Wise Society : Città spugna per contrastare piogge estreme e allagamenti urbani: ecco come funzionano

Città spugna per contrastare piogge estreme e allagamenti urbani: ecco come funzionano

di
20 Agosto 2026

Le città spugna sono aree urbane progettate per assorbire, trattenere e riutilizzare l’acqua piovana attraverso verde, pavimentazioni drenanti, giardini della pioggia e bacini di laminazione. Un modello utile per ridurre gli allagamenti urbani e aumentare la resilienza delle città italiane di fronte alle piogge estreme

Quando una pioggia intensa trasforma in pochi minuti strade e sottopassi in corsi d’acqua, non è solo una questione di maltempo. È il segnale di città costruite per far defluire l’acqua il più rapidamente possibile, ma sempre meno capaci di accoglierla. In un’Italia esposta a piogge estreme, alluvioni e allagamenti localizzati, ripensare il rapporto tra spazi urbani, suolo e risorsa idrica è diventato necessario. Tra le risposte più interessanti c’è il modello della città spugna: un approccio che punta a trattenere, assorbire e rilasciare gradualmente l’acqua piovana attraverso il verde, i suoli permeabili e infrastrutture progettate per lavorare insieme ai processi naturali. Non una soluzione miracolosa, ma una strategia concreta per rendere le aree urbane più sicure, vivibili e resilienti.

Città spugna

Foto Shutterstock

Cos’è una città spugna

Con l’espressione città spugna si indica una città capace di gestire le precipitazioni imitando il comportamento di un ecosistema naturale. Invece di affidare tutto il deflusso dell’acqua a tombini, fognature e canali artificiali, la città viene progettata affinché l’acqua possa infiltrarsi nel terreno, essere raccolta temporaneamente, depurata dalla vegetazione e riutilizzata dove possibile.

Il principio è semplice: quando piove, il suolo dovrebbe poter fare il suo lavoro. Ma nelle aree urbanizzate asfalto, cemento e superfici impermeabili riducono drasticamente la capacità di assorbimento. L’acqua scorre allora in superficie, si concentra nei punti più bassi e può mettere rapidamente sotto pressione reti fognarie spesso progettate per condizioni climatiche diverse da quelle attuali.

Il problema non riguarda soltanto le grandi alluvioni. Anche un nubifragio circoscritto può provocare allagamenti, danni a negozi e abitazioni, interruzioni della mobilità e rischi per la sicurezza. È una delle conseguenze della fragilità territoriale che caratterizza il dissesto idrogeologico in Italia, aggravato da consumo di suolo, urbanizzazione poco attenta e manutenzione insufficiente.

Pioggia in Italia: le città sono sempre più vulnerabili 

Il cambiamento climatico non significa semplicemente temperature medie più alte. Altera anche il ciclo dell’acqua: a lunghi periodi di siccità possono alternarsi precipitazioni brevi, molto intense e concentrate. In queste condizioni, il terreno secco o ormai sigillato dal cemento fatica ad assorbire l’acqua; le infrastrutture urbane vengono così sottoposte a una pressione improvvisa.

Il legame tra caldo, umidità e fenomeni violenti è sempre più evidente. Come spiega Wise Society nell’approfondimento sui forti temporali dopo le ondate di calore, l’atmosfera più calda può contenere una maggiore quantità di vapore acqueo e creare le condizioni favorevoli per rovesci intensi, grandinate e raffiche di vento.

Non è corretto attribuire ogni singolo temporale alla crisi climatica. Tuttavia, la tendenza generale è ben documentata: nel Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico rileva che la frequenza e l’intensità delle precipitazioni intense sono aumentate in molte aree terrestri e che il cambiamento climatico causato dalle attività umane è probabilmente un fattore determinante.

Tuttavia la criticità non è l’acqua in sé, ma il modo in cui le città la trattano. Un prato, una zona umida o un terreno non compattato assorbono parte della pioggia e ne rallentano il percorso. Un parcheggio asfaltato, una piazza completamente pavimentata o una strada a più corsie, invece, la respingono e la convogliano verso la rete di drenaggio.

Ridurre l’impermeabilizzazione del suolo significa quindi diminuire il rischio di allagamento e, allo stesso tempo, migliorare il microclima urbano. È una scelta che mette insieme adattamento climatico, qualità dello spazio pubblico e tutela della risorsa idrica.

Strada cittadina allagata al tramonto con auto e autobus che attraversano l'acqua, esempio di alluvione urbana da pioggia intensa

Foto Magnific

Come funziona una città spugna: le soluzioni possibili

Ma torniamo alla città spugna. Ovviamente questa non si costruisce con una sola grande opera. Funziona grazie a una rete di interventi diffusi, di dimensione diversa, inseriti nella pianificazione urbana e nei progetti di rigenerazione. Alcuni esempi sono già presenti in molte città europee e possono essere adattati anche ai contesti italiani.

  • Pavimentazioni drenanti per cortili, marciapiedi, piste ciclabili e parcheggi: permettono all’acqua di filtrare nel terreno invece di scorrere in superficie.
  • Giardini della pioggia, o rain garden: aree verdi leggermente ribassate che raccolgono temporaneamente l’acqua, favorendone l’infiltrazione e la depurazione naturale.
  • Pareti e tetti verdi: riducono il deflusso immediato e contribuiscono a limitare il surriscaldamento degli edifici.
  • Bacini di laminazione e piazze allagabili: spazi pensati per ospitare acqua durante gli eventi più intensi, senza trasformarsi in pericoli per la cittadinanza.
  • Zone umide urbane e periurbane: sistemi naturali o rinaturalizzati che trattengono l’acqua in eccesso e favoriscono la biodiversità.
  • Alberi, filari e parchi: le radici migliorano la struttura del terreno e le chiome intercettano parte della pioggia prima che raggiunga il suolo.

Il verde urbano, insomma, deve smettere di essere soltanto decorativo. E’ necessario che si faccia strada, anche in Italia, l’idea della foresta urbana. Parchi, alberature, corridoi ecologici, laghetti e suoli vivi sono vere e proprie infrastrutture verdi: offrono ombra, filtrano gli inquinanti, riducono le isole di calore e aiutano a regolare l’acqua meteorica.

Questi benefici rientrano nei cosiddetti servizi ecosistemici, cioè tutte quelle funzioni che gli ecosistemi svolgono a vantaggio della collettività: dalla depurazione dell’acqua alla protezione dall’erosione, fino alla mitigazione degli effetti degli eventi estremi.

In quest’ottica, piantare alberi non basta se non si scelgono specie adatte, se non si prevede manutenzione o se il verde resta isolato in piccoli spazi incapaci di dialogare con il territorio. Come anticipato, le nostre cittù hanno bisogno di una rete, non di interventi simbolici: i progetti di riforestazione urbana in Italia mostrano come la vegetazione possa essere integrata nell’architettura, negli spazi pubblici e nelle strategie di adattamento climatico.

Edifici residenziali con tetti verdi e giardini pensili, esempio di infrastruttura verde per il drenaggio urbano sostenibile

Foto Magnific

I vantaggi delle città spugna

Le città spugna sono legate al concetto di drenaggio urbano sostenibile: un insieme di sistemi pensati per rallentare, accumulare e filtrare le acque meteoriche il più vicino possibile al luogo in cui cadono. È un cambio di prospettiva rispetto all’idea di “smaltire” l’acqua nel minor tempo possibile. I vantaggi di questo approccio sono molteplici.

Gestione dell’acqua e gestione dei rischi

  • Riduzione del rischio di alluvioni e allagamenti: assorbendo grandi volumi d’acqua durante le precipitazioni intense (i cosiddetti “bombe d’acqua”), le città spugna riducono il picco di piena e decongestionano le reti fognarie tradizionali.
  • Ricarica delle falde acquifere: l’acqua piovana penetra nel terreno filtrando naturalmente, alimentando così le riserve idriche sotterranee ed evitando l’impoverimento delle falde.
  • Conservazione e riutilizzo dell’acqua: l’acqua piovana raccolta e filtrata da bacini o giardini di pioggia (rain gardens) può essere riutilizzata per l’irrigazione del verde pubblico, il lavaggio delle strade o per usi non potabili.

Benefici ambientali e microclimatici

  • Mitigazione dell’effetto “isola di calore urbana”: l’aumento della vegetazione (tetti verdi, parchi, pavimentazioni permeabili) e la presenza d’acqua favoriscono l’evapotraspirazione, abbassando le temperature medie della città durante le ondate di calore.
  • Miglioramento della qualità dell’acqua: I sistemi naturali di drenaggio (come le bioswale o zone umide urbane) agiscono come filtri biologici che trattengono metalli pesanti, oli, detriti e sostanze inquinanti prima che l’acqua raggiunga fiumi o laghi.
  • Incremento della biodiversità: gli spazi verdi e le aree umide integrate nel tessuto urbano creano nuovi habitat per piante, insetti e volatili, favorendo la biodiversità cittadina.

Impatto economico e sociale

  • Risparmio sulle infrastrutture tradizionali: una città spugna riduce la necessità di costruire e mantenere giganti tubature sotterranee o vasche di laminazione in cemento molto costose (infrastrutture grigie).
  • Miglioramento della qualità della vita e della salute: aumentare i parchi e gli spazi verdi pubblici favorisce l’attività all’aperto, riduce lo stress e migliora il benessere psico-fisico dei cittadini.
  • Valore estetico e immobiliare: i quartieri riprogettati con criteri di “spugnosità” risultano visivamente più gradevoli, aumentando spesso il valore degli immobili circostanti e l’attrattività turistica/commerciale della zona.

Nonostante tutti questi vantaggi, è doveroso precisare che le città spugna (come tutte le nature based solutions) non vanno a sostituire le opere dell’uomo (in questo caso reti fognarie, le opere idrauliche e i sistemi di allerta) ma le completano. La sfida è far dialogare infrastrutture tradizionali e sistemi naturali, superando una visione che ha separato troppo a lungo l’urbanistica dalla gestione dell’acqua.

Vialetto in pietra drenante immerso nel prato, esempio di pavimentazione permeabile per l'assorbimento dell'acqua piovana

Foto Magnific

Esempi di città spugna nel mondo

Nel mondo diverse metropoli hanno adottato il modello della città spugna per far fronte ai cambiamenti climatici, sostituendo o integrando le tradizionali infrastrutture in cemento con soluzioni basate sulla natura e sulla gestione sostenibile delle acque piovane. Di seguito sono riportati i principali esempi internazionali:

  • Wuhan (Cina): situata lungo il Fiume Azzurro, ha riqualificato le sponde industriali e le aree lacustri trasformandole in parchi fluviali e zone umide urbane; l’installazione capillare di giardini di pioggia e asfalto drenante le consente di trattenere oltre il 70% delle acque piovane locali.
  • Shenzhen (Cina): ha implementato un sistema integrato di tetti verdi sugli edifici ad alta densità, bacini sotterranei di raccolta e pavimentazioni permeabili per ridurre drasticamente i rischi di allagamento causati dai tifoni.
  • Copenaghen (Danimarca): attraverso il suo Cloudburst Management Plan, ha riprogettato piazze, parchi e spazi pubblici affinché fungano da aree ricreative nei giorni asciutti e da bacini temporanei di ritenzione che incanalano l’acqua verso il porto durante i nubifragali.
  • Singapore: con il programma ABC Waters, ha decementificato le proprie infrastrutture idriche; un esempio emblematico è il Bishan-Ang Mo Kio Park, dove un canale in calcestruzzo è stato convertito in un fiume de-cementificato integrato in un parco allagabile in sicurezza.
  • Philadelphia (Stati Uniti): Con l’iniziativa Green City, Clean Waters, affronta la gestione idrica in un tessuto urbano consolidato tramite interventi diffusi come trincee alberate stradali, giardini di pioggia e depavimentazione dei parcheggi.
Bishan-Ang Mo Kio Park a Singapore

Bishan-Ang Mo Kio Park a Singapore – Foto Shutterstock

Cosa possono fare amministrazioni, imprese e cittadini

Trasformare le città italiane in città resilienti richiede scelte pubbliche di lungo periodo. Le amministrazioni locali possono introdurre criteri di permeabilità nei regolamenti edilizi, limitare il consumo di nuovo suolo, prevedere quote minime di verde nei nuovi interventi e recuperare spazi già urbanizzati.

Le imprese e i progettisti hanno un ruolo decisivo nella riqualificazione di piazzali, complessi residenziali, scuole e aree produttive. Una superficie drenante, un sistema di raccolta dell’acqua piovana o un giardino pensile possono diventare elementi strutturali del progetto, non accessori da aggiungere alla fine.

Anche i cittadini possono contribuire, scegliendo soluzioni permeabili per cortili e giardini privati, riducendo le superfici cementificate non necessarie e raccogliendo l’acqua piovana per gli usi compatibili. Sono gesti individuali, certo, ma acquistano forza quando si inseriscono in una strategia urbana condivisa.

Una città che assorbe acqua è una città che guarda al futuro

La città spugna non promette di eliminare ogni rischio. Nessuna infrastruttura può rendere innocuo un evento meteorologico eccezionale. Può però ridurre la vulnerabilità, limitare i danni e rendere più efficace la risposta delle città alle nuove condizioni climatiche.

Ripensare piazze, strade, parcheggi, parchi e quartieri significa scegliere se continuare a considerare l’acqua piovana un problema da allontanare o una risorsa da gestire con intelligenza. Per l’Italia, dove la fragilità del territorio è una realtà concreta, costruire città capaci di assorbire l’acqua è anche un modo per costruire comunità più sicure, verdi e preparate al futuro.

Wise Radio
© Riproduzione riservata
Altri contenuti su questi temi: , ,
Continua a leggere questo articolo:
WISE RADIO