Wise Society : Biopiscine: costi, permessi, pro e contro

Biopiscine: costi, permessi, pro e contro

di Emanuele Francati
2 Ottobre 2025

Normativa, opinioni e suggerimenti sulle piscine biologiche e naturali

Piscine senza cloro, con filtraggio naturale ed ecosistema integrato: le biopiscine portano la natura in giardino, trasformando il lusso di avere una piscina in casa in un’esperienza ecologica. Sono sempre di più le persone che scelgono questa soluzione green per mettere insieme relax, design e sostenibilità a 360 gradiPrima di progettare un impianto del genere, però, è necessario essere a conoscenza di normative, permessi, costi da sostenere ed eventuali problemi: scopriamo tutto sulle biopiscine -compresi pro e contro– in questo articolo. 

biopiscine

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Cosa sono le piscine naturali o biopiscine

I numeri del bio in Italia sono in crescita negli ultimi anni, ma in genere quando sentiamo parlare di “bio” sappiamo che ci si riferisce, prevalentemente, all’industria alimentare. Eppure, oggi come oggi qualsiasi cosa può essere bio, persino una piscina. Ma di cosa si tratta, esattamente? 

Le biopiscine, anche conosciute semplicemente come piscine naturali, sono vasche progettate per il nuoto che utilizzano filtraggio biologico e meccanico al posto di sostanze chimiche come cloro o altri prodotti disinfettanti. In questo caso, l’acqua viene purificata attraverso piante acquatiche, sabbia e sistemi naturali di depurazione, creando un vero e proprio piccolo ecosistema equilibrato all’interno della piscina stessa. Si sfruttano, dunque, le colonie di batteri -quelli buoni- già presenti nell’acqua, con il fine di depurarla e mantenere l’equilibrio necessario nell’ambiente. 

Chi sceglie di costruire una piscina bio nel proprio giardino non lo fa con il solo intento di creare un angolo relax in cui fare il bagno, ma anche per avere una vasca che non vada a intaccare il paesaggio circostante per estetica e design. Anzi, che vi si immerga in perfetta sintonia. Si tratta di una soluzione pratica, sostenibile e anche di design. 

Una biopiscina è divisa in due aree principali: la zona balneabile, dove si nuota (acqua limpida e pulita), e la zona di rigenerazione, con piante e substrati naturali che filtrano e depurano l’acqua. Niente cloro, quindi, né altre sostanze chimiche: parliamo di una soluzione davvero bio, che rispetta l’ambiente e riduce l’impatto ecologico che, in genere, si ha quando si dispone di una piscina. 

biopiscine costi

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Come funzionano le piscine ecologiche?

Se stai valutando l’installazione di una piscina nel tuo giardino, sicuramente questa è un’opportunità da tenere in considerazione. Per diversi motivi, che vedremo tra poco. Prima, però, cerchiamo di capire come funzionano nel dettaglio le biopiscine, così da farci un’idea ancora più chiara sulla loro gestione

Le zone della biopiscina

Come dicevamo, le piscine bio sono suddivise in due aree: la zona balneabile e la zona di rigenerazione

La prima corrisponde alla parte di piscina dove effettivamente si nuota e ci si rilassa. Può avere forme e profondità variabili, in base allo spazio disponibile; spesso viene progettata con gradoni, scalette o sedute sommerse, per unire funzionalità e comfort estetico. In ogni caso, qui l’acqua è sempre limpida e confortevole, grazie al filtraggio che avviene nella zona di rigenerazione. 

Anche detta biozona, è la “centralina ecologica” della piscina: contiene piante acquatiche, sabbia, ghiaia e substrati naturali. Ed è qui che avviene il filtraggio biologico: batteri benefici e radici delle piante lavorano al fine di depurare l’acqua, assorbendo nutrienti e sostanze organiche.

Le piante selezionate (iris, giunco, ninfea, ecc.) creano un micro-ecosistema che mantiene l’equilibrio naturale e impedisce la proliferazione di alghe. Dove si trova la biozona? In genere, è integrata nel bordo della piscina, ma può anche essere separata, a seconda del progetto estetico e funzionale.

Il ciclo dell’acqua e l’autopulizia

Il cuore della piscina ecologica è il ricircolo naturale dell’acqua tra le due zone principali: la zona balneabile e la zona di rigenerazione. Infatti, queste due zone sono sempre in connessione, ed è questo che permette all’acqua della zona balneabile di rimanere sempre limpida. 

In pratica, l’acqua –contenente particelle sospese e sostanze organiche– viene convogliata nella biozona attraverso pompe o sistemi di gravità. Qui, piante e substrato la trattano, rimuovendo impurità e nutrienti che favorirebbero, altrimenti, alghe o microrganismi indesiderati. Più nel dettaglio, i batteri benefici presenti nel substrato decompongono la materia organica, mentre le piante assorbono i nutrienti -come azoto e fosforo-, facendo sì che l’equilibrio ecologico della biopiscina resti intatto. 

E le particelle solide, invece? Vengono intrappolate nella sabbia, contribuendo così all’autopulizia.

Depurata e filtrata, l’acqua torna limpida nella zona balneabile, pronta all’uso. Un ciclo continuo e pressoché invisibile ai nostri occhi: noi possiamo solo godere del risultato, ovvero acqua pulita e limpida senza l’uso di cloro. 

I sistemi di filtraggio

Abbiamo parlato di due tipologie di filtraggio: biologico e meccanico. Approfondiamo. 

Il filtraggio biologico rappresenta il cuore “vivo” della biopiscina: sfrutta batteri benefici e piante acquatiche per mantenere l’acqua pulita e bilanciata. Nel dettaglio:

  • i batteri colonizzano il substrato, degradando residui di pelle, capelli o piccole particelle vegetali; 
  • le piante acquatiche assorbono tutti quei nutrienti che favorirebbero la proliferazione di alghe e microrganismi. 


Il filtraggio meccanico, invece, serve a rimuovere le particelle solide prima che possano accumularsi nella zona in cui si nuota. Sabbia e ghiaia intrappolano i detriti, le foglie e altri sedimenti, mentre reti o griglie raccolgono le foglie più grandi o gli insetti che cadono in superficie. Ci sono anche alcuni impianti che integrano pompe per favorire il ricircolo dell’acqua, ma non in tutte le biopiscine. 

Sicuramente, ciò che rende così efficace tutto il sistema è la sinergia tra il filtraggio biologico e quello meccanico: da una parte si previene l’accumulo e dall’altra si elimina l’eccesso, con un risultato di equilibrio e stabilità dell’ecosistema nel suo totale. 

Il ruolo delle piante

Le piante acquatiche inserite in una biopiscina, quindi, non sono lì solo per abbellimento: sono loro, a dir la verità, i veri “filtri” del sistema. 

Le radici si occupano di assorbire nutrienti come azoto, fosforo e altre sostanze organiche, un processo che riduce drasticamente la necessità di interventi chimici, e mantiene l’acqua sicura per la balneazione. 

Le piante fotosintetiche, poi, rilasciano ossigeno nell’acqua: un’azione fondamentale per la sopravvivenza dei batteri benefici. Microrganismi che, a loro volta, si occupano di degradare la materia organica: un sistema autosufficiente perfettamente pensato, che senza piante non potrebbe funzionare.

In più, le piante creano rifugi per piccoli animali acquatici e insetti, i quali completano il ciclo biologico della piscina. Una specie di laghetto naturale, in cui però la balneabilità non è mai compromessa. 

Quali sono le piante più indicate per una biopiscina? Iris, giunco e cannucce di palude sono le più scelte per la loro capacità di assorbire nutrienti e filtrare l’acqua, mentre ninfee e loto -oltre all’estetica- contribuiscono alla purificazione superficiale. Piante sommerse come elodea ossigenano l’acqua, supportando i batteri. 

Manutenzione e gestione stagionale

Grazie a questa sinergia, la manutenzione necessaria per una piscina ecologica è molto meno rispetto alle vasche tradizionali. Meno, però va comunque eseguita una pulizia regolare: foglie, insetti e detriti galleggianti sono comunque da rimuovere (manualmente o con retini). Ogni quanto? Dipende dalla stagione: è chiaro che in autunno ci saranno più foglie da rimuovere in superficie. 

Poi, le piante della biozona devono essere potate periodicamente: alcune specie possono crescere molto in primavera, e devono essere ridotte o diradate, per mantenere il biofiltro in equilibrio. 

Anche pompe e circuiti di ricircolo meritano un controllo regolare: la pulizia di filtri, tubazioni ed eventuali griglie è essenziale per evitare blocchi che vadano a ostacolare l’autopulizia. In inverno -in base al clima locale- può essere necessario ridurre il livello di acqua (per evitare danni da gelo) o coprire la biopiscina con teli o reti.

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La piscina ecologica tra natura, paesaggio e design

Non solo un’alternativa sostenibile alle classiche vasche, però: le piscine naturali sono anche un vero e proprio elementi di design. Forme sinuose, bordi naturali, vegetazione acquatica: tutti dettagli che permettono alla piscina di fondersi in modo armonioso con il contesto esterno, creando un piccolo laghetto che sembra naturale. E che, per certi versi, lo è, nella sua artificialità. 

Ciottoli, legno, pontili e piante contribuiscono ancor di più a un equilibrio tra estetica e funzionalità, trasformando il nuoto in un’esperienza immersiva e rilassante. Tutto questo, per altro, favorisce il contatto con la natura, che sappiamo essere funzionale al nostro benessere. Silvoterapia, bushcraft e asili nel bosco sono tutte pratiche che ci fanno bene, e così anche ritagliarci uno spazio naturale nel nostro giardino, dove rilassarci e semplicemente esistere.  

In più, i giardini piccoli non sono un problema: le biopiscine possono essere progettate sia per grandi spazi sia per ambienti più contenuti, con soluzioni modulari o terrazze. 

Biopiscine: pro e contro della piscina bio

I vantaggi di una biopiscina, rispetto ad una vasca tradizionale, sono evidenti. Innanzitutto, non utilizzano né cloro né prodotti chimici, possiamo contare su acqua più salutare e innocua su pelle, occhi e ambiente. Anche il fattore sostenibilità è da tenere in conto: l’acqua si rigenera naturalmente, senza bisogno di cambiarla: l’impatto ambientale è minimo, in confronto ad altri sistemi. 

L’estetica naturale e a tratti scenografica si unisce ai costi di gestione ridotti nel tempo per un quadro di aspetti positivi completo. A cui, però, non possiamo non associare anche qualche contro: come tutto, anche le biopiscine hanno i loro aspetti critici. 

Per esempio, un costo iniziale più elevato: progettazione e realizzazione stessa richiedono un investimento più consistente rispetto a una piscina classica. In più, è vero che ne esistono anche per spazi ristretti, ma comunque parliamo di più spazio necessario, perché la zona di rigenerazione occupa parte del terreno. 

C’è meno bisogno di manutenzione generale, ma più attenzione per le piante: potatura, controllo delle radici, rimozione delle foglie sono tutte attività di cura stagionale.

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Quanto costa una biopiscina: prezzi ed esempi

Parlando di prezzi effettivi? Vediamo una panoramica generale. Indicativamente, per una biopiscina chiavi in mano, si tratta di €600–800/m². Inteso come costo base comprensivo di progetto, scavi, telo impermeabilizzante (PVC o EPDM), pompa e piante acquatiche. 

Per realizzazioni di alto livello e materiali strutturali (es. cemento armato), parliamo anche di €1.500–2.000/m²Se ipotizziamo un costo di €700/m².e una piscina di 40m², arriviamo a circa 28.000€ complessivi. “Accontentandoci” di una piscina più piccola, spenderemo tra i 18.000 e i 24.000€ all’incirca. 

Si possono realizzare biopiscine fai da te?

Che sia per risparmiare o per mettersi alla prova, la domanda sorge spontanea: si può fare una piscina naturale fai da te? In teoria, è possibile. Ci sono però alcune precisazioni da fare su ciò che si può o meno fare da soli. 

Chi ha manualità (e spazio) può occuparsi in prima persona della fase di scavo e della creazione della forma della vasca. Materiali come PVC o EPDM si trovano in commercio, e possono essere posati anche autonomamente: la posa del telo impermeabilizzante, va detto, è un’operazione che richiede precisione per evitare perdite. 

La scelta e la disposizione delle piante è un’altra cosa che si può gestire in autonomia: seguendo schemi e guide, non è difficile, così come la gestione degli altri elementi naturali come ghiaia, pietre e bordature.

Le criticità riguardano, invece, in primis il dimensionamento tecnico: serve calcolare bene i rapporti tra zona balneabile e biozona. Altrimenti l’acqua non si autopulisce e rischia di trasformarsi in uno stagno fangoso nel giro di poco. Anche l’impianto idraulico va progettato con competenza, o il ricircolo dell’acqua non funziona. E anche qui, fango e acqua torbida. 

Inoltre, il risultato estetico può non essere soddisfacente. Una biopiscina fai da te rischia di somigliare più a uno stagno che a una vera vasca balneabile, se non progettata con esperienza e competenza. 

Perciò, se da un lato è vero che il fai da te può abbassare i costi -partendo da circa 10.000-15.000€ per soluzioni contenute-, dall’altra è sempre vero che un risultato duraturo, pulito e conforme alle normative lo si ottiene al cento per cento affidandosi a un progettista, o un tecnico specializzato per la parte idraulica e normativa.

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Come costruire una biopiscina: permessi e normativa

Oltre alla questione strutturale, poi, per costruire una biopiscina bisogna anche pensare a tutti gli aspetti burocratici. Rispetto a una piscina tradizionale, non c’è niente di troppo diverso. Serve infatti il permesso di costruire -obbligatorio nella maggior parte dei Comuni italiani in quanto si tratta di intervento edilizio permanente- e la comunicazione di inizio lavori (CIL o SCIA). Se l’area è sottoposta a tutela (per esempio aree rurali, zone collinari o parchi naturali), serve anche l’autorizzazione paesaggistica oltre al permesso edilizio. 

Per quanto riguarda la normativa tecnica, spesso i regolamenti edilizi richiedono progetti conformi alle linee guida europee sulle piscine bio, che stabiliscono proporzioni minime tra la vasca di balneazione e quella di rigenerazione. 

Anche gli impianti idraulici e gli scarichi devono rispettare le norme su acque reflue e scarichi idrici, anche se la piscina non usa cloro. Alcuni Comuni, poi, richiedono che il troppo pieno sia collegato alla rete di smaltimento o, in alternativa, a vasche di dispersione. Infine, ci sono da rispettare anche le norme igienico-sanitarie: le biopiscine private hanno meno vincoli rispetto a quelle pubbliche, ma alcune ASL potrebbero imporre requisiti in merito.

Per fare una piccola sintesi, quindi: per una biopiscina privata in giardino è quasi sempre necessario il permesso di costruire e, se in zona vincolata, anche l’autorizzazione paesaggistica. In caso di strutture ricettive o biopiscine pubbliche, poi, servono altre autorizzazioni e il rispetto delle norme sugli impianti natatori. 

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