Tutto quello che c’è da sapere su Donald Trump e la Groenlandia
“Abbiamo bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e persino per la sicurezza internazionale”, così ha detto il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, dopo aver dato il benvenuto agli abitanti della Groenlandia. Aggiungendo che, in un modo o nell’altro, riuscirà a ottenerne il possesso. Non sembrano della stessa idea i danesi, però, a cui la Groenlandia appartiene veramente.
Non è la prima volta che Trump manifesta interesse per l’acquisto di questo territorio: già nel 2019, durante il suo primo mandato presidenziale, espresse l’intenzione di acquistarla. E la risposta della Danimarca fu chiara e netta: un rifiuto categorico.
Ma perché il 45° – e 47 °- presidente americano Trump vuole comprare la Groenlandia così fortemente? Quali sono gli scopi e quali i vantaggi che deriverebbero dal possedimento dell’isola più grande del mondo? Analizziamo tutta la situazione in questo articolo e cerchiamo di comprendere quali siano le sue motivazioni.

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Perché Donald Trump vuole comprare la Groenlandia?
Sorpresa e reazioni forti da parte di Danimarca e Groenlandia stessa, per le dichiarazioni di Trump. Ma perché voleva comprarla?
Diverse ragioni lo hanno spinto a questo punto. In primis, la posizione geopolitica della Groenlandia, di interesse cruciale per gli Stati Uniti. Lì, infatti, gli USA hanno già una base militare, la base aerea di Thule, anche noto come Pituffik Airport, usata per la difesa missilistica e il monitoraggio satellitare. Con lo scioglimento dei ghiacci e le nuove rotte commerciali che si aprono, avere il controllo diretto della Groenlandia offrirebbe agli Stati Uniti – e a Trump – un vantaggio strategico contro Russia e Cina, che stanno aumentando la loro influenza nell’Artico.
Non solo interesse strategico, ma anche questione di risorse. La Groenlandia è ricca di terre rare (REE: rare-earth elements), un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica dalle straordinarie proprietà conduttive e magnetiche. Petrolio, gas naturale e minerali preziosi come uranio e zinco sono altre risorse di cui la Groenlandia abbonda, e su cui il presidente Trump ha messo gli occhi. Essenziali per la tecnologia moderna, dalle batterie agli smartphone fino ai veicoli elettrici, sicuramente gli farebbero comodo. Soprattutto, per ridurre la dipendenza dagli altri Paesi per questi materiali, in particolare dalla Cina: controllare la Groenlandia significherebbe un’America più autonoma, e meno vincoli.
Non dimentichiamoci, poi, che Trump è un imprenditore immobiliare che ha costruito la sua fortuna investendo, sviluppando e gestendo proprietà immobiliari di lusso. Dopo grattacieli, hotel, casinò e campi da golf, l’acquisto della Groenlandia potrebbe rappresentare il salto di qualità. Lo ha definito un grande affare immobiliare per gli Stati Uniti, aggiungendo che la buona riuscita di questa compravendita avrebbe aiutato economicamente la Danimarca, che ogni anno sovvenziona la Groenlandia con circa 500 milioni di dollari.
Non sarebbe una novità, per gli Stati Uniti, l’acquisto di territori. I precedenti storici, infatti, non mancano: già nel 1803 comprarono la Louisiana dalla Francia, nel 1867 l’Alaska dalla Russia e, nel 1917, acquistarono già dalla Danimarca appropriandosi delle Isole Vergini Americane. Trump probabilmente pensa che la Groenlandia possa essere un’opportunità da aggiungere alla lista, ma per ora non c’è storia: la premier danese Mette Frederiksen ha definito l’idea assurda. “La Groenlandia non è in vendita”, ha aggiunto con fermezza il governo groenlandese.
Nonostante queste dichiarazioni risalenti al 2019, il presidente è tornato alla carica nel gennaio 2025, ma la posizione dei diretti interessati resta ancora ferma nel rifiutare qualsiasi proposta di acquisizione, sottolineando il diritto del popolo groenlandese a determinare il proprio futuro.

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A chi appartiene e quanto costerebbe la Groenlandia
La Groenlandia è un territorio autonomo che fa parte del Regno di Danimarca: ha una certa indipendenza, un proprio governo e una grande autonomia dal 2009, ma la Danimarca mantiene il controllo su difesa, affari esteri e politica monetaria. È così dal 1814, quando il Trattato di Kiel assegnò il controllo della Groenlandia – insieme alle Isole Faroe e all’Islanda – alla Danimarca, separandola dalla Norvegia. Fino ad allora, era parte del Regno di Norvegia dal 1261. In futuro, invece, potrebbe diventare del tutto indipendente.
Risorse naturali, posizione strategica e dimensioni – stiamo parlando dell’isola più grande del mondo, con un territorio immenso – fanno sì che, se avesse un prezzo ufficiale, la Groenlandia sarebbe a dir poco costosa. Non è in vendita, ma se lo fosse, alcuni esperti stimano un valore che si aggira tra i 1000 e i 1700 miliardi di dollari.
La domanda sorge quindi spontanea: Trump sarebbe disposto a spendere una cifra tanto alta per acquistare il territorio groenlandese? È altamente improbabile. In primis, per il bilancio degli Stati Uniti: una cifra simile rappresenterebbe una spesa enorme, considerando che il PIL annuale degli USA è di circa 27.000 miliardi di dollari. Anche il budget federale ha limiti e priorità diverse: difesa, infrastrutture e welfare vengono prima di ogni cosa.
Nella storia, poi, dicevamo che gli Stati Uniti si sono già ritrovati ad acquistare territori. Ma lo hanno fatto per somme più basse: la Louisiana costò agli USA 15 milioni di dollari, che oggi sarebbero molti di più – circa 350 milioni -, ma che comunque non si avvicinano minimamente all’enorme somma di mille miliardi.

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Cosa succede se Trump compra la Groenlandia
I danesi, e il resto della popolazione mondiale, possono dunque tirare un sospiro di sollievo: è altamente improbabile, per non dire impossibile, che l’affare tra Trump e la Groenlandia vada a buon fine. Anche perché, se accadesse davvero, le conseguenze sarebbero enormi e si riverserebbero inesorabilmente sulla situazione politica mondiale.
Se Donald Trump (o qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti d’America in futuro) riuscisse davvero ad acquistare la Groenlandia, cambierebbe l’assetto geopolitico, ma ci sarebbero forti ripercussioni anche a livello economico e sociale.
Dal punto di vista del Paese acquistato, la Groenlandia diventerebbe un territorio statunitense, come già è accaduto per le Isole Vergini Americane e per Porto Rico. Questo comporterebbe un cambio di governo: gli Stati Uniti dovrebbero negoziare con la popolazione locale per definire il nuovo sistema politico, e potrebbero offrire lo status di Stato federale in futuro. Tutto questo in modo pacifico, dando per scontato che i groenlandesi accettino di buon grado la novità. E sappiamo che non sarebbe così: la popolazione ha già espresso la volontà di mantenere salda la propria identità. Non hanno alcuna intenzione di diventare americani. E questo, logicamente, porterebbe a una possibile opposizione locale.
Anche la Danimarca ne sarebbe contrariata, dal momento che ha già rifiutato l’idea di vendere la Groenlandia a Trump per ben due volte. E la Danimarca fa parte dell’Unione Europea: qualora questa compravendita politicamente difficile dovesse andare a buon fine, persino l’UE potrebbe opporre resistenza al cambiamento di sovranità.
A livello geopolitico, le differenze sarebbero enormi. Gli USA diventerebbero i più forti nell’Artico, considerando la posizione strategica della Groenlandia delle rotte artiche, e per contrastare Russia e Cina nella regione. Due Paesi che non esiterebbero un secondo a opporsi, vedendo l’espansione americana come una minaccia. In risposta, potrebbero provvedere subito a rafforzare la loro presenza nell’Artico. Tutto sotto gli occhi preoccupati della NATO e dei Paesi alleati, con cui potrebbero venirsi a creare tensioni inevitabili.
Non trascurabili anche le eventuali implicazioni economiche: gli Stati Uniti d’America avrebbero accesso a minerali preziosi, petrolio, gas e terre rare della Groenlandia, ottenendo una sempre maggiore indipendenza dal mercato degli altri Paesi.
Potrebbero esserci nuove infrastrutture, aeroporti e basi militari sul territorio groenlandese, ma al tempo stesso maggiori rischi per l’ecosistema locale, di per sé unico e molto fragile. Caratterizzato da climi estremi, grotte di ghiaccio e una biodiversità molto limitata rispetto ad altre regioni del mondo, gli investimenti americani potrebbero danneggiarlo nel giro di pochi anni. Considerando che già diversi studi vedono la Groenlandia sciogliersi entro il 2100, si aprirebbero scenari a dir poco disastrosi. E persino la popolazione potrebbe risentire degli investimenti economici ricevuti, vissuti come un ricatto insieme alle pressioni per adattarsi al sistema americano.
Ribadiamo: l’acquisto della Groenlandia da parte di Trump è altamente improbabile. Ma se accadesse davvero, sarebbe di certo uno degli eventi geopolitici più importanti del secolo, con conseguenze enormi sull’economia e sulla politica internazionale.
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