Wise Society : Per diminuire le emissioni di metano dei bovini, basta metterli a dieta
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Per diminuire le emissioni di metano dei bovini, basta metterli a dieta

Secondo gli imprenditori svizzeri bisogna agire sulla flora batterica del primo dei quattro stomaci della mucca (il rumine) per rendere i cibi più facilmente digeribili.

Fabio Di Todaro
20 giugno 2019

Aumentano a forte ritmo le emissioni di gas serra sul Pianeta emessi dal bestiame, responsabili di circa il dieci per cento del totale su scala globale. Gli animali rilasciano metano attraverso i microorganismi che sono coinvolti nel processo di digestione e protossido di azoto attraverso la decomposizione del letame. Il 74 per cento delle emissioni mondiali (provenienti da animali) è causato dai bovini. Un aspetto dovuto principalmente all’abbondanza di mucche da latte, ma anche alla grande quantità di metano e protossido di azoto liberati dai bovini da carne rispetto agli altri animali. Le pecore contribuiscono per il nove per cento, i bufali il sette, maiali e capre rispettivamente per il cinque e il quattro per cento. Segno che anche le scelte che compiamo a tavola hanno una ricaduta sul cambiamento climatico.

RIDURRE LE EMISSIONI AGENDO SUL MICROBIOTA DEI BOVINI – Si diceva dei bovini, principali responsabili dell’immissione nell’aria di litri e litri di metano. Il gas ha un effetto serra superiore a quello dell’anidride carbonica: aspetto che lo porta a contribuire in modo significativo al cambiamento climatico. Da qui l’idea già coltivata da diverse aziende svizzere, che modificando la dieta degli animali puntano a ridurre le emissioni. Un’ipotesi affascinante, che parte da quanto negli ultimi anni è stato osservato anche nell’uomo. La leva su cui agire è il microbiota, ovvero la «popolazione» di microrganismi che abita il nostro intestino. La possibilità che, modulandone la composizione attraverso la dieta, si riesca a contenere le emissioni di metano, è quella che sta spingendo diverse aziende svizzere a modificare lo schema alimentare dei bovini. Il fine è comune: agire sulla flora batterica del primo dei quattro stomaci della mucca (il rumine) per rendere i cibi più facilmente digeribili. È durante questa fase, infatti, che si forma la maggiore quantità di metano, che fuoriesce poi attraverso la bocca della mucca. Le prime imprese che si stanno mettendo in gioco in questa sfida puntano ad aggiungere un mix di additivi alimentari ai mangimi, ritenuti in grado di attenuare le emissioni.

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Secondo Daniel Bretscher, del centro di ricerca sui cambiamenti climatici dell’Università di Berna, «Per ridurre le emissioni c’è una sola strada efficace: ridurre il consumo di alimenti di origine animale», Foto: iStock

I DUBBI DELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA – Gli agricoltori tengono d’occhio lo sviluppo di questa linea di prodotti e le ricadute che, con l’eventuale diffusione, potranno registrarsi per il loro lavoro. C’è da dire comunque che, al momento, ogni iniziativa sarà portata avanti su base volontaria e dunque non avrà alcun supporto economico da parte dello Stato. Anche perché, all’interno della comunità scientifica, non tutti sono certi dell’efficacia di un simile approccio. Qualche evidenza c’è, ma limitata nel tempo. «Non può bastare un correttivo di questo tipo per ridurre l’impatto dei bovini sul Pianeta – afferma Daniel Bretscher, a capo del centro di ricerca sui cambiamenti climatici dell’Università di Berna -. Per ridurre le emissioni c’è una sola strada efficace: ridurre il consumo di alimenti di origine animale».

Twitter @fabioditodaro

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