Tutto quello che c’è da sapere sui satelliti Starlink. Ecco come osservarli e informarsi.
Puntini luminosi, messi in fila, che si muovono insieme. Come un piccolo trenino di stelle. Li avete visti anche voi, alzando gli occhi al cielo? No, non si tratta di alcun fenomeno astronomico misterioso: sono i satelliti Starlink, un ambizioso progetto lanciato da SpaceX, l’azienda aerospaziale fondata dall’imprenditore statunitense Elon Musk.
Ma cosa sono esattamente questi satelliti? A cosa servono e perché stanno rivoluzionando il nostro modo di accedere a internet? Starlink nasce con l’obiettivo di fornire connessione internet veloce e stabile in ogni angolo del pianeta, anche nelle zone più remote e isolate, grazie a una vera e propria costellazione di satelliti -migliaia e migliaia- in orbita bassa. In questo articolo scopriremo di più sul funzionamento dei satelliti Starlink, dove vederli, a cosa servono esattamente e quali sono vantaggi e implicazioni economiche e ambientali. Capiremo perché potrebbe essere una delle tecnologie più impattanti del nostro tempo.

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Cosa sono i satelliti Starlink?
I satelliti Starlink sono satelliti artificiali, relativamente più piccoli rispetto a quelli tradizionali. Hanno un peso di circa 260 chilogrammi, e misurano 2,8 x 0,7 x 0,2 metri quando sono chiusi per il lancio. Con i pannelli solari aperti, invece, l’apertura può raggiungere i 10 metri di lunghezza. Queste, le dimensioni delle prime versioni (v1.0), mentre le versioni più recenti, come i satelliti Starlink V2 Mini, sono leggermente più grandi e pesano circa 800 chilogrammi ciascuno.
È stata SpaceX a lanciarli nello spazio, l’azienda aerospaziale fondata da Elon Musk con l’obiettivo di creare una rete globale per fornire connessione internet a banda larga in qualsiasi parte del mondo, anche nelle zone più lontane o difficili da raggiungere con le infrastrutture tradizionali. L’intero sistema è pensato per offrire una connessione stabile e continua, specialmente utile in aree rurali, montane o isolate. In poche parole, quelle dove l’accesso alla rete è spesso limitato o assente.
Una particolarità dei satelliti Starlink è la vicinanza con cui orbitano: lo fanno infatti in orbita terrestre bassa (LEO), a circa 550 km di altitudine. Comunicano tra di loro e con le stazioni a terra per garantire una copertura veloce e a bassa latenza. Per coprire tutto il globo, i satelliti sono posizionati in diverse orbite piane -dette orbital shells-; ogni satellite è dotato di antenne phased-array e propulsori ionici a effetto Hall (alimentati da krypton) per il posizionamento e il mantenimento dell’orbita.
Per accedere alla rete, gli utenti hanno bisogno di un kit Starlink, che include una parabola intelligente -chiamata anche Dishy-, un router Wi-Fi, cavi e supporti per il montaggio. La parabola si orienta automaticamente per trovare il satellite più vicino, con il segnale migliore.
A questo punto, i dati vengono trasmessi dalla parabola al satellite in banda Ku, e ricevuti da un satellite che orbita sopra la zona. È vero che i satelliti sono in movimento costante, ma grazie al numero elevato e a come sono disposti, è possibile ottenere un servizio continuo e senza interruzioni.
Possiamo dunque dire che l’intero sistema funziona come una rete mesh spaziale, in cui i dati vengono trasmessi dai terminali a terra, passano attraverso i satelliti di SpaceX e tornano verso la rete globale, permettendo internet a bassa latenza ovunque ci si trovi. Anche, per dire, nel mezzo del deserto o in mezzo al mare.
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A cosa servono i satelliti Starlink
La ragione principale per cui è nato il progetto, quindi, è tentare di fornire connessione internet a banda larga in tutto il mondo. Non solo nelle grandi città, ma anche e specialmente nelle zone scarsamente servite da infrastrutture tradizionali come fibra o cavi.
Starlink punta a creare una costellazione di migliaia di satelliti in orbita bassa, per fornire questa copertura. E infatti, dai primi 60 satelliti messi in orbita nel maggio 2019 durante il primo lancio operativo, lo scorso anno è stata rincarata la dose con il lancio di oltre 6.400 satelliti. Di questi, circa 5.900 sono ancora attivi: questo rende Starlink la più grande rete satellitare al mondo. E l’obiettivo è ancora più ambizioso: entro il 2027, SpaceX ha in programma di lanciare fino a 12.000 satelliti, con un’estensione futura prevista fino a 42.000.
Qual è uno dei vantaggi dei satelliti Starlink, che li contraddistingue dai tradizionali satelliti geostazionari? È che trovandosi in orbita bassa, garantiscono una latenza molto più bassa. E questo fa sì che siano adatti anche a videogiochi online, chiamate e streaming in tempo reale. In poche parole, gli utilizzi principali per cui serve una connessione particolarmente veloce ed efficiente.
Non solo internet civile, però. Starlink, infatti, è già stato utilizzato anche come supporto in situazioni di emergenza, in contesti che spaziano dai disastri naturali ai blackout di rete fino alla guerra in Ucraina, per ripristinare rapidamente le comunicazioni.
L’azienda di Musk ha trovato applicazione anche in campo militare e industriale. Aziende, mezzi navali, aerei e infrastrutture remote -come miniere o piattaforme offshore- stanno usando i satelliti Starlink per poter usufruire di una connessione stabile.
La sperimentazione, poi, non si ferma. Elon Musk vive con un occhio verso il futuro, e sta lavorando oggi per arrivare a integrare la rete Starlink direttamente con i telefoni cellulari. L’obiettivo è quello di offrire connessione ovunque, senza bisogno di un terminale specifico.

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Come vengono posizionati in orbita?
I satelliti Starlink vengono posizionati in orbita attraverso i razzi Falcon 9 di SpaceX, la stessa azienda che ha ideato il progetto. A bordo di un singolo razzo, vengono lanciati in gruppi -detti batch- fino a 60 satelliti per volta.
Il vantaggio di Falcon 9 è che si tratta di un razzo riutilizzabile: il primo stadio torna a terra -o su una nave drone- dopo aver completato la sua parte del volo. Questo, perciò, contribuisce a ridurre drasticamente i costi di lancio.
Dopo il decollo, i satelliti vengono rilasciati ad un’orbita terrestre bassa. Inizialmente ancora più bassa, intorno ai 300 chilometri di altitudine. Il rilascio è lento, e avviene in modo ordinato un satellite dopo l’altro, così da evitare collisioni e consentire, invece, il corretto posizionamento.
Una volta rilasciati, ogni satellite si avvale del proprio sistema di propulsione ionica -che funziona con krypton, anziché con il più comune xeno- per salire fino all’orbita operativa, che abbiamo detto trovarsi tra i 500 e i 600 chilometri di altezza. Lì si inserisce nella rete orbitale di Starlink, stabilendo connessioni con altri satelliti e con le stazioni di terra.
Ogni satellite è dotato di intelligenza artificiale e capacità di tracciamento per evitare detriti spaziali -un problema che già esiste– e altri satelliti. Come vengono calcolate le traiettorie evasive, quando necessario? Si utilizzano i dati forniti dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

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Quando e come vedere i satelliti
Probabilmente vi sarà già capitato di scorgerli nel cielo notturno: i satelliti di SpaceX sono, di fatto, visibili a occhio nudo. Soprattutto dopo il lancio, quando vengono rilasciati in formazione. Sono riconoscibili come una scia di luci in movimento nel cielo, puntini ben distanziati tra di loro ma che seguono tutti la stessa traiettoria: i satelliti, infatti, si spostano in parallelo tra di loro, creando un effetto di treno di luci.
Se non ci avete mai fatto caso e vi state chiedendo come osservare i satelliti Starlink, quindi, avete diverse occasioni per farlo. Subito dopo il lancio è molto più facile: appena vengono rilasciati in gruppi, possono essere ben visibili per diversi minuti, a volte anche più a lungo a seconda della loro posizione.
Dopodiché, ci sono diversi orari in cui è più facile avvistarli nel cielo. Sono ben visibili soprattutto al tramonto o al mattino presto, quando sono ancora illuminati dal sole mentre la terra è già in ombra. Questo accade poiché la luce del sole li colpisce in maniera diretta, rendendoli visibili da terra.
Si tratta sempre, comunque, di pochi minuti della visibilità. La durata dipende dalla loro posizione: se sono troppo lontani o troppo vicini alla linea di orizzonte, non saranno facilmente visibili. La scia di luci, poi, diventa meno intensa quando raggiungono i 500-600 chilometri di altitudine.
Per osservarli più facilmente, cercate un luogo con il cielo sereno e senza inquinamento luminoso, meglio nelle zone rurali o montane, lontano dalle aree molto urbanizzate. Osservate il cielo negli orari migliori -dopo il tramonto o prima dell’alba- e, per aumentare le vostre probabilità, avvaletevi delle app e dei siti web che permettono di sapere quando e dove osservare i satelliti Starlink. Tra questi, Heavens-Above fornisce una mappa interattiva per scoprire quando passeranno i satelliti nel tuo cielo, mentre Starlink Tracker è specifica per i satelliti di SpaceX.
Satelliti Starlink: costi e applicazioni
Sono migliaia i satelliti su cui si basa il sistema Starlink, perciò la domanda sorge spontanea: quanto costa all’azienda l’intero progetto? Considerate che lanciare ciascun satellite Starlink costa circa 300.000 dollari, grazie alla tecnologia dei razzi Falcon 9. Si tratta di un costo notevolmente ridotto rispetto ad altre opzioni di lancio, e questa è una delle chiavi che permette a Starlink di espandere la sua costellazione di satelliti a un ritmo così rapido e sostenibile. Ad oggi, se consideriamo i costi di lancio e le altre spese operative, la cifra totale investita potrebbe aggirarsi tra i 3 e i 4 miliardi di dollari. Un calcolo approssimativo, certo, ma l’ordine è senza dubbio quello dei miliardi.
Ricordiamo poi che per utilizzare il servizio gli utenti devono acquistare il kit Starlink: anche questo comporta un costo. Il costo iniziale del kit hardware è di circa 499 euro, mentre l’abbonamento mensile è di un centinaio di euro al mese per avere l’accesso al servizio internet. Un prezzo sicuramente più elevato rispetto ad altre soluzioni di connessione, giustificato dall’elevata efficienza operativa in ogni posto del mondo, anche nelle zone sottoservite. Musk, comunque sia, tiene a farci sapere che i costi potrebbero diminuire nel tempo, grazie all’innovazione tecnologica.
Satelliti Starlink: pro e contro per il pianeta
L’avanzamento tecnologico che rappresentano è significativo. Indubbiamente, i satelliti Starlink sono un passo in avanti gigante nel settore delle comunicazioni globali. Questo, però, non li rende esenti da preoccupazioni, anzi: sono tanti i dubbi che fanno sollevare, soprattutto legati all’impatto sull’ambiente e sull’ecosistema spaziale. Non ci resta che valutare pro e contro e fare le nostre considerazioni.
Tra i principali vantaggi, la possibilità di avere accesso a Internet ad alta velocità fino alle zone più remote e rurali, dove le altre infrastrutture non arrivano. Non solo un vantaggio per l’uso domestico, ma una vera e propria rivoluzione che permette di migliorare l’accesso a risorse educative, commerciali e persino mediche. Starlink, poi, offre una connettività più affidabile e rapida, soprattutto nelle aree con problemi di latenza dovuti alla tradizionale rete via cavo.
Da tenere in conto anche le nuove opportunità di business derivate dall’espansione delle reti satellitari. Servizi finanziari, educazione a distanza, e-commerce, streaming: tutte realtà che, altrimenti, non sarebbero accessibili in determinate aree geografiche.
I contro, però, non esitano a farsi sentire. E uno canta più forte degli altri: il rischio per l’inquinamento luminoso è una realtà seria. I satelliti Starlink possono riflettere la luce solare, creando un effetto visibile anche a occhio nudo: questa illuminazione notturna artificiale –ALAN, Artificial Light at Night– è di fatto inquinante. E disturba l’osservazione astronomica, interferendo con il lavoro degli astronomi e con lo studio dell’universo.
Con l’aumento del numero di satelliti in orbita, poi, cresce anche il rischio di collisioni con altri satelliti o oggetti spaziali, creando detriti destinati a rimanere nell’orbita terrestre. Non solo: la crescente congestione dell’orbita LEO potrebbe creare interferenze con il monitoraggio delle condizioni meteorologiche spaziali, cruciali per la previsione di eventi come le tempeste solari.
Un’altra questione riguarda le emissioni dei razzi. È vero che i Falcon 9 sono riutilizzabili, ma questo non li rende green: durante il lancio, non si esimono dal produrre emissioni di gas serra nell’atmosfera. SpaceX sta cercando di limitare l’impatto ambientale, ma per ora sta comunque contribuendo all’inquinamento atmosferico.
Tra le preoccupazioni più sentite, poi, il potenziale controllo delle telecomunicazioni da parte di Musk. Trattandosi di un progetto privato, Starlink solleva interrogativi legati al monopolio delle telecomunicazioni, nelle mani di una singola azienda.
