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Rinnovabili, ma l’idroelettrico è green oppure no?

Secondo uno studio USA nella realizzazione dell’idroelettrico non sono ben valutati i pro e i contro; un report italiano indica invece la necessità di sostenerlo

Andrea Ballocchi
11 settembre 2018

L’energia idroelettrica può generare elettricità senza emettere gas a effetto serra, ma causerebbe danni ambientali e sociali in termini di danni agli habitat faunistisci, di qualità dell’acqua compromessa, di impedimento della migrazione dei pesci, oltre a ridurre il trasporto di sedimenti e i benefici culturali e ricreativi legati ai fiumi. Lo rivela uno studio pubblicato dalla statunitense River Research and Applications. Esso prende in considerazione questi problemi partendo, in particolare, da un progetto in fase di conclusione in California.

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Uno studio pubblicato dalla statunitense River Researchmette in dubbio l’idroelettrico, Foto: Pixabay

IDROELETTRICO, IN USA PREGI E DIFETTI POCO CONSIDERATI – Lo studio americano rivela che non sono adeguatamente esaminati importanti pro e contro nel processo di realizzazione dell’idroelettrico. Ma non si ferma qui: indica opportunità per ridurre gli impatti ambientali negativi dell’idroelettrico senza grandi sanzioni economiche. Secondo l’autore dello studio, Joseph Rand del gruppo Energy and Resources dell’Università della California, ridurre la produzione di energia idroelettrica per ripristinare le condizioni fluviali naturali è spesso considerato troppo costoso dagli operatori, ma tali costi potrebbero essere ridotti sfruttando i mercati dell’elettricità e fornendo servizi ausiliari di regolazione della rete, specialmente nelle regioni con elevata penetrazione di energia rinnovabile come solare ed eolico. Lo stesso Rand segnala anche come i gruppi ambientalisti che sostengono una maggiore naturalità dello scorrere dei fiumi, debbano mettere sulla bilancia anche il valore positivo dell’idroelettrico, sotto forma di riduzione di emissioni di CO2.

Lo studio focalizza l’attenzione anche sulle modalità di autorizzazione di grandi progetti idroelettrici negli Stati Uniti che spesso impone vincoli ambientali come i deflussi fluviali minimi. Questi requisiti sono in grado di ridurre gli impatti ambientali negativi di energia idroelettrica, tuttavia possono comportare un costo di produzione più elevato e minore produzione elettrica. “Durante il processo di rilocalizzazione dell’idroelettrico federale, i partecipanti negoziano questi compromessi ambientali ed economici basati su modelli grossolani, spesso combinando impatti sulla produzione e sugli introiti, trascurando i mercati dei servizi ancillari, ovvero i servizi necessari a garantire la sicurezza dell’intero sistema elettrico, e ignorando le potenziali implicazioni dei gas serra”, segnala.

Per riuscire a esemplificare tutti questi passaggi, lo studio ha preso in esame un progetto di oltre 360 MW in California. Il regime di protezione ambientale riduce la produzione media del 6%, ma aumenta la fornitura di servizi ancillari del 2%. Il ricavo medio totale diminuisce del 3,5% se si rimane sotto i vincoli ambientali utilizzando i prezzi attuali dell’elettricità – e solo dell’1,1% se modellato con i prezzi dell’elettricità stimati al 2030 –. Nel mercato elettrico californiano, segnala lo studio, questa riduzione della produzione di energia idroelettrica viene però sostituita principalmente dal gas naturale, per oltre 30.000 tonnellate di CO2 stimate all’anno. Ma questi pro e contro non sono adeguatamente esaminati nel processo di realizzazione dell’impianto idroelettrico.

IDROELETTRICO IN ITALIA: REGINA DELLE RINNOVABILI, MA NECESSITA DI RESTAURO – Se oltreoceano la situazione non è chiara, in Italia sappiamo che l’idroelettrico ha un’importanza strategica: infatti, assolve al 42% della intera produzione energetica da fonti rinnovabili. Secondo lo studio condotto da Althesys, il contributo dell’idroelettrico è cruciale se si vogliono raggiungere gli obiettivi UE al 2030.

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In Italia l’idroelettrico assolve al 42% della intera produzione energetica da fonti rinnovabili, Foto: Pixabay

“Per farlo è però necessario rinnovare un terzo circa del parco impianti italiano per aumentarne le prestazioni e non perdere 6 TW di generazione”, segnalava in una nota la società di analisi, rilevando che un impianto idroelettrico su tre dovrà essere rinnovato per non perdere un potenziale di quasi 6.000 MW al 2030. Il parco nazionale conta su circa 3.700 impianti, per una potenza di 18,5 GW e una produzione normalizzata di circa 46 TWh/anno. Tra l’altro, fino ai primi anni del dopoguerra erano le centrali idroelettriche a fornire la maggior parte dell’elettricità, “prima che il termoelettrico prendesse il sopravvento”, ricorda Althesys, segnalando che i cospicui investimenti del passato e la costante manutenzione, l’età media degli impianti e i crescenti vincoli normativi ne limitano lo sviluppo futuro. Per superare gli ostacoli e far partire gli investimenti la ricerca di Althesys indica alcune proposte, in linea con le richieste degli operatori, tra cui norme legate al deflusso minimo vitale che tengano conto degli obiettivi energetico-ambientali e delle effettive esigenze dell’habitat a valle degli impianti. La società di analisi elenca diversi benefici ambientali ottenibili con il rinnovamento degli attuali impianti: si va dalla riduzione degli effetti della siccità al contenimento del rischio idrogeologico, alla stabilizzazione delle falde, contando anche su positivi influssi in termini di acquacultura e pesca, oltre che sul turismo.

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