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Transizione energetica: cos’è e che benefici offre il passaggio alle rinnovabili

Andrea Ballocchi
25 Febbraio 2021

Per comprendere che peso specifico abbia la transizione energetica a livello globale basta guardare gli Stati Uniti e il passaggio da Trump a Biden. Il presidente uscente non ha mai mostrato un interesse per le fonti rinnovabili – per usare un eufemismo –, mentre il nuovo ha annunciato nel suo programma elettorale un piano da 2000 miliardi in quattro anni per promuovere l’energia pulita nel settore elettrico, dei trasporti e in edilizia. Questo quale parte di una serie di ampie proposte progettate per creare opportunità economiche e affrontare anche il cambiamento climatico.

Dagli annunci ai dati, solo nel 2020 la transizione energetica nel mondo ha significato investimenti per oltre mezzo bilione di dollari, per la precisione 501,3 miliardi di dollari. Sono i soldi stanziati per la decarbonizzazione, secondo Bloomberg NEF, una cifra record superiore del 9% rispetto all’anno precedente malgrado la pandemia Covid-19.

Il passaggio dalle fossili alle rinnovabili, parte integrante della transizione energetica, implica un cambio drastico dell’economia anche nei Paesi produttori di petrolio e gas. Secondo Carbon Tracker nei prossimi 20 anni con la decarbonizzazione del mondo, 40 paesi petroliferi potrebbero affrontare un calo medio del 46% nelle entrate previste da petrolio e gas e un deficit di 9.000 miliardi di dollari.

Eolico e transizione energetica

Foto di Ed White da Pixabay

Transizione energetica: cos’è e cosa implica

Cosa si intende per transizione energetica? È il passaggio dal vecchio al nuovo mondo, dal modello energetico legato a una produzione di energia basata su fonti non rinnovabili e di origine fossile – petrolio, gas naturale e carbone – alle fonti energetiche rinnovabili come eolico e fotovoltaico. È un passaggio motivato dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di CO2 per limitare i danni provocati dal cambiamento climatico. È ormai chiaro che l’uomo esercita un’influenza crescente sul clima e sulla temperatura terrestre con attività come la combustione di combustibili fossili, alimentando l’effetto serra e il riscaldamento globale. L’energia rinnovabile e le misure di efficienza energetica possono potenzialmente ridurre notevolmente le emissioni climalteranti.

La IEA – Agenzia internazionale dell’energia ha previsto che la capacità totale di energia rinnovabile nel mondo aumenterà del 50% tra il 2019 e il 2024. E nell’ultimo report dedicato ha messo in luce come da gennaio a ottobre 2020, la capacità rinnovabile messa all’asta è stata superiore del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, segnando un nuovo record.

Il trend è investire nell’energia pulita

Investire nell’energia pulita piuttosto che nei combustibili fossili è una scelta attraente per gli investitori, ha messo in rilievo la Imperial College of London. L’innovazione tecnologica sta guidando il cambiamento strutturale nel settore energetico globale. Forse la cosa più sorprendente è la continua riduzione del costo dell’energia elettrica generata dal fotovoltaico. Secondo la stessa IEA, il solare è “il nuovo re dell’elettricità”, grazie al fatto che il costo di generazione è sceso ben al di sotto del costo della nuova energia da combustibili fossili.

Ma la generazione di energia da fonti rinnovabili è solo una parte della transizione energetica. L’introduzione di massa di infrastrutture per il trasporto elettrico e l’accumulo di energia, insieme a un maggiore utilizzo di tecnologie per migliorare l’efficienza energetica, sono parti integranti di questo movimento.

Un altro fattore centrale per l’energia rinnovabile e l’elettrificazione (e la transizione energetica in generale) è l’energy storage, lo stoccaggio dell’energia rinnovabile, che potrebbe risolvere i problemi di produzione che molte tecnologie di energia rinnovabile devono affrontare. Sebbene sia stato a lungo visto come l’anello mancante tra l’energia rinnovabile intermittente e l’affidabilità costante, lo stoccaggio dell’energia ha iniziato a giocare un ruolo più ampio nella transizione energetica, potendo consentire l’eventuale decarbonizzazione dei sistemi energetici. Con il calo dei costi, lo stoccaggio dell’energia rinnovabile ha il potenziale per un ampio uso al di là dei mercati di nicchia in cui è attualmente impiegato. Alcuni usi commerciali per lo stoccaggio dell’energia sono già più economici.

La tendenza degli investitori è a favore della transizione energetica. Lo si comprende anche dall’andamento del mercato dei green bond, le obbligazioni verdi. Nel 2020 si sono raggiunti mille miliardi dal 2007, primo anno di emissioni. Le previsioni per il 2021 sono ancora più rosee.

Fotovoltaico e transizione energetica

Foto di American Public Power Association / Unsplash

Transizione energetica in Italia e in Europa

A proposito di transizione energetica, l’Unione Europea è sempre stata particolarmente avanti. Lo scorso dicembre l’UE ha alzato l’asticella dei suoi obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030, puntando a tagliare le emissioni di gas serra di almeno il 55% dai livelli del 1990, un deciso progresso rispetto al precedente obiettivo del 40%.

È un passo pressoché obbligato, uno dei più importanti ma non l’unico per riuscire a soddisfare quanto stilato nell’Accordo di Parigi, il primo di portata globale a carattere vincolante in materia di cambiamento climatico e che intende contenere l’aumento medio delle temperature ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di intensificare gli sforzi per limitare tale incremento a 1,5°C.

Nel 2050 si è data come obiettivo la neutralità climatica. Per riuscire a centrare questo traguardo la Commissione Europea ha avviato una serie di iniziative note, nell’insieme, come Green Deal europeo per rendere sostenibile l’economia dell’UE. La transizione energetica ed ecologica è uno dei pilastri. L’Unione Europea fornirà inoltre sostegno finanziario e assistenza tecnica per aiutare i soggetti più colpiti dal passaggio all’economia verde.

Per rispondere alla sfida della decarbonizzazione nel prossimo decennio e dare seguito agli impegni assunti nell’Ambito dell’Accordo di Parigi, l’Unione Europea ha messo a punto il Pacchetto “energia pulita per tutti gli europei”, noto anche come “Clean Energy Package”. In questo contesto, in base alla nuova governance dell’Unione dell’energia, ogni Stato membro ha provveduto a elaborare la propria proposta di Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) per il 2021-2030.

La transizione in Italia: facciamo il punto

Il piano italiano, per molti aspetti, dovrà essere rivisto e adeguato ai nuovi obiettivi. Inoltre c’è da perfezionare il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, programma di investimenti che l’Italia deve presentare alla Commissione europea nell’ambito del Next Generation EU, lo strumento per rispondere alla crisi pandemica Covid-19. L’Italia potrà usufruire di circa 209 miliardi dal Next Generation EU. 69 miliardi sono destinati alla transizione energetica.

Per riuscire a cogliere questa opportunità, l’Italia ha dato il via al ministero della Transizione ecologica, che sostituisce e amplia le competenze del dicastero dell’Ambiente; inoltre, ha dato vita al ministero dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale. Questo perché è sempre più chiaro che natura e tecnologia debbano muoversi insieme, in una sinergia virtuosa certamente a vantaggio della transizione energetica.

Andrea Ballocchi

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