Wise Society : Reykjavík, combattere il freddo con il calore della terra
Viaggio nelle città più smart & green del pianeta (6)

Reykjavík, combattere il freddo con il calore della terra

di Rossana Caviglioli
16 Maggio 2016

Appoggiata su una riserva naturale geotermica ricava da essa più del 70% del suo fabbisogno energetico e punta a ridurre drasticamente le emissioni entro il 2050.

Come un drago di una favola nordica, Reykjavik, piccola capitale dell’Islanda, è distesa sopra un immenso tesoro: la geotermia. Situata proprio sul percorso della dorsale medio atlantica, sede della più grande catena montuosa del pianeta, l’isola è uno dei luoghi più ricchi al mondo di vulcani, fanghi termali e geyser. E ha imparato a usarli, oltre che per fini turistici, per contrastare i gelidi inverni locali, incanalando il calore della terra negli impianti di riscaldamento e imbrigliandolo per produrre elettricità.

Reykjavik vista dall'alto

Reykjavik una città alimentata grazie alla geotermia by iStock

L’uso della geotermia in Islanda

L’uso attento di questa risorsa, che il paese ha iniziato a sfruttare in modo massiccio a partire dagli anni ’70, fa sì che oggi questa vivace città di 120mila abitanti utilizzi per più del 70% del suo fabbisogno l’energia proveniente dal suolo. Una fonte rinnovabile sufficiente a illuminare in modo costante le strade della città, riscaldare le serre che producono la maggioranza della frutta e della verdura coltivate nelle vicinanze e rifornire di acqua calda le molte piscine all’aperto, sfruttate dalla popolazione anche durante i mesi freddi.

Secondo le stime del network C40 Cities Climate Leadership Group, grazie alla geotermia la città ha evitato di emettere nell’atmosfera, dal 1944 a oggi, più di 130 milioni di tonnellate di anidride carbonica, con una media di circa quattro milioni di tonnellate risparmiate ogni anno dal 2006. Un’altra fetta considerevole dell’elettricità consumata in tutta la nazione (circa il 17%) proviene dalle centrali idroelettriche mentre l’uso delle energie fossili, che vengono utilizzate al 70% per i mezzi di trasporto, è già oggi molto marginale. La città punta però ancora più in alto: l’obiettivo è di ridurre le emissioni del 35% rispetto ai livelli del 2007 entro il 2020 e del 73% entro il 2050.

Reykjavik

Foto iStock

«Ogni casa, istituzione e ufficio commerciale è stato connesso a un sistema di climatizzazione geotermico. Abbiamo costruito la più grande rete di riscaldamento di questo genere al mondo» ha dichiarato Jón Gnarr, sindaco della città dal 2010 al 2014. «Se Reykjavik non avesse deciso di riscaldare tutte le case della città in modo sostenibile il nostro obiettivo di abbattere le emissioni di gas serra sarebbe oggi molto più complicato da raggiungere».

Il problema della mobilità

L’ostacolo principale ai traguardi fissati per il 2050 è al momento il trasporto urbano. A dispetto delle piccole dimensioni, Reykjavík concentra sul suo territorio due terzi dell’intera popolazione nazionale e la quasi totalità delle facoltà universitarie e delle istituzioni politiche e culturali da cui dipende il resto del paese. La seconda città, Akureyri, nell’estremo nord, non supera i ventimila abitanti mentre tutti gli altri centri sono sotto i 5mila, privi di rete ferroviaria e scarsamente serviti dai trasporti pubblici. Come conseguenza il popolo islandese, soprattutto quando deve uscire dalla capitale, fa un uso intensivo delle automobili (l’Islanda ha un numero pro capite di macchine tra i più elevati del mondo) e dei collegamenti aerei.

Arrivano i veicoli a biogas

Per aggirare il problema, le autorità locali stanno tentando di incentivare l‘uso di mezzi di trasporto alimentati con il biogas, proveniente dalle discariche del paese. Tra il 2005 e il 2007 il Municipio di Reykjavík ha deciso di aggiornare il parco dei veicoli pubblici, sostituendo buona parte dei bus, dei camion per lo smaltimento dei rifiuti e delle macchine a uso pubblico con veicoli a biometano. Gli incentivi ai privati introdotti nel 2011 hanno fatto il resto. Secondo i dati del programma Intelligent Energy Europe (IEE) della Commissione Europea, l’aggiornamento del parco macchine ha evitato l’immissione nell’atmosfera di più di 1300 tonnellate di CO2 e il consumo di 590mila litri di petrolio

Blue Lagoon, Reykjavik by iStock

Blue Lagoon, Reykjavik – Foto iStock

Islanda e turismo green

Anche il turismo, una fetta sempre più consistente del bilancio del paese, sta diventando green: l’Islanda intende sfruttare le proprie innovative centrali elettriche anche da questo punto di vista. In parallelo alle visite alle attrazioni tradizionali, come le fonti calde della Blue Lagoon, uno degli stabilimenti termali più famosi al mondo, si stanno sviluppando percorsi che mostrano ai visitatori il meglio della tecnologia islandese. Alcune agenzie di viaggio, come Extreme Iceland, offrono già dei pacchetti “tour energie rinnovabili”, con visite alle centrali e alle serre alimentate a calore geotermico (e pernottamenti in campeggi “a impatto zero” in stile vichingo). Uno degli impianti già aperti al pubblico è l’Hellisheiði Power Plant, a poca distanza dal centro della capitale, che ha già dato il via ai tour guidati in islandese, inglese, francese, tedesco, spagnolo, cinese e giapponese, con tanto di presentazione multimediale che spiega il funzionamento dell’intero processo.

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