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Green Life: le città si mettono in mostra

Esistono città che hanno fatto di «green life» la loro filosofia abitativa. Interi quartieri senza auto e ad alta efficienza energetica. Il Nord Europa detiene il primato. Ma in tutto il mondo si moltiplicano progetti sostenibili firmati dai protagonisti dell'architettura contemporanea

di Francesca Vercesi
23 febbraio 2010

California Academy of Science in San Francisco, Image by iStock

«Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti (…). Invece una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse in una tegola, non gli sfuggivano mai». Così scriveva Italo Calvino in Marcovaldo ovvero Le stagioni in città, citazione letterario che introduce alla mostra allestita alla Triennale di Milano fino al 28 marzo dal titolo “Green Life: costruire città sostenibili”. Un’idea nata in collaborazione con Ambiente Italia e Legambiente dedicata alla progettazione delle città attraverso l’interpretazione di famosi architetti internazionali quali  Thomas Herzog, Norman Foster, Renzo Piano e Richard Rogers che, già nel 1996, sono stati i promotori della Carta Europea per l’Energia Solare nell’Architettura e nella Pianificazione Urbanistica. Questi quattro architetti hanno avviato insieme a Auer + Weber l’esperienza di progettazione dell’eco-quartiere di Solar City a Linz e hanno firmato alcuni tra i più importanti progetti di architettura sostenibile sparsi per il mondo.
Sono di Norman Foster le Vivaldi Towers nel quartiere energeticamente avanzato di Amsterdam e il master plan di Eurogate, il quartiere ad edilizia passiva di Vienna. Mentre il nuovo aeroporto di Barajas porta il nome di Richard Rogers, la California Academy of Sciences di San Francisco quello di Renzo Piano, Soka Bau, l’edificio per uffici ad alta efficienza energetica a Wiesbaden, quello di Thomas Herzog. Ci sono i Linked Hybrid di Steven Holl a Pechino, Manitoba Hydro di Kpmb_Architects a Winnipeg, il Genzyme Centre di Stefan Behnisch a Cambridge, tutti certificati Leed. E ancora: le case popolari espandibili con l’autocostruzione di Elemental Architects in Cile, la scuola di F. Kere in Burkina Faso, il recupero urbano a Dublino di B. Mc Evoy Arch. e le residenze di edilizia sociale di S. Solinas e G. Verd a Siviglia. Non mancano, poi, i progetti italiani in mostra: il Centre for Sustainable Energy a Ningbo in Cina di Mario Cucinella e il Centro per il benessere delle donne a Ouagadougou, in Burkina Faso di Fare studio.
Italiana la localizzazione e la certificazione per il Museion di Ksv, il quartiere Casanova (entrambi a Bolzano) e la scuola elementare di Ponzano Veneto.

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