Wise Society : Xylella fastidiosa, non solo ulivi a rischio anche frutteti e vigneti
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Xylella fastidiosa, non solo ulivi a rischio anche frutteti e vigneti

Un nuovo studio svela come il patogeno possa colpire le specie arboree presenti in tutto il Centro-Sud, fino alla Toscana.

Fabio Di Todaro
18 Gennaio 2016

Non solo Puglia. A essere minacciati dalla xylella fastidiosa, il batterio che ha già provocato l’abbattimento di oltre duemila alberi nel tacco d’Italia, sarebbero anche gli ulivi di Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Campania e Lazio. Nell’attesa che la procura di Lecce arrivi ad accertare le eventuali responsabilità giudiziarie nella gestione dell’epidemia, fa paura il potenziale espansivo del patogeno che rischia di sconvolgere un intero settore agroalimentare cruciale per la tenuta economica del Mezzogiorno.

Albero di Ulivo

Xylella fastidiosa, il rischio è che evolvendosi geneticamente potrebbe estendersi anche ad altre piante anche in altre parti d’Italia, foto Giorgio Minguzzi/Flickr

Epidemia di Xylella: a rischio anche la costa tirrenica 

Il quadro della possibile distribuzione del batterio in Italia è stato elaborato da un gruppo scientifico che comprende cinque studiosi dell’Università di Napoli Federico II e dell’Università del Molise. Il lavoro, le cui conclusioni sono state anticipate oggi sulle colonne de La Gazzetta del Mezzogiorno, è stato pubblicato dalla rivista Phitopathologia Mediterranea. Si tratta del primo studio sulle esigenze ecologiche del batterio, cioè sull’habitat e sulle caratteristiche ideali al suo insediamento. Condizioni che xylella fastidiosa ha trovato nel Salento, a partire dalla zona di Gallipoli, dove il microclima è ancora più specifico, con una temperatura di un grado in media in più durante l’inverno.

Le informazioni utilizzate sono state tratte dalle banche dati di tutti quei Paesi dove il batterio xylella si è diffuso e risulta insediato da molti anni. Clima, piovosità, andamento delle stagioni ed escursione termica, altitudine, vegetazione, organizzazione colturale, latitudine e longitudine delle zone maggiormente aggredite: tutte le informazioni disponibili sono state registrate e ordinate secondo un modello scientifico utilizzato poi nella stesura della mappa delle zone a rischio.

xylella fastidiosa Università Federico II di Napoli ulivi della Puglia agricoltura intensiva

Foto fedewild/Flickr

L’habitat che favorisce la diffusione del batterio

Tra gli indicatori maggiormente «predittivi» del modello, sulla base di quanto accaduto nel Salento, ci sono le precipitazioni (con livelli medi di piovosità inferiori ai dieci millimetri nei trimestri meno piovosi e tra gli 80 e i 110 millimetri nel trimestre più piovoso) e la temperatura superiore alla media (di otto gradi nel trimestre più freddo). Un altro indicatore importante è risultato essere l’altitudine sul livello del mare.

Ma a contribuire all’espansione dell’infezione, stando ai risultati riportati nella ricerca, sarebbero anche l’agricoltura intensiva (22,49%), la presenza degli oliveti (20,54%), di modelli complessi di coltivazione (18,5%), di frutteti, boschi e macchia mediterranea (con un altro 20%).

Lo studio non tiene conto di due fattori: la presenza dell’insetto vettore in tutte le aree studiate e le direzioni del vento che influiscono sul movimento dei vettori e sui flussi di diffusione dei focolai. Secondo gli stessi autori «lo studio offre un contributo alla maggiore comprensione dell’epidemia e dei suoi possibili sviluppi», ma non offre una mappa certa dello sviluppo di xylella. Dunque il batterio dalla Puglia potrebbe estendersi all’intera Italia e poi al Mediterraneo. Con un’avvertenza: «La xylella finora in Puglia ha colpito gli olivi, ma evolvendosi geneticamente potrebbe colpire anche vigneti, frutteti, e anche i boschi di querce e la macchia mediterranea».

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