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Riforestazione, “piantare” alberi senza strategie non basta

Piantare alberi è sempre più considerata un'arma contro la crisi climatica e il surriscaldamento globale. Ma è davvero la soluzione giusta? Basta la piantumazione di nuove foreste per invertire la rotta?

Maria Enza Giannetto
4 Gennaio 2022

Piantare alberi salverà il mondo. La parola riforestazione è sulla bocca di tutti, politici, istituzioni, aziende (che purtroppo a volte la usano semplicemente come una strategia di greenwashing). Ma è davvero questa la chiave di volta per salvare il Pianeta? Basta piantare alberi e affidarsi alla loro capacità di assorbire Co2 e di rilasciare ossigeno affinché il pianeta possa trarne beneficio dal punto di vista delle emissioni e della perdita della biodiversità? Di fatto no, almeno non senza una chiara ed efficace pianificazione.

Piantare alberi e riforestazione

Foto Shutterstock

Riforestazione, significato e benefici

Il significato di riforestazione è, letteralmente, nuova forestazione di un’area originariamente alberata o boscosa e poi privata del tutto o in parte della vegetazione. In pratica è un sinonimo di rimboschimento che, di per sé, è sicuramente un’attività ecologica preziosa, tanto che sono sempre di più le realtà associative che si dedicano alla piantumazione di alberi e le iniziative private nonché le start-up come Treedom che permettono di piantare e adottare un albero nel mondo.

Non significa (solo) piantare alberi

Ma a cosa serve la riforestazione? La questione è molto più complessa e articolata della “semplice” piantumazione di alberi. Non basta, infatti, mettere a dimora più piante possibili per risolvere il problema del Pianeta. Anzi, ci sono casi in cui la riforestazione potrebbe addirittura risultare dannosa. La riforestazione vera a propria ha, infatti,  a che vedere con le relazioni che si innescano tra gli alberi e i vari elementi di un ecosistema. E affinché la forestazione riesca davvero a ricreare un ecosistema o promuoverne uno nuovo, è necessario progettare accuratamente la strategia, prendendo in considerazione le specie, i tempi, le correlazioni e il rapporto tra le piante.

Deforestazione

Foto di roya ann miller / Unsplash

La riforestazione nel mondo

Oggi, di fatto, pare che la riforestazione nel mondo stia dando buoni risultati. Mentre una ricerca del Politecnico di Zurigo ha stabilito quanti ettari servirebbe riforestare per salvare la terra, secondo i dati del Wwf, a fianco agli ettari di superficie forestale recuperata con l’impegno da parte di molte organizzazioni in tutto il Pianeta, ci sono milioni di ettari che spontaneamente stanno tornando a crescere, soprattutto nei paesi sviluppati. Nel dettaglio 28mila ettari è il più grande progetto di riforestazione nell’Amazzonia brasiliana mentre 9.2mln di ettari è la superficie forestale italiana con una crescita dello 0,6% annuo

L’impegno dei Paesi (e di Cop 26)

Il tema della riforestazione ha avuto ampio spazio anche nell’ambito della Cop26 dove si è parlato, appunto, di fermare la deforestazione e si sono raggiunti alcuni accordi sulla questione del rinverdimento del Pianeta. I leader dei Paesi hanno infatti sottolineato i ruoli critici e interdipendenti delle foreste di tutti i tipi, della biodiversità e dell’uso sostenibile del suolo: nel consentire al mondo di raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile; nel contribuire a raggiungere un equilibrio tra le emissioni di gas serra di origine antropica e l’eliminazione da parte dei pozzi; nell’adattarsi ai cambiamenti climatici.

I leader mondiali si sono quindi “impegnati” a lavorare collettivamente per arrestare e invertire la perdita di foreste e il degrado del suolo entro il 2030, garantendo allo stesso tempo uno sviluppo sostenibile e promuovendo una trasformazione rurale inclusiva.

Un’arma contro i cambiamenti climatici

Dalla Cop26, infatti, è venuto fuori, tra l’altro, l’impegno a rafforzare gli sforzi condivisi per: conservare le foreste e altri ecosistemi terrestri e accelerarne il ripristino e ovviamente anche facilitare l’allineamento dei flussi finanziari con gli obiettivi internazionali per invertire la perdita e il degrado delle foreste, garantendo l’attuazione di politiche e sistemi solidi per accelerare la transizione verso un’economia resiliente e che promuova le foreste, l’uso sostenibile del suolo, la biodiversità e gli obiettivi climatici.

Tutto è essenziale per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, compresa la riduzione della vulnerabilità agli impatti dei cambiamenti climatici e il mantenimento dell’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C e il proseguimento degli sforzi per limitarlo a 1,5°C, osservando che la scienza ci mostra che è necessaria un’ulteriore accelerazione degli sforzi se vogliamo mantenere collettivamente 1,5°C a portata di mano.

Foreste e riforestazione

Foto di Marita Kavelashvili / Unsplash

Le critiche alla riforestazione senza progettazione

Tante promesse e proclami di intenti che però possono essere un’arma a doppio taglio. Da più parti, infatti, arrivano le critiche al modo “semplicistico” con cui si parla di riforestazione. Non basta, infatti, piantare alberi per aiutare la terra perché ricostruire gli ecosistemi vegetali, le foreste e i boschi, ripristinare la biodiversità è un lavoro complesso, che si basa su pianificazione e progettazione fatta da professionisti che sappiano studiare adeguatamente quali sono le specie endemiche, e gli alberi giusti da piantare. Il ruolo delle foreste è infatti fondamentale sia per la biodiversità, sia per i servizi ecosistemici e ha grande importanza sugli equilibri climatici.

Le foreste, lo sappiamo, immagazzinano carbonio, producono ossigeno e forniscono una riserva d’acqua per miliardi di persone. E se è fondamentale arginare le bloccare la deforestazione combattendo e mitigando le cause di distruzione e degrado delle foreste come l’agricoltura intensiva, bisogna anche cercare di ricostruire le foreste laddove già sono state distrutte. Si tratta di fatto di un lavoro articolato, che richiede tempi lunghi, investimenti economici, tanto studio e programmazione.

Piantare una sola specie è dannoso

Un esempio su tutti: piantare una sola specie di alberi in una zona è del tutto errato perché può creare danni agli ecosistemi, alle riserve di acqua, all’agricoltura e anche alle persone. Le riforestazione artificiale, se non studiata in modo adeguato, impoverisce la biodiversità locale e può persino mettere in moto una “lotta” per la sopravvivenza tra alberi e agricoltura locale. Inoltre, alcuni studi dimostrano che tutti i benefici di una foresta, come la capacità di assorbire carbonio e produrre ossigeno, nonché proteggere dal dissesto idrogeologico sono strettamente legate allo stato di salute e all’età della foresta: una foresta giovane è sicuramente meno efficace di una foresta originaria.

Piantare un albero

Foto Shutterstock

Riforestazione in Italia nell’ambito del Pnrr

Di fatto, la questione è anche economica. Non basta infatti prevedere finanziamenti per la riforestazione se questi non prendono in considerazione tutta la programmazione nel tempo.  Ma i vari governi si stanno mettendo all’opera anche in questo senso.

Per quanto riguarda la riforestazione in Italia, ad esempio, se qualche anno fa la comunità Laudato sì aveva lanciato l’invito a piantare un albero per ogni italiano, l’impegno istituzionale è al momento nell’ambito del Pnrr.  E’ stato, infatti, appena lanciato l’investimento M2C4-3.1 “Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano”, che prevede, appunto, un piano di forestazione con risorse pari a 330 milioni di euro per “Salvaguardare la qualità dell’aria e la biodiversità del territorio attraverso la tutela delle aree verdi, del suolo e delle aree marine”.

In pratica saranno messi a dimora 6,6 milioni di alberi su una superficie di 6.600 ettari, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini: polmoni verdi nelle aree urbane che consentiranno quindi di avere alleati nella lotta contro l’inquinamento atmosferico, l’impatto dei cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. L’intento è quello di rafforzare così in modo sostanziale le attività di forestazione urbana finanziate dal MiTE per gli anni 2020-2021 con la legge 12 dicembre 2019, n. 141 (cd. legge clima) ,che le Città metropolitane stanno portando avanti.

Il primo target operativo prevede per il 31 dicembre 2022 la messa a dimora di 1.650.000 alberi, un obiettivo ambizioso che vedrà il massimo impegno del Ministero con il  supporto  di ISPRA, dell’Arma dei Carabinieri – Comando unità forestali ambientali e agroalimentari (CUFA), dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e del Centro Interuniversitario di Ricerca “Biodiversità, Servizi Ecosistemici e Sostenibilità” (CIRBISES). Protagoniste le Città Metropolitane, soggetti attuatori dell’Investimento, che per partecipare dovranno rispondere a un avviso per manifestazione d’interesse di prossima pubblicazione. I progetti che le città Metropolitane presenteranno alla valutazione del MiTE dovranno seguire le indicazioni, i criteri e i requisiti previsti dal “Piano di forestazione” che costituisce il quadro di riferimento tecnico-scientifico a livello nazionale.

Maria Enza Giannetto

 

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