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Roma: mettiamo un orto (didattico) a Villa Borghese

Due giardiniere-paesaggiste romane hanno un sogno che è anche una buona idea: dedicare uno spazio del parco più noto e antico della capitale alla coltivazione scolastica. Un progetto con forte valenza culturale e scientifica, che potrebbe diventare un esempio per tante altre città

Lia del Fabro
14 luglio 2011

L’orto realizzato negli spazi dell’Auditorium a Roma, foto di Francesca GiampieriColtivare la terra a scuola per imparare a conoscere la natura, stare all’aperto e mangiare in modo corretto? La risposta si chiama orto didattico, un’idea  che sta piacendo sempre di più ed è sempre più diffusa. Tanto che nel nostro Paese si contano numerose esperienze realizzate direttamente dalle scuole, senza parlare di orti e giardini didattici promossi dalle rete Orti di Pace di Pia Pera, o dal progetto Orto in condotta di Slowfood. Perché gli insegnanti sanno benissimo che questo può diventare un formidabile strumento di conoscenza e di apprendimento multidisciplinare. Prima di tutto si possono insegnare in modo empirico alcuni fondamenti delle materie scientifiche come  il riconoscimento di piante e insetti, oppure i diversi ecosistemi e i principi di botanica ed agronomia. Anche il calcolo delle superfici e delle quantità dei semi da utilizzare e dei prodotti raccolti può dare una mano per far apprendere agli scolari in modo diverso la matematica e la geometria. Ecologia e salute alimentare passano attraverso la conoscenza delle varie forme di recupero e di riciclo dei materiali, un’accresciuta sensibilità ambientale, l’introduzione alla biodiversità e alle proprietà dei cibi di stagione, tanto per fare un esempio. E ancora l’orto può diventare una palestra a cielo aperto dove preparare e conoscere i diversi tipi di terreno, seminare, zappare, curare e riprodurre le piante, dove sviluppare  la creatività dei piccoli coltivatori che possono progettare l’orto o un erbaio,  dedicarsi al disegno botanico  e alla fine anche cucinare, conservare o essiccare i prodotti coltivati.

Francesca Giampieri e Elisa Resegotti sono due giardiniere-paesaggiste che lavorano a Roma e dintorni, fortemente convinte delle opportunità offerte dall’orto didattico: «ormai si parla di ecology literacy (alfabetizzazione ecologica) come un tempo si parlava di insegnare a scrivere. L’attenzione e l’investimento nella lotta per vincere l’analfabetismo, ora si impone nel sostenere progetti che promuovono la conoscenza dell’ambiente e la necessità di rispettarlo». Ci credono così tanto da aver presentato al Comune di Roma un progetto di orto didattico da creare nel centro della capitale, proprio nel cuore di Villa Borghese. Francesca Giampieri e Elisa Resegotti, giardiniere-paesaggiste, foto di Francesca GiampieriL’idea è di essere un riferimento per le numerose scuole che, nel raggio di due chilometri, gravitano nella zona. Un orto didattico a Villa Borghese, per  centralità,  bellezza e prestigio del luogo,  potrebbe costituire un esempio virtuoso anche per amplificare la comunicazione e la diffusione di quei principi e valori che motivano la bontà di questo tipo di scelta. «La proposta di destinare a giardino didattico un’area di Villa Borghese», spiegano le due progettiste «ha una forte valenza culturale e scientifica e potrebbe diventare un esperimento da portare come esempio in tutto il mondo, l’ecologia a “km 0” per una vasta area di fruitori. Rappresenterebbe uno spazio vivo e vivente che non è un recinto di contenimento, un ghetto per le scuole, ma una parte integrante del parco. Uno spazio attivo, in mostra e in divenire in ogni suo momento».

L’idea prevede di utilizzare il quarto “giardino segreto” di Villa Borghese, oggi usato solo per il ricovero delle piante, e di realizzare cassoni quadrati o rettangoli per la coltivazione, una sorta di piccole aiuole. Questo consentirebbe di differenziare le diverse coltivazioni e di pianificare la quantità del raccolto secondo le esigenze. Il metodo è innovativo, ecologico e consente di ottenere, con un accorto piano di rotazione, risultati sorprendenti. La gestione rispettosa di un quadrato di terra di poco più di un metro quadrato, aiuterebbe il bambino a assumersi delle responsabilità nella coltivazione e manutenzione del raccolto e a prendere consapevolezza che anche una piccola parcella  fa parte di un ecosistema favorendo così l’osservazione dell’ambiente.

Il progetto di Francesca ed Elisa per ora è in attesa di essere realizzato: «se Alice Waters, la famosa chef californiana, è riuscita a convincere il presidente Obama a riaprire l’orto alla Casa Bianca, noi speriamo di riuscire a convincere le autorità di Roma a destinare il giardino di coltivazione a questa iniziativa per la sua forte valenza culturale e scientifica e anche perché, trattandosi di un parco noto in tutto il mondo, potrebbe diventare quasi un progetto pilota per tutte le altre città», concludono. Forse hanno ragione. Perchè, a ben pensarci, scuola non fa anche rima con aiuola?

L’orto realizzato negli spazi dell’Auditorium a Roma, foto di Francesca Giampieri

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