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Vivere a impatto zero si può

La città austriaca, nel Burgenland meridionale, si è conquistata una meritata fama come modello in tema di ecosostenibilità

di Francesca Vercesi
1 luglio 2010

GüssingLa cornice è quella austriaca del Burgenland, al confine con l’Ungheria. La città è quella di Güssing, un paradiso ecologico dove i 3900 abitanti, da qualche tempo a questa parte, vivono in assenza di fonti energetiche fossili. Dato che l’intero fabbisogno energetico, da quello elettrico a quello termico e per le auto, viene da fonti rinnovabili.  Quella solare e il biogas dal legno. Qui, dallo scorso anno, è entrato in funzione l’istituto di ricerca “Technikum” . I punti focali? La gassificazione termica e quella biologica. Güssing è una delle tre sedi (le altre due sono Graz e Wieselburg) dell’iniziativa di ricerca “Bioenergy 2020+“, alla quale, oltre a diversi istituti tecnici superiori, prendono parte anche l’Università Tecnologica di Vienna, l’Università Tecnologica di Graz e il Johanneum Research Center.

Il Burgenland è la regione economicamente meno sviluppata dell’Austria, in particolar modo nella parte meridionale. Per cercare di cambiare questa situazione alla fine degli anni ’80 venne creato dal sindaco Herr Krammer e dall’allora neoassunto tecnico comunale Rheinard Koch un centro tecnologico con il patrocinio della Comunità europea. I progetti principali erano rivolti all’investigazione sulle energie rinnovabili e hanno portato alla costruzione di una centrale elettrica da 4,5 megawatt (MW) alimentata a biomasse, nel caso specifico biogas prodotto dalla fermentazione di rifiuti legnosi e di altre due centrali da 0,5 MW delle quali una alimentata da biogas della fermentazione del mais nella vicina Strem.

Nel passato, l’amministrazione spendeva oltre 6 milioni di euro per acquistare combustibili fossili dalla Russia e dall’Arabia Saudita: una cifra che arrivava a 36 milioni considerando l’intero distretto. Il primo intervento nella direzione del risparmio, da parte di Koch, avvenne nel 1991, quando ottimizzarono l’illuminazione stradale  e l’isolamento termico degli edifici. Sempre nel 1991, venne aperto il Centro europeo per le energie rinnovabili (EEE) di Gussing dove Koch fu nominato direttore. Nel 1996 tutti gli edifici pubblici, le abitazioni private e le aziende sono state allacciate alla rete di teleriscaldamento. Negli anni successivi, poi, sono sorti impianti di produzione energetica sia all’interno del centro urbano sia nell’area periferica (centrali eletriche a biomasse, impianti di biogas, fotovoltaici) che hanno fatto sì che la cittadina arrivasse alla completa autarchia energetica. Il Centro ha anche un’attività di formazione per istruire il personale proveniente da tutta Europa in materia di energie rinnovabili.

Güssing

Inoltre, grazie a una speciale tecnologia sviluppata dall’Università di Vienna, le emissioni di biossido di carbonio sono diminuite del 93%, passando dalle 35mila tonnellate del 1995 alle 5mila del 2007. Un modo per migliorare la qualità della vita, far rispamiare gli abitanti (in genere una famiglia spende in media 3600 euro l’anno per l’energia), portare posti di lavoro. Sono nate, infatti, molte aziende impegnate nell’essicazione del legno e nella produzione di parquet. Al momento il 60% del fabbisogno elettrico è soddisfatto dalle rinnovabili ma l’obiettivo è di arrivare a rendere autonomo il distretto al 100% entro il 2015.

E i giovani? Il signor Koch sta pensando anche a loro. Tanto che è nato un liceo locale, la Scuola solare dove si fanno corsi di energia alternativa. Infine, si è deciso di puntare sulla gassificazione termica e biologica, concentrandosi sulla produzione di carburanti liquidi a partire dal cippato di legno: un processo da cui è possibile ricavare benzina e diesel.

Solo andandoci fisicamente, a Gussing, dove domina il Castello del 1157, il più antico della Burgenland e simbolo della regione, si può capire cosa significhi vivere a zero emissioni. Tutto merito della regione austriaca, della civiltà dei suoi abitanti. E della politica.

Güssing, Album di korom/flickr

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3 risposte a Vivere a impatto zero si può

  1. Anna De Togni

    Ecco un modo di affrontare i problemi in modo consapevole e razionale. Il problema del bilancio delle emissioni di CO2 permane, si potrebbe compensare aumentando in parallelo la superficie boschiva.

  2. stefania

    Ci sono e stanno emergendo anche da noi energie rinnovabili tipo geotermia a bassa entalpia.

  3. Cosa abbiamo noi di meno degli austriaci? Invece che lamentarvi pensate a chi avete votato alle ultime elezioni…sempre a lamentarvi..compatrioti..sarebbe meglio che usassimo di meno la lingua e più le braccia ed il cervello noi italiani..che non siamo secondi a nessuno

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