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Sostenibili e felici, gli agricoltori dell’Oscar Green

Il denominatore comune è lavorare la terra senza distruggerla: c'è chi nutre le mucche con la sansa, chi traccia la propria carne con Qr Code, chi fa concime biologico coi lombrichi

Mariella Caruso
31 Luglio 2015

Oscar GreenGemma è nata il 1° gennaio ed è l’ultima arrivata nella Fattoria didattica di Cinzia Dolci. Siamo a Ornago, in Brianza, nel Parco del Rio Vallone, dove la famiglia Stucchi, agricoltori da generazioni, ha allargato la sua attività con un’Asinoteca. Gemma, infatti, è un’asinella, ma come sottolineano in Asinoteca, «occorre sfatare il mito che l’asino sia piccolo, testardo e bruttino, perché si tratta di un animale umile, dolce che può far compagnia ai bambini».  L’Asinoteca di Ornago, che ha ottenuto un “premio speciale”, è stata una delle ottanta aziende selezionate da Coldiretti Lombardia per l’Oscar Green 2015, premio speciale promosso da Coldiretti Giovani Impresa assegnato ogni anno alle aziende giovani che danno spazio all’innovazione in agricoltura.

«I giovani cercano sempre nuove sfide e non è vero che la crisi ci ha tolto la speranza, noi giovani agricoltori stiamo scommettendo sulle nostre attività e sul Made in Italy», ha spiegato Stefano Ravizza, delegato giovani Coldiretti Lombardia presentando i vincitori lombardi delle cinque categorie – “Fare rete”, “We green”, “Paese amico”, “Impresa 2.Terra”, “Campagna Amica” – che poi concorreranno all’assegnazione del Premio nazionale.

 L’ECOCHEF DELLE MUCCHE – A dare ragione a Ravizza ci sono le idee che stanno alla base dei premi assegnati in Lombardia. A conquistare la menzione per la categoria “We green” è stato il progetto coordinato dall’Associazione dei produttori olivicoli Lombardia (Aipol) di Brescia con Simone Frusca di Puegnago del Garda, soprannominato “l’ecochef delle mucche”, che nutre i suoi animali con un composto ottenuto dal riciclo degli scarti della spremitura delle olive. Se, da un lato, la sansa delle olive fa sì che gli animali siano nutriti con un prodotto ricco di acidi grassi e polifenoli che svolgono un’azione antinfiammatoria naturale, dall’altra viene garantita lo smaltimento di un sottoprodotto agricolo in maniera ecosostenibile.

TRACCIABILITA’ DEGLI ALIMENTI – Francesco Marchetti di Urgnago ha deciso di tracciare la carne delle sue mucche tramite un Qr code per permettere ai consumatori, attraverso lo smartphone, di sapere tutto su quello sulla bistecca che mette nel piatto: dalla razza alla macellazione passando per il peso alla nascita e l’alimentazione.  «La trasparenza – sottolinea Marchetti – è l’arma più efficace attraverso la quale noi produttori possiamo far capire le qualità del nostro prodotto». Sono “gluten free” i biscotti dell’azienda “I dossi” di Gambolò, nel Pavese. «Abbiamo deciso di affiancare alla nostra produzione di riso e mais questa nuova attività che unisce l’arte della pasticceria a quella agricola – spiega il 27enne Cesare Bazzano – per andare incontro alle mutate esigenze alimentari dei consumatori. Oltre ai biscotti senza glutine facciamo anche marmellate di petali di rose».

Image by © Emiliano Albensi/Demotix/Corbis

L’ENERGIA PULITA PER I FORMAGGI – Sono diciassette le tipologie di caprini, compreso una zola dalla pasta cremosa e un grana a lunga stagionatura, prodotti a Mesenzana, in provincia di Varese, da Valerio Taloni. A caratterizzare la produzione, alla quale Taloni lavora con la moglie utilizzando soltanto latte dei suoi novanta capi, è l’approvvigionamento di energia ottenuta da pannelli solari posti sul tetto del caseificio che l’allevatore ha deciso di continuare a portare avanti dopo la morte del padre, ma cominciando a innovare.

LE ALTRE MENZIONI “GREEN” – In Ponte in Valtellina Daniele Franchetti, dopo aver lasciato il suo lavoro d’ufficio, ha ripreso a coltivare mele, ma ha installato una stazione meteo attraverso la quale riesce a prevedere lo sviluppo di malattie del sul meleto che lo sta aiutando a convertire la sua azienda in biologica al cento per cento. A Pegognana, in provincia di Mantova, quattro amici, hanno riportato in auge una tecnica antica e attraverso l’azione di lombrichi da allevamento trasformano il letame in humus inodore che poi rivendono come concime naturale certificato biologico. A Cantù, infine, l’azienda agricola San Damiano, accoglie durante i periodi estivi e di chiusura delle scuola bambini dai tre anni in su introducendoli nel mondo fatato della frutta.

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