Nell’interazione quotidiana con l’intelligenza artificiale, anche i gesti più piccoli – come dire “per favore” o “grazie” – possono avere un costo invisibile ma concreto. Mentre l’IA si integra sempre più nella nostra vita, è il momento di riflettere su come le nostre abitudini digitali impattano sull’ambiente.
Dire “grazie” a un’intelligenza artificiale può sembrare un gesto innocuo, persino virtuoso. Eppure, ogni richiesta — anche la più cortese — attiva sistemi complessi e assetati di energia. Secondo recenti stime, una semplice interazione con ChatGPT consuma fino a dieci volte più energia rispetto a una ricerca tradizionale su Google, contribuendo a un consumo annuo di oltre 1 miliardo di kilowattora e a un impatto ambientale che non può più essere ignorato. Con milioni di utenti attivi e miliardi di prompt quotidiani, anche la gentilezza digitale diventa parte del problema. In questo articolo esploriamo il paradosso della buona educazione nell’era dell’intelligenza artificiale: perché anche un semplice “grazie” può avere un prezzo salato per il pianeta.

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La cortesia automatica: quando l’educazione incontra l’algoritmo
Siamo stati educati fin da piccoli a dire “per favore” e “grazie”, a considerare la cortesia non solo una forma di rispetto, ma anche una componente fondamentale della convivenza civile. Insegnamenti che ci accompagnano fin dai primi anni di vita e che, con l’avvento della tecnologia, abbiamo inconsciamente trasferito anche alle interazioni digitali. Così, quando ci rivolgiamo a un assistente vocale, a un chatbot o a un modello di intelligenza artificiale, molti di noi si esprimono con la stessa gentilezza che userebbero con un interlocutore umano.
Non è raro, infatti, leggere richieste formulate con garbo — “Potresti aiutarmi, per favore?”, “Grazie per la risposta” — rivolte a un algoritmo che, per quanto sofisticato, non ha né emozioni né coscienza. È un riflesso umano, forse anche rassicurante, che ci aiuta a sentirci meno soli davanti a una macchina che sembra capirci e risponderci in modo naturale. Ma dietro questa cortesia digitale si nasconde un paradosso: quei gesti che nella vita reale costano poco e valgono molto, nel mondo dell’AI generativa comportano un costo concreto — in termini di energia, risorse naturali e impatto ambientale.
Essere gentili, insomma, è sempre una buona idea. Ma quando anche la buona educazione digitale lascia un’impronta ecologica, vale la pena domandarsi se ogni “grazie” rivolto a un chatbot sia davvero necessario.

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Dire grazie a ChatGPT: dietro le quinte di un gesto gentile
Tutto è iniziato lo scorso aprile con un tweet, apparentemente innocuo: l’utente @tomieinlove ha posto una domanda curiosa ma rivelatrice: quanto costa, in termini reali, dire “per favore” e “grazie” a un’intelligenza artificiale? Una riflessione che ha attirato l’attenzione di migliaia di persone e ha persino ricevuto una risposta da Sam Altman, CEO di OpenAI. La sua replica, ironica e ambigua — “Decine di milioni di dollari ben spesi, non si sa mai” — ha fatto il giro del web, lasciando dietro di sé più domande che certezze. Si tratta davvero di una cifra plausibile? E se sì, da dove deriva un costo tanto elevato?
Per capirlo bisogna guardare sotto la superficie. I modelli linguistici di grandi dimensioni (Large Language Models, LLM) come ChatGPT e le sue alternative sono sistemi complessi e assetati di energia, il che vuol dire che ogni volta che un utente scrive una richiesta — anche se è solo una formula di cortesia come “grazie” — l’intero modello viene attivato: i dati vengono elaborati, la risposta generata, e infine inviata al mittente. Tutto ciò richiede una notevole quantità di potenza di calcolo, alimentata da server distribuiti in data center che devono funzionare 24 ore su 24.
Secondo una stima dell’Electric Power Research Institute, una singola richiesta elaborata da ChatGPT consuma in media 2,9 wattora di elettricità, a fronte dei 0,3 wattora necessari per una classica ricerca su Google. Questo significa che un’interazione tramite AI generativa è quasi dieci volte più energivora rispetto a una normale query sul web e se si considera che ChatGPT riceve oltre un miliardo di richieste al giorno, l’impatto complessivo diventa rapidamente colossale.
Inoltre se si pensa che OpenAI ha dichiarato di recente di avere 500 milioni di utenti settimanali globali (in aumento rispetto ai 400 milioni di febbraio), è facile comprendere come l’effetto moltiplicatore sia enorme e come anche a una richiesta un gesto apparentemente innocuo, dunque, come aggiungere un “grazie” o un “per favore”, contribuisce a questa mole di calcoli e processamenti, e quindi al consumo energetico complessivo.
Questo dato invita a riflettere: l’uso di intelligenze artificiali non è neutro dal punto di vista ambientale, e ogni singola interazione, anche la più piccola, si traduce in un costo reale per il pianeta.

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Intelligenza artificiale: impatto nascosto, costi reali
Dietro ogni domanda rivolta a ChatGPT si cela un consumo energetico che va ben oltre la semplice pressione di un tasto ed il report di BestBrokers del gennaio 2025 svela numeri che fanno riflettere: l’intera infrastruttura di ChatGPT assorbe in media oltre 1 miliardo di kilowattora ogni anno solo per gestire le richieste degli utenti. Questa quantità di energia è paragonabile a quella consumata da piccole città, e si traduce in una spesa giornaliera di circa 400.000 dollari in costi elettrici, che, sommati, danno una cifra annua di quasi 140 milioni di dollari. Ma non si tratta solo di meri costi economici: è il segno di un impatto ambientale che cresce di pari passo con l’adozione massiccia dell’intelligenza artificiale nella nostra vita quotidiana.
Inoltre, l’energia elettrica non è l’unico aspetto critico quando si parla di sostenibilità dell’intelligenza artificiale. Dietro il funzionamento di ChatGPT e di altri modelli simili, ci sono enormi infrastrutture di server, sistemi complessi che devono essere raffreddati continuamente per evitare il surriscaldamento.
Il raffreddamento dei data center è una delle componenti più esigenti dal punto di vista idrico dell’infrastruttura digitale globale, eppure spesso viene trascurato quando si parla di sostenibilità tecnologica. Per mantenere operative le migliaia di macchine che alimentano l’intelligenza artificiale, servono quantità impressionanti di acqua, utilizzata per dissipare il calore prodotto dai server e garantirne il funzionamento continuo e sicuro. Secondo uno studio dell’Università della California, Riverside, anche una semplice interazione con ChatGPT ha un impatto tangibile: per generare un testo di 100 parole, il sistema consuma fino a 1.408 millilitri d’acqua — l’equivalente di circa tre bottiglie da 0,5 litri. Perfino una risposta di appena tre parole, un “Non c’è di che”, può richiedere dai 40 ai 50 millilitri.
Questi numeri diventano particolarmente allarmanti se considerati in scala globale e in relazione alle aree del mondo dove l’acqua scarseggia già oggi. In tale contesto, anche un gesto banale come ringraziare un chatbot acquista un nuovo significato: non solo cortesia, ma anche consumo. Una piccola azione che, moltiplicata per miliardi di interazioni, invita a riflettere sull’impronta idrica e ambientale delle nostre abitudini digitali.
Interazioni con l’AI: buone maniere, cattive abitudini
Una piccola curiosità: un’indagine di Entrepreneur ha rivelato che il 67% degli utenti statunitensi di intelligenza artificiale si comporta in modo cortese con i chatbot, e tra questi quasi uno su cinque ammette di farlo per timore di una futura rivolta delle macchine. Questa particolare combinazione di buona educazione e ansia da fantascienza ci racconta molto su come percepiamo e umanizziamo queste tecnologie.
Lungi dal voler demonizzare l’uso dell’intelligenza artificiale, è però fondamentale iniziare a riflettere sulle sue implicazioni ambientali. Come per altri ambiti della vita quotidiana — dal consumo di plastica, al trasporto — anche nel mondo digitale è necessario adottare un approccio più consapevole. Essere educati resta un valore importante, ma forse non è necessario manifestarlo con ogni singolo prompt: riservare le parole gentili esclusivamente agli esseri umani, almeno in questo caso, può diventare una piccola ma significativa scelta di sostenibilità.
Paola Greco

