spiega l’architetto Cesare Crova, consigliere nazionale Italia Nostra e tra gli organizzatori del convegno. “Con questa iniziativa si riporta al centro della discussione non solo la pianificazione ma soprattutto la tutela e valorizzazione dei nostri centri storici. Nel primo di tre appuntamenti preparatori  per la redazione di un documento che verrà lanciato a settembre abbiamo sottolineato l’importanza della Carta di Gubbio per gli effetti che ebbe immediatamente dopo la sua enunciazione, quando venne presa a modello per la cosiddetta “legge Ponte” e influenzò fortemente la pianificazione urbanistica in Italia“Dopo la guerra, la Carta lanciò un messaggio importante di rinascita dei centri storici, senza dover ricorrere a ricostruzioni dissennate».

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Foto: iStock

Bologna, Napoli, Venezia, i modelli di ricostruzione “con criterio”

Non mancano, ad oggi, case histories cui guardare come modello di ricostruzione con criterio. «Bologna – spiega Crova –  è un po’ la città capostipite di una ricostruzione eseguita guardando alla Carta, anche se purtroppo, il piano regolatore del decennio scorso ha un po’ abbandonato quei principi. C’è poi Napoli dove la tutela del centro storico è ancora un modello cui guardare con attenzione, perché regge a distanza di anni. Infine possiamo citare Venezia che ha goduto di un piano articolato con un’importante rilettura del tessuto antico che ha mantenuto l’architettura originaria ma ha poi cambiato la destinazione d’uso di molti edifici». Non mancano nuovi modelli di rivalutazione del centro storico che, però, guardano alla rigenerazione urbana.  «In città come Roma e Firenze – aggiunge Crova –  negli ultimi anni si assiste a una di rilettura che spesso mette al centro la possibilità di demolire e ricostruire con i premi di cubatura o addirittura con la rigenerazione a volume zero che conserva l’involucro dell’edificio con totale disattenzione della sua natura interna». Una questione che non riguarda solo l’architettura urbana ma il modo di concepire la vita nel centro cittadino.

Le nuove logiche dell’abitare influenzano i metodi di ricostruzione

La carta di Gubbio, ancora attuale nei principi, potrebbe però aver bisogno di nuovi dettagli di innovazione e rinnovamento nella metodologia. La minaccia principale per i centri storici è oggi rappresentata dallo spopolamento: la perdita di residenti è il risultato di molteplici forze in gioco ma in alcuni casi, come per l’Aquila e l’Italia Centrale, il motivo scatenante è chiaramente dovuto al terremoto. Non tutti i centri storici hanno però perso residenti – secondo i dati ANCSA e CRESME, 2017 – ci sono centri che sono riusciti a invertire la tendenza e ad attirare nuovi residenti, con incremento in alcuni casi di giovani e stranieri. Le differenze, però, possono essere macroscopiche: il 52% delle abitazioni nel centro storico di Frosinone è vuoto, a Ragusa è il 42%, mentre a Lecco il 42,2% delle abitazioni è occupato da non residenti. Nella Città Vecchia di Taranto un edificio su tre è inutilizzato, nel centro storico di Caltanissetta un edificio su cinque è inutilizzato, ad Agrigento, Benevento, Vibo Valentia, Trapani sono uno su dieci. In molte città del nord gli edifici inutilizzati hanno valori infinitesimali: 0,1% a Firenze, 0,2% a Siena. Altri problemi riguardano la gravissima crisi del commercio al minuto, nuovi e prorompenti usi turistici delle città d’arte, la terziarizzazione del patrimonio o il suo sotto utilizzo, scarsi investimenti per la manutenzione e gestione, estesa fragilità di tutti i centri abitati, ed in primo luogo quelli più antichi, a causa dei cambiamenti climatici o di calamità naturali come i terremoti. Ma non tutto è negativo, anzi, i dati economici ci dicono che i centri storici dei capoluoghi di provincia sono il motore propulsivo del Paese. Tra il 2001 e il 2011 gli addetti che lavorano nei centri storici sono cresciuti del 18,7%, nello stesso periodo l’occupazione in Italia è cresciuta del 4,5%. I settori maggiormente innovativi, come i servizi di produzione e il turismo.

Le sfide del futuro e i partner coinvolti

Italia Nostra inizia quindi una riflessione articolata per fornire quanto più possibile strumenti al Paese con cui affrontare positivamente le sfide del futuro, tra grandi operatori economici, fenomeni sociali in rapida evoluzione, modifiche dell’ordinamento giuridico e cambiamenti climatici. Nel percorso verso Gubbio 2020 sono state coinvolti varie pubbliche amministrazioni e rappresentanti del mondo della politica. Faranno parte del Comitato d’Onore gli otto Comuni che furono firmatari nel 1960 – Ascoli Piceno, Bergamo, Erice, Ferrara, Genova, Gubbio, Perugia, Venezia – e altre città d’arte italiane come Benevento, Bologna, Firenze, Lecce, Mantova, Napoli, Palermo, Pistoia, Ravenna, Roma, Siena, Taranto, Torino, Trieste, Verona, oltre a Matera. A  tali partecipazioni si aggiungono protocolli di intesa già stipulati, per il loro apporto scientifico, con le Università “Sapienza” di Roma, LUMSA di Roma, “Giustino Fortunato” di Benevento, con l’Associazione Nazionale Centri Storici Artistici (ANCSA), ed il naturale coinvolgimento con i patrocini dei tre Dicasteri interessati: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dell’Università e della Ricerca. E’ stata avviata la procedura di un protocollo d’intesa anche con la Fondazione Centro Italiano di Studi sull’Altro Medioevo.

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