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Scopri se vivi in una città ad alto rischio di stress

Difficile stabilire gli indicatori oggettivi che determinano la qualità della vita nei centri urbani. Ma alcuni parametri sono certi. Dal rapporto annuale di Legambiente si scopre che l'Italia c'è ancora molta strada da fare per vivere sereni in città. Con qualche eccezione

di Sebastiano Guanziroli
10 Gennaio 2011

Una città dove ci si sposta facilmente in bicicletta o con i mezzi pubblici, dove i rifiuti vengono differenziati e raccolti ordinatamente, dove i cittadini hanno a disposizione spazi pubblici ampi e accoglienti. Ecco il modello di città virtuosa, quella dove si vive meglio e si è meno sottoposti allo stress urbano. Eppure le politiche locali italiane ancora faticano a tradurre in pratica questa semplice idea. Scorrendo gli ultimi dati dei rapporti che annualmente vengono elaborati da Legambiente – Ecosistema Urbano, sullo stato di salute ambientale dei comuni capoluogo – e dal quotidiano Il Sole 24 Ore – Qualità della vita, ricerca sulla vivibilità nelle 107 province italiane – emergono alcune analogie: le politiche di incremento della qualità della vita non sono ugualmente diffuse sul territorio nazionale, pochi chilometri di distanza tra una città e un’altra possono significare un passaggio da un mondo a un altro, e soprattutto il cammino verso luoghi urbani sempre più vivibili è tutt’altro che scontato.

Rome from above, album di seier+seier/flickr

«La differenza la fanno le persone, e in particolare gli amministratori locali», afferma Alberto Fiorillo, responsabile delle Aree Urbane di Legambiente. «Purtroppo notiamo che a livello locale c’è uno slittamento verso la mediocrità, dopo la fiammata degli anni ’90 e del movimento dei sindaci eletti direttamente dai cittadini. Per fortuna ci sono meccanismi virtuosi su cui ormai è difficile fare retromarcia, però non si può non vedere come all’estero si proceda con ben altro passo sulla ricerca della qualità della vita», prosegue.  

Times Square, New York, album di Oquendo/flickrA New York, per esempio, il sindaco Michael Bloomberg ha deciso di chiudere al traffico due strade che attraversano tutta Manhattan per destinarle al solo trasporto pubblico, e a breve il progetto diverrà realtà. «Da noi ci vogliono anni, decenni, per intraprendere scelte simili. Alle città straniere invidio la velocità con cui prendono le decisioni importanti», aggiunge Fiorillo.

 

In Italia la linea di divisione tra scelte sostenibili e non, sta soprattutto tra Nord e Sud. Nel Rapporto di Legambiente la prima città del Mezzogiorno in classifica è Salerno, al diciannovesimo posto, mentre tutte le prime posizioni sono occupate da città del Centro-Nord: svettano Belluno in testa, quindi Verbania, Parma, Trento e Bolzano. L’altra divisione, più trasversale, è tra grandi, piccole e medie città, ed è in queste ultime che si vive meglio. I grandi centri si collocano nelle retroguardie: Genova è trentaduesima, Milano sessantatreesima, Roma settantacinquesima e poi ancora Torino, Napoli e Palermo. Risultati simili per la ricerca de Il Sole 24 Ore, con Bolzano, Trento e Sondrio in testa e solo province del Sud in coda. «La divisione c’è, non si può negare», prosegue Alberto Fiorillo, «ma andando un po’ oltre i numeri possiamo vedere come ci siano esempi di buona amministrazione in luoghi governati tradizionalmente male e, viceversa, cattiva amministrazione laddove la politica aveva ben funzionato. Per fare esempi concreti, Salerno e Avellino stanno facendo passi in avanti. A Salerno, a pochi chilometri da Napoli, la gestione dei rifiuti è migliore di quella di molti comuni settentrionali: sono le singole politiche a disegnare il progresso di una città, e la gestione dei rifiuti di Salerno ne è un esempio lampante».

Parco Sempione di Milano, album di Goldmund100/flickr

Va anche detto che quello di “qualità della vita” è un concetto molto soggettivo: le stesse ricerche evidenziano come l’insoddisfazione sia, paradossalmente, maggiore laddove ci sono i servizi migliori. Fiorillo aggiunge, «È vero, ma ci sono anche molti elementi oggettivi: tutte le ricerche concordano sul fatto che la qualità, la fruibilità e l’abitabilità di una città aumentano con l’incremento della mobilità dolce, a piedi o in bici, alla diffusione di car sharing e car pooling che riducono traffico e inquinamento, all’efficienza della raccolta dei rifiuti, all’accesso dei cittadini e a servizi che creano valore ambientale aggiunto e risparmio economico», prosegue il responsabile di Legambiente. «Ci sono tanti fattori che riducono lo stress del vivere in grandi centri urbani: ci ricordiamo com’erano invivibili piazza del Popolo a Roma, piazza Duomo a Milano o piazza del Plebiscito a Napoli assediate dal traffico?», conclude Fiorillo, «camminare liberamente tra strade e piazze è sicuramente un fattore di tensione in meno». Eppure l’istituzione di aree chiuse alle auto provoca ancora oggi grandi scontri, per esempio tra amministratori e negozianti, avallando la falsa idea che una maggior qualità della vita vada a discapito dell’economia e del commercio. I numeri dei Rapporti sui comuni capoluogo di provincia dicono infatti che restano al palo le isole pedonali, le zone a traffico limitato e il verde, si conferma scarsamente utilizzato il trasporto pubblico, mentre crescono le immatricolazioni di automobili. La strada verso città migliori, insomma, è ancora lunga e molto trafficata.

Bicycles in Piazza delle Erbe in Padua, Atlantide Phototravel/Corbis

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